LA SFIDA CON L’ONDA

La nostra vacanza e’ agli sgoccioli, iniziato il countdown verso il rientro. Sabato si torna alla base. Alla cattività metropolitana, all’afa impietosa, all’asilo del Patato, al faccia a faccia col vero volto del mio anno sabbatico.
In queste settimane, davvero volate via come volano sempre le cose belle, abbiamo avuto la fortuna di di godere di una tregua dalla vita vera. L’unica cosa che adesso conta e’ che ce la siamo goduta.
Mio figlio diventa grande e so che, tra non molto, mi piomberà addosso una grande nostalgia di questi tempi, quando il Patato può ben essere definito tale, senza cadere nel ridicolo vezzeggio del cuore di mamma. Sta crescendo in fretta, come tutti i cuccioli che ti distrai un attimo e li ritrovi quasi adulti.
Ieri pomeriggio sul tardi, mentre il sole iniziava a dare un po’ di tregua, mio figlio ha avviato la sua personale sfida con le onde sulla riva del mare. Questo puffo di ottantacinque centimetri, magrolino, nel suo costumino della taglia di un anno fa, stava li’ ad aspettare l’onda che si infrange sui sassi. Immobile e saldo nel suo baricentro, o andandole incontro, con stampato sulle labbra il sorriso più furbo del mondo. E ruggiva, letteralmente, ogni volta che l’onda arrivava e la sfida era vinta: rimanere in piedi contro la forza del mare. E’ un puffo mio figlio, ma un puffo Leone, sempre più evidente col passare dei giorni.
Alla fine della sua battaglia si accoccolava, tutto soddisfatto, tra le gambe del papà, a sua volta preso da un momento di revival musicale “perche’ la vita e’ un brivido che vola via, e’ tutto un equilibrio sopra la follia” (* cit) e, indicando il cielo al tramonto, esclamava deciso “LUNA!”

* cit. da “Sally” – Vasco Rossi 1996

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IL SONNELLINO AUTOGESTITO

Allora e’ vero. Quando ti dicono che arrivano momenti in cui inizi a vedere la luce in fondo al tunnel. Quando vedi che tuo figlio con piccoli, quasi impercettibili, segnali diventa grande. E non sono tanto – o non solo – le tappe più tipiche, o quelle che gli adulti considerano tali (camminare, mangiare da solo, parlare), quanto quegli eventi che costituiscono un simbolico punto di rottura con “prima”, un segnale di evoluzione di situazioni spesso problematiche, segnate da lunghi mesi di fatica e punti interrogativi.
“Poi cresce” ti dicono tutti. E in quel “poi cresce” sono racchiuse grandi speranze per tuo figlio. L’attesa di vederlo diventare consapevole di se’ stesso nel mondo. E si e’ convinti che questi grandi obiettivi si raggiungano grazie a piccoli, graduali passi.
Come dormire di più e meglio, senza necessita’ del costante intervento di mamma e papà. Da qualche giorno il Patato sembra aver trovato il modo di gestirsi (quasi) autonomamente il sonnellino pomeridiano. Arriva all’ora di pranzo sensibilmente provato dalla vita di spiaggia, tra travasi, corse, bagni. Alle undici e trenta al massimo scatta la ritirata verso casa, che se no rischiamo il tracollo pre-pranzo con conseguente digiuno per sfinimento. Adesso si mangia tutti insieme, per fortuna, grande regalo delle vacanze. Ed ecco che, terminato il pasto, dopo qualche minuto di gioco tra il soggiorno e il balcone, il Patato raduna le ultime forze per reclamare a gran voce “CIUCCIO!” e poi salire sul divano, dove, appoggiando la testina sul cuscino, piano piano si abbandona al meritato riposo. Con un librino in mano, visto che pare ben indirizzato verso le letture. Passano pochi minuti ed ecco che gli occhi si chiudono, il respiro diviene più profondo ed entra a buon diritto nel suo mondo dei sogni.
E i genitori li’, a guardarlo inebetiti, come fosse il più bel miracolo mai realizzato su questa terra.

P.S. Pareva troppo bello che il trend positivo si confermasse stabile per tutti i giorni successivi. Oggi l’addormentamento pomeridiano si e’ rivelato ben più complesso e articolato. Il divano non e’ stato sufficiente, si e’ reso necessario l’intervento della mamma 🙂

PRIMA EDUCHIAMO I “GRANDI”

Si e’ sempre sostenuto che la strada e’ metafora della vita. Infatti. Vorrei fare un appello, visto che in questi giorni, ogni volta che usciamo di casa, ci tocca prepararci psicologicamente ad affrontare l’elevata probabilità della scivolata sull’ultima cacca fresca di deposito.
Appena arrivati, proprio scendendo dall’auto parcheggiata dopo lo scarico dell’epico trasloco, mio marito e’ stato per la prima volta baciato dalla fortuna. Dicono porti bene e, allora, buona vacanza!
Ormai, nel percorso abituale verso la spiaggia, abbiamo costruito una mappa mentale con le indispensabili deviazioni per non incappare nell’indesiderato regalo quotidiano, ma ovviamente gli aggiornamenti sono caratterizzati da una incessante variabilità, altro che le mappe del Tom Tom.
Ricordavi da ieri sera il posizionamento sul lato sinistro del marciapiede, subito dopo la curva all’uscita del sottopasso e stamattina ti trovi irrimediabilmente inguaiato proprio nel mezzo della carreggiata. Col passeggino forse solo con una manovra da pilota di formula uno potresti sperare di schivare l’ostacolo.
Non posso davvero lamentarmi di nulla rispetto all’accoglienza e ai servizi che la località offre ai villeggianti, in questo periodo dell’anno proprio a misura di bambino. Il fenomeno della cacca per strada sta, pero’, assumendo proporzioni al di la’ della decenza.
Mi verrebbe da chiedere all’amministrazione comunale di curare meglio la pulizia dei marciapiedi, ma evidentemente il problema ha diverse origini e non sarebbe comunque completamente risolto, se non forse pattugliando ventiquattro ore su ventiquattro tutte le strade cittadine, con operatori dedicati solo a questo ingrato compito.
Non ho nulla contro i cani. Anzi, mi piacciono davvero molto.
Ma contro alcuni dei loro padroni, a volte, purtroppo si.

PICCOLE MERAVIGLIE D’ESTATE (in ordine sparso)

Le stelle nella notte, quando non e’ troppo freddo per guardarle
La merenda col cestino di ciliegie appena lavate
Il sole sulla spiaggia verso l’ora del tramonto
Il gelato più buono del mondo sotto casa
Il profumo del bucato steso al sole, asciutto in un paio d’ore
La siesta abbracciati, nella silenziosa penombra pomeridiana
Tuo figlio che conta i sassolini sulla riva del mare
La colazione domenicale poco dopo l’alba, con le brioche del pasticciere appena sfornate
Il grido dei gabbiani anche di notte
Le illuminazioni nel blu, oltre ogni tempo e luogo
L’odore del mare nell’aria umida del mattino, appena apri le finestre
Una piccola meraviglia ogni giorno e’ quello che ci tiene in vita

ROULETTE IN CUCINA

Sono poche le certezze alimentari relative a mio figlio.
La prima e’ che tutto si può dire, tranne che abbia una grande passione per il cibo.
La seconda e’ il prosciutto.
Sin dalla nascita si e’ visto che alimentarsi non pareva essere esattamente tra le sue priorità. Ha passato i primi giorni di vita dormendo senza sosta, neppure sfiorato dal pensiero che le cose erano un pochino cambiate rispetto ai nove mesi precedenti, motivo per cui avrebbe dovuto fare qualche maggiore sforzo per sopravvivere.
Non c’era verso di farlo attaccare al seno, con la conseguenza che dopo settantadue ore di inutili tentativi, esperimenti col tiralatte e (mie) lacrime a profusione, si e’ unanimemente deciso di passare al biberon.
Da quel momento in poi la strada era sembrata, tutto sommato, in discesa, almeno fino all’inizio dello svezzamento. Dopo un avvio oggettivamente incoraggiante, con buona accettazione del cucchiaino e della prima frutta, le cose si sono gradualmente complicate. La scorsa estate il Patato aveva improvvisamente smesso di crescere: per diversi mesi il suo aumento ponderale e’ stato pari a zero. Le difficoltà di fargli accettare decentemente i pasti paragonabili all’ascesa al K2. I medici hanno iniziato ad ipotizzare intolleranze o allergie alimentari, programmando visite specialistiche ed esami, iter non esattamente auspicabile per nessuno, men che meno per un bimbo di un anno.
Fortunatamente, alla fine tutto sembra essersi concluso per il meglio, confermando in ogni caso che il rapporto Patato – alimentazione conosce trend altalenanti e contrapposti.
Periodi di sufficiente espansione esplorativa, subito seguiti da giornate di sciopero della fame, nelle quali, davvero, a nulla valgono i tentativi di proporre il cibo preferito.
D’altra parte, le sue stesse preferenze alimentari continuano ad essere qualcosa di estremamente variabile e imprevedibile. Siamo passati ormai da numerosissime e flessibilissime stagioni d’oro: prima quella della pastasciutta, poi quella del risotto, soppiantata poi dalla pizza (che non masticava neppure, onde non perdere troppo tempo). E’ stata poi la volta dei secondi piatti, della bruciante passione per il salmone, sostituita senza preavviso dal pollo arrosto e dagli involtini di vitello. Grandi abbuffate di uova sode e frittate, qualche giorno dopo sdegnosamente rifiutate alla sola vista. Neppure il gelato e’ rimasto a lungo in pole position.
Credo che il processo possa essere considerato, tutto sommato, normale. Gusti in fase di costruzione che richiedono test a ripetizione, successive conferme o smentite.
Con una, sola, costante ed incrollabile certezza: il prosciutto crudo.
Difficilmente mio figlio sarà mai vegano 🙂

WELCOME TO THE BEACH JUNGLE

Quelli che sotto il sole dodici ore al giorno, se no non e’ mare.
Quelli che sotto il sole dodici ore al giorno anche il pargolo neonato, e si domandano perché la povera creatura continui ad urlare disperata.
Quelli che montano la piscina in spiaggia che, se no, la prole di sei mesi come vive? Alla faccia degli sterminati spazi liguri (e alla faccia nostra).
Quelle che gli stivali sempre e comunque, che le infradito non sono abbastanza trendy.
Quelli che in costume anche con quindici gradi e la pioggia incombente, dopo tutto siamo al mare.
Quelli che il bagno fino alla morte, letteralmente parlando, per congelamento, visto che quest’anno l’Artico e’, probabilmente, un filo più tiepido.
Quelli che utilizzano come WC, per l’amato figlioletto di quattro anni abbondanti, la sabbia tra gli ombrelloni altrui che, povera creatura, il bagno a venti metri e’ davvero irraggiungibile.
Essendo madre dovrei comprendere, mediare, tollerare. Dovrei impegnarmi per sviluppare e far crescere queste doti.
Magari anche no.

NONNI BABY SITTER? SI’, NO, FORSE

La spiaggia continua a pullulare di nonni, con nipoti di un po’ tutte le età. Sembra ancora una volta confermata la regola per cui l’organizzazione della maggioranza delle famiglie italiane regga in qualche modo grazie alla loro presenza e alla totale disponibilità ad accudire i propri discendenti full-time, manco fosse un secondo lavoro dopo la meritata pensione.
Io non ho avuto il problema di scegliere se affidare mio figlio a nonni o ad altri, considerando il fatto che il parente più prossimo non risulta rintracciabile se non ad una cinquantina di chilometri di distanza. Al momento di piazzare il Patato in mani diverse da quelle genitoriali, non ci sono, quindi, state altre opzioni se non quelle di Tata e asilo nido. Con tutti i problemi, pro e contro, che ciò comporta, dalla scelta di una persona/struttura idonea, alla necessita’ di instaurare con il “soggetto estraneo” rapporti di fiducia.
Ciò nonostante, anche osservando esperienze di altre famiglie che, invece, hanno avuto la possibilità di lasciare full time la prole a genitori e suoceri, mi e’ capitato di farmi qualche domanda sulla effettiva opportunità di questa scelta.
Qualcuno, giustamente, mi dirà che non sempre di scelta si tratta, quanto dell’unica opzione reale che permetta di tenere in equilibrio il bilancio familiare. Punto.
Ma, in altre circostanze, a me l’interrogativo nasce spontaneo.
E, ovviamente, non sto parlando del contributo affettivo dei nonni nei confronti dei nipotini, cosa chiaramente al di fuori di qualsiasi discussione e di primaria importanza. Sto parlando di tutta quella serie di impegni, attività, stimoli, ENERGIE che inevitabilmente sono necessari per la gestione di creature neonate e fino ai primissimi anni di vita. Da un certo punto in avanti, probabilmente, le cose cambiano e anche la routine con le piccole pesti potrebbe diventare un po’ più “tranquilla” e stanziale. Ma prima…
Qualche settimana fa ero ai giardinetti col Patato che, seduto in beatitudine sulla sua altalena, mi lasciava qualche istante di tempo per darmi un’occhiata intorno. Ed ecco che compare un signore di mezza età con la nipotina nel passeggino. La bimba avrà avuto circa un anno, già si reggeva sulle sue gambine incerte e mostrava l’impaziente, tipica curiosità di esplorazione del mondo circostante, indicando insistentemente alcuni motorini colorati parcheggiati li’ vicino da un gruppetto di ragazzi. Nel tempo in cui sono rimasta li’, le uniche frasi sentite pronunciare dal nonno, tipo mantra a ripetizione, sono state: “Tu sei piccolina, puoi restare solo sull’altalena…Tu piccolina sei, la moto te la compra papà quando cresci…”
Ovviamente la bimba E’ PICCOLINA, e un giro in moto non sembra consigliato, così pure il bungee jumping e altri sport estremi, ma quanto a stimoli mi e’ venuto da pensare che ci fosse qualcosa su cui riflettere.
Spesso mi e’ capitato di vedere nipoti che sembrano “portare a spasso i nonni”, quando dovrebbe ben essere il contrario. E questa cosa, confesso, un po’ mi disturba.
Voi che ne pensate? Io attendo le reazioni di sdegno dell’ASSOCIAZIONE NONNI D’ITALIA 🙂

LA MERAVIGLIA DELL’ACQUA

Dal momento in cui e’ arrivato in questo mondo il Patato ha sempre mostrato una grandissima attrazione per l’acqua. Sin dai primi giorni di vita e dai primi bagnetti, per mio figlio l’immersione ha sempre avuto il sapore di qualcosa di magico. Ho alcune foto che ritraggono un neonato minuscolo che nella sua vaschetta si abbandona, ad occhi chiusi, ad un massaggio ristoratore alla fine della giornata.
In famiglia abbiamo sempre cercato di assecondare questa bella relazione, anche vivendo tutti insieme la meravigliosa esperienza di un corso di Watsu alle terme di Montegrotto. Il Patato all’epoca aveva nove mesi e, sarà stato un caso, dal giorno successivo a quel magico fine settimana ha iniziato a volersi alzare in piedi da solo e a provare i primi incerti passi.
In occasione delle vacanze al mare la sua grande passione si e’ sempre più confermata. Lunghi minuti a contemplare le onde, a lanciare sassolini sulla battigia, i primi bagni nell’acqua salata con mamma e papà. Oggi più che mai, a grandi passi verso la fine del secondo anno di vita, la forte attrazione di mio figlio trova continuamente nuove conferme.
Qualsiasi rubinetto aperto e’ occasione di meraviglia e di gioco (nonché di disastro domestico, abitualmente!), la corsa verso il mare il più bel regalo delle sue giornate di vacanza.
Non parliamo, poi, della magia ipnotica dei giochi d’acqua colorata delle fontane. Grandi o piccole che siano, rappresentano sempre un momento di estasi senza confronti, con il suo sguardo azzurro e felice perso tra gli spruzzi.

AMICI DI SPIAGGIA

Ammetto che la mia concezione di vita da spiaggia ideale abbia molto poco a che fare con le chiacchiere casuali con il vicino di ombrellone, quanto più con pace e silenzio, contemplazione dei colori del mare e del ritmo delle onde, del sussurro del vento, in compagnia di un bel libro.
Ma questo accadeva in un’altra vita.
Dalla nascita del Patato anche il concetto di vacanza si e’ inevitabilmente modificato, così come sono necessariamente cambiate in questi mesi le mete dei viaggi e la loro frequenza.
Mio figlio e’ ancora indiscutibilmente piccolino e da un certo punto di vista sarebbe poco sensato lanciarsi in spregiudicate interpretazioni sulla sua predisposizione alla vita sociale. In ogni caso, almeno per ora, non sembra aver ereditato molto dalla madre (e per sua fortuna, dico io!). Pare essere un bambino mediamente socievole, per quanto lo si possa essere in un’eta’ naturalmente caratterizzata dall’egocentrismo più spinto. Il suo essere al centro del mondo non gli preclude affatto significativi contatti con i suoi simili. E’ pure probabile che la frequenza dell’asilo nido, a partire dall’anno di vita, abbia agevolato lo sviluppo di questa attitudine. Non mi ha mai, infatti, molto convinta la teoria per cui i bimbi piccoli, almeno fino ai tre anni, non sarebbero realmente in grado di interagire coi loro coetanei. Per lo meno, questo non mi sembra il caso di mio figlio. Naturalmente, il tutto va rapportato e proporzionato all’età della creatura e non credo certo sia possibile pretendere che prenda ordinatamente parte ad una partita a Risiko. Ci sono ragguardevoli vie di mezzo.
Il Patato riesce a condividere con la sua piccola vicina di ombrellone, un annetto più grande di lui, la gestione di secchiello, paletta e formine, chiaramente cogliendo il momento giusto per entrambi. Leggermente più difficoltosa l’organizzazione degli accordi su come e quando versare nella sabbia, e su tutto quanto capita a tiro, l’amatissima acqua.
Certamente si tratta di una relazione basata su equilibri fragili e precari, pronti a crollare al primo cambio di umore bambinesco.
Ma siamo così sicuri che nel mondo dei grandi le cose vadano poi tanto diversamente?!