APPUNTI SPARSI d’AGOSTO

Stamattina c’erano qualcosa come 13 gradi, ora 16 con vento da nord. Come sempre ho visto gente in maglietta. Secondo me stanno male, ma contenti loro.

La novità del corrente hanno scolastico è che mio figlio inizia le lezioni, un giorno alla settimana, nientepopodimenochè alle ore 7.30. Tra un po’ sarà ancora buio. Stamattina, nonostante il gelo, dopo ventiquattrore di pioggia ininterrotta, c’era il sole e quella splendida luce delle mattine d’estate (non sembra, ma alla fine siamo ancora al 21 agosto).

Mia suocera ieri mi ha detto che in Italia si muore ancora di caldo, di umidità e appiccicume. Tutto sommato credo di aver scavallato l’età in cui si preferiscono i 15 ai 35, anche se non sono sicura di esserne particolarmente orgogliosa.

Ciò che è certo è che fare ogni tanto colazione da soli la mattina è una figata pazzesca. Io all’alba fatico a mangiare e ho deciso che non è umanamente compatibile ingozzarmi di qualcosa prima delle 7.30. Ho rimandato, godendomi il silenzio e la luce del sole che pian piano inondava la stanza.

Cercavo un bandolo della matassa che, come al solito, non sono riuscita a trovare e sono sicura che quando il Buddha disse: “Io sono sveglio” intendesse qualcos’altro rispetto alla mia condizione media mattutina, non solo quella dell’alba.

In compenso mio figlio ha ricostruito l’Acropoli di Atene coi Kapla, giusto per non scordarci del tutto da dove veniamo e dove andiamo (e che l’estate era una concreta realtà in tempi estremamente recenti). Ha detto che dovrà rimanere dov’è fino alla prossima visita della nonna. Con buona pace del lavoro dell’aspirapolvere.

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ZURIGO CON GLI OCCHI DI CHI LA VIVE: Carlotta – intervista

Questa settimana ho avuto la sempre interessante ed eccitante esperienza di un’intervista per il Blog del portale di Rolling Pandas: mi è stato chiesto di raccontare qualcosa sulla vita a Zurigo con gli occhi di chi ci abita, cosa che mi riempie sempre di grande soddisfazione. Se vi va, la potete leggere qui.

Intanto, sempre per restare in tema Zurigo e luoghi da visitare, oggi racconto di un luogo parecchio noto in città, ma che io ho scoperto direttamente solo di recente: il mercatino dell’usato che si tiene (da maggio-a ottobre) nella piazza di fronte all’imbarco dei battelli.

Il mercatino dell’usato del sabato a Bürkliplatz è un classico zurighese della bella stagione. Non ci avevo praticamente mai messo piede fino a poco tempo fa, trascinata dalla furia collezionista di monete della Creatura.
Ho scoperto un piccolo universo parallelo che meritata un’occhiata osservatrice, anche se tendenzialmente i mercatini delle pulci non sono il mio ideale di passeggiata del sabato pomeriggio. 
Si trova di tutto e di più, antiquariato e modernariato di tutti i tipi, dai quadri dall’abbigliamento alle scarpe, dalle tazze ai francobolli, dalle monete ai campanacci per mucche. Passando per gioielli e bijoux, strumenti musicali, stampe e vecchie targhe americane, libri, CD, e chi più ne ha. Praticamente impossibile classificare in modo completo le categorie merceologiche.
Ma la cosa più interessante è sicuramente il mix di varia umanità che si incontra passeggiando qui e là. Di tutti i generi e tipi, che io non fotografo perché non amo fotografare le persone (bisogna esserne capaci), ma che davvero da sole meritano una visita. Meglio di una sfilata di moda 😉

ATENE

Mi ci è voluto un quarto di secolo di frequentazione di isole greche per arrivare – finalmente – meglio tardi che mai – ad Atene.

Sicuramente il soffocante ritornello “sporca, caldissima, caotica” ha lasciato qualche traccia, conscia o inconscia.

Questa volta siamo praticamente stati “obbligati” a passare da Atene, e nonostante parecchie perplessità climatiche pareva assai brutto non fermarsi un paio di giorni, almeno per dare un’occhiata all’indispensabile.

E’ difficilissimo dire qualcosa di completo, sensato, definitivo di questa città. Non ci proverò neanche.

Caldo fa caldo. Ma, almeno nei giorni in cui siamo passati noi, l’estate a Milano è molto peggio. Vanno dosate energie e messa in conto parecchia acqua, oltre ad un programma che vi consenta di salire all’Acropoli il più tardi possibile (considerando che alle 20 chiude). Indispensabile una guida che vi spieghi il senso di ciò che state vedendo per Museo e sito archeologico.

(Per chi fosse interessato, ho un ottimo contatto in lingua italiana, soprattutto per chi viaggia coi bambini).

Ci sono quartieri strettamente turistici (Plaka, ai piedi dell’Acropoli), quartieri centrali non solo turistici (piazza Syntagma, Monastiraki), quartieri centrali multietnici in cui vi sembrerà di stare ovunque ma non in una capitale europea, quartieri off limits dove vi diranno di non sognarvi neppure di avventurarvi (anche se attaccati al centro).

La crisi, la povertà, una città che in ampie zone cade letteralmente a pezzi è un dato di fatto (che spezza il cuore). Che il vero spirito del luogo sia qualcosa di discretamente diverso da ciò che si può abitualmente pensare per una città europea, pure. Un giro veloce al mercato coperto di carne e pesce (con annesso trauma per i più piccoli, e deciso passo verso il veganesimo stretto per gli adulti) vi convincerà definitivamente che certe convenzioni geografiche nord/sud-est/ovest sono, appunto, solo convenzioni.

Ci vivrei? No. Il sottofondo di rumore incessante, forse solo quello, potrebbe mandarmi al manicomio in qualche giorno. Troppo “altro”, troppo diverso dal silenzio di Zurigo (sempre Europa, per la geografia), troppo traffico, troppo smog, troppa folla.

Però sicuramente un luogo da vedere e in cui magari tornare, con calma, più volte, per visitare con calma quel patrimonio immenso che certamente è impossibile da afferrare in un paio di giorni.

QUESTIONI ECOLOGICHE

(Immagine http://www.rinnovabili.it)

Quest’anno, in occasione della festa di fine anno, la scuola di mio figlio, che tradizionalmente organizza un buffet internazionale con il contributo dalle famiglie degli alunni, nonché una grigliata di salsicce tipiche svizzere ;-), ha chiesto che le stoviglie fossero portate da casa da ciascun partecipante all’evento, al fine di ridurre l’impatto ambientale dato dall’utilizzo di prodotti di plastica monouso.

L’idea mi è piaciuta molto. Ci si pensa, spesso non abbastanza, a volte meno, ma l’utilizzo di piatti, bicchieri e posate per qualche centinaio di persone in occasione di situazioni come questa produce una quantità considerevole di rifiuti non compostabili e non riciclabili. Sono del parere che la cosa in assoluto più importante da fare quando si utilizzano prodotti di plastica – di qualunque tipo essi siano – sia il corretto smaltimento secondo le regole vigenti nel luogo ove ci si trova. Al momento, credo di essere abbastanza convinta che l’abolizione del 100% dei materiali in plastica sia utopistica, e ferma restando la necessità di continuare il percorso per ridurne per quanto possibile la produzione, sia vitale il tentativo di evitarne l’abbandono e la dispersione nell’ambiente che determina i principali fenomeni di inquinamento di cui oggi tutti conosciamo gli effetti nefasti.

E’ anche abbastanza chiaro come non sia affatto semplice e scontato trovare alternative adeguate a prodotti prima realizzati in plastica: qualche tempo fa ero al supermercato con mio figlio e, passando di fianco agli scaffali delle stoviglie monouso, abbiamo notato come ultimamente si stiano sempre più diffondendo quelle prodotte da un materiale derivante dal bambù. Il suo commento immediato e risentito è stato: “Ma come?! Se tagliano tutti i bambù per fare i piatti, poi i panda cosa mangiano?!!?”

In effetti, non sempre e non necessariamente ciò che a prima vista appare “sostenibile” o “ecologico” in verità lo è. Al momento, temo di avere personalmente molti più dubbi in materia che certezze.

Di sicuro la difficoltà di rinunciare all’utilizzo di prodotti e materiali “comodi”, a cui siamo abituati praticamente da sempre, può non essere irrilevante. In occasione della festa della scuola, le soluzioni adottate dalle famiglie partecipanti sono state assai diverse ed eterogenee: stoviglie tradizionali (ottime, ma pesantissime se devono essere trasportate! stoviglie di plastica riutilizzabile, piatti e bicchieri di carta (ma magari forchette e coltelli di plastica), bottiglie di alluminio al posto dei bicchieri e così via. Ognuno a suo modo, con quello che aveva magari a disposizione in casa da tempo, o inventandosi la soluzione più percorribile a seconda della circostanza.

Una sola garanzia: si tratta di una strada sicuramente in salita, tortuosa e con poche soluzioni perfette. Salvo un radicale cambiamento degli stili di vita di ognuno di noi, ormai diventati abitudini apparentemente irrinunciabili.

CALURA AFRICANA

(Immagine: http://www.meteoinmolise.com)

Fa caldo, anche qui. Dopo una primavera/inizio estate che definire inesistente sarebbe un complimento, è arrivato all’improvviso l’anticiclone africano. Da lunedì, e ogni giorno di più, le temperature pomeridiane si aggirano sui 35-37 gradi. Parecchio, per le abitudini locali e per una realtà in cui l’aria condizionata negli stabili residenziali praticamente non esiste. E’ scattata l’allerta meteo di livello 3 (su 4), e pare che alcune scuole abbiano stravolto i programmi settimanali (e portato le ciurme in massa in piscina, come ho potuto notare oggi, passandoci davanti). Le piscine all’aperto sono sull’orlo del collasso di folla e chimico-batteriologico, perché per sopportare l’onda d’urto delle temperature elevate e delle frequentazioni record sembra abbiano dovuto ricorrere a mezzi di disinfezione un po’ troppo generosi rispetto al consentito, con possibili potenziali rischi alla salute dei bagnanti. Restano il lago (vabbe’…), il fiume e il bosco.

Le buone notizie. Non siamo in pianura padana (Gott sei Dank!) e i 37 gradi di Zurigo sono 37 e non 45. La sera rinfresca abbastanza, la notte comunque si dorme tranquillamente con una finestra aperta. La mattina presto la temperatura è comunque gradevole anche per una passeggiata tranquilla. L’onda di calore dovrebbe terminare col fine settimana, dalla prossima si ritorna – grazie a temporali – sui più ragionevoli 25-27 gradi. Le attività quotidiane in qualche caso possono essere leggermente riviste e calibrate in base alle condizioni ambientali. Non è obbligatorio fare jogging alle 11 con 30 gradi ed elevato rischio ozono, né uscire a tutti i costi alle tre del pomeriggio, solo perché è estate e, finalmente, c’è il sole. In questi giorni ho riadattato le lezioni di yoga con pratiche che consentissero di riequilibrare un po’ la temperatura del corpo e di sciogliere tensioni e fatiche accumulate con il caldo e la giornata. Non esiste solo il saluto al sole.

Tutto ciò detto, pare che anche qui si stia un po’ perdendo la brocca. Si sta parlando di record di calura mai visti da secoli (se non erro lo scorso anno non si è vista una goccia d’acqua per mesi e in alcuni momenti il clima davvero non lasciava buone prospettive a coloro che avevano davanti ancora un paio di mesi buoni di attività scolastiche e lavorative). Però, al giorno numero due di anticiclone africano, si è iniziato a parlare di rivedere il calendario scolastico, per riadattarlo alle nuove condizioni dettate dall’incombente cambiamento climatico: dall’attuale mese di vacanze estive ai tre del modello italiano. Il colpo di calore ha colpito ancora prima che iniziasse a fare davvero caldo.

“IL MIRACOLO DELLA PRESENZA MENTALE” – Venerdì del libro

Quando si parla di meditazione si ha sempre l’impressione di affrontare un argomento estremamente misterioso, ai confini dell’esoterico e del soprannaturale, collegato a pratiche strane, potenzialmente capaci di catapultare il praticante di turno in chissà quale universo parallelo. E’ spesso così anche nel mondo degli “addetti ai lavori”, di coloro che addirittura lavorano con queste pratiche. Esistono naturalmente diverse modalità e approcci meditativi, che divergono a seconda della tradizione di provenienza e per gli scopi ultimi che si propongono, ma quello che è certo è che si tratta di una condizione molto più semplice di quello che si potrebbe immaginare e, altrettanto sicuramente, difficile da raggiungere se non adeguatamente allenati a portare la coscienza su un diverso piano di ascolto e apertura rispetto alla realtà e al mondo che ci circondano. Tale dovrebbe, in effetti, essere la condizione umana “naturale”, ormai persa invece non si sa da quanti millenni per misteriose circostanze nell’evoluzione della specie.

Il libro di Thich Nhan Hanh, monaco e notissimo esponente del buddismo zen vietnamita, nonché autore di numerosi libri sul tema della meditazione e della non-violenza, sgombera il campo da qualsiasi dubbio esistenziale sulla vera essenza e sul senso del meditare: tornare alla presenza mentale, alla totale consapevolezza del momento e di ciò che in quel momento semplicemente è. “Come praticare la presenza mentale? La mia risposta è: concentratevi su quello che state facendo, siate vigili e pronti a gestire ogni situazione con abilità e intelligenza. Ecco la presenza mentale”.

Nessun rituale complesso o misterioso, nessun rito iniziatico, nessun guru a indicarci strade segrete: solo noi, la nostra consapevolezza e ciò che circonda, di momento in momento. Facile: per niente proprio 😉

Se mentre laviamo i piatti pensiamo solo alla tazza di tè che ci aspetta e ci affrettiamo a toglierli di mezzo come se fossero una seccatura, non stiamo “lavando i piatti per lavare i piatti”. Direi di più, in quel momento non siamo vivi.
Questo perché, mentre siamo davanti al lavandino, siamo assolutamente incapaci di accorgerci del miracolo della vita. Se non sappiamo lavare i piatti, è probabile che non riusciremo nemmeno a bere la nostra tazza di tè. Mente beviamo il tè, non faremo che pensare ad altre cose, accorgendoci a stento della tazza che teniamo tra le mani. 
Così ci facciamo risucchiare dal futuro, incapaci di vivere veramente un solo minuto della nostra vita”
.

Questo post partecipa al “Venerdì del libro” di Homemademamma.

GIUGNO IN RITARDO

Quest’anno maggio ce lo siamo giocato, e così sia. Siamo arrivati alla prima settimana di giugno con piumini e piumoni e una voglia disperata di sbarazzarci dell’intero guardaroba invernale. Stavamo perdendo le speranze anche solo per un timido accenno di primavera. Maggio ha un profumo, unico irripetibile e tutto suo, che io ricordo da lontane serate infantili, quando l’aria profumava delle rose del terrazzo e il cielo si riempiva dei voli incessanti delle rondini.

Qui non c’erano profumi a maggio, solo uno strano sole pallido e freddo, che ogni tanto si ricordava di fare capolino tra nubi nere di pioggia. Siamo arrivati al mese successivo e, in barba ad ogni teoria negazionista di climate-change, nell’arco di 24 ore scarse siamo passati dai 10 ai 30 gradi. Neanche dopo un volo intercontinentale. Tutti contenti, eh! Respiro di sollievo, non ci hanno rubato definitivamente la bella stagione. Forse no, ma il fondato sospetto che qualcosa (di grosso) che non stia funzionando per il verso giusto c’è eccome. E onestamente non mi lascia molto tranquilla. Insieme alla consapevolezza che, con l’età, fatico oggettivamente sempre di più a gestire le temperature estreme, e i poco più di 30 gradi che un tempo mi avrebbero lasciata satolla e indifferente a qualsiasi disagio, oggi pesano come la stanchezza sproporzionata accumulata nelle gambe a sera.

p.s. per la cronaca: ho aperto l’armadio “estivo” e stranamente non ho più nulla da mettere. Di trasformazione in trasformazione, da quando vivo qui ho davvero poche cose per la bella stagione, che di solito è talmente breve da non meritare grandi investimenti. E quello che ho, comprato anche non troppo tempo fa, è come se non mi rappresentasse più, come se non lo sentissi più mio, non adatto alla persona che sono diventata. Urge restyling.

L’ATLANTE DELLE ESPLORAZIONI – Venerdì del libro

Oggi parlo eccezionalmente di un volume per bambini, che non mi capita così spesso di recensire. In realtà questo potrebbe benissimo essere adatto anche ad una lettura “più adulta” per quanto l’ho trovato bello e ben fatto.

E’ stato un regalo di Natale dei nonni per la Creatura, tra l’altro capitato a pennello in modo quasi casuale, perché quest’anno mio figlio sta facendo a scuola un seminario proprio sul tema dei grandi viaggi di esplorazione del mondo e, leggendolo, abbiamo scoperto che viene utilizzato proprio questo libro come traccia dall’insegnante (anche se in lingua tedesca e il nostro è un’edizione italiana).

Il testo tratta, in ordine cronologico, a partire circa dall’anno 1000 d.C. le grandi missioni esplorative del mondo, soffermandosi anche sui personaggi più o meno noti che hanno compiuto queste grandi imprese, soffermandosi brevemente sulla loro biografia. Oltre al fatto che, onestamente, ho imparato io stessa un sacco di cose che non sapevo (i “miei” esploratori più noti si limitavano forse a Cristoforo Colombo e a Marco Polo…), resta davvero la meraviglia per imprese incredibili, considerati e tempi e gli scarsissimi mezzi a disposizione, che non hanno però mai fermato l’essere umano nella sua sete di conoscenza e scoperta. Una lettura consigliata, direi per tutta la famiglia!

“So benissimo di essere un privilegiato. Sono nato in una famiglia ricca, ho avuto la possibilità di scegliere come impiegare il denaro di mio padre; ma ho anche voluto uscire da quei salotti, dalle biblioteche in cui ho studiato per anni, lasciare le carrozze e i miei abiti pregiati per guardare da vicino il nostro pianeta. Sapevo che per conoscerlo meglio avrei dovuto camminare, viaggiare, pormi delle domande e cercare delle risposte. Cos’è, perché, quando, dove? Nel silenzio delle vette più alte, quando la fatica della scalata fa battere il cuore nelle orecchie, le domande rimbombano ed ecco apparire le risposte, portate dal vento gelido che mi lacera le labbra, come se fossero già nelle cose, nelle rocce, nel ghiaccio nelle montagne e nei fiumi. Ho ascoltato quelle risposte che mi saziano dalla fame, che mi asciugano il sudore.” (Alexander von Humboldt)

(Questo post partecipa al “Venerdì del libro” di Homemademamma)

SUPERANDO RUGHE E CAPELLI BIANCHI

(Foto Carlotta G.)

Tra un paio di settimane è il mio compleanno. Uno di quelli quasi tondi, che cominciano ad essere non pochi. Di quelli che significano forte intensificazione di rughe e capelli bianchi (i quali, sia detto tra parentesi, mi disturbano assai più delle prime), volendo limitarsi solo all’aspetto esteriore della faccenda. Di quello più profondo è quasi altrettanto difficile dimenticarsi, ma non si tratta di riflessioni condivisibili liberamente in pubblico.

Esistono varie strategie rispetto alla celebrazione del tempo che passa, soprattutto quando questo incedere rischia di essere considerato il nemico da affrontare (ma, per ovvi motivi, impossibile da sconfiggere). C’è il “low profile”, facciamo finta di niente, ignoriamo la data sul calendario e speriamo che il tempo si scordi di noi. C’è il profilo “festeggiamo alla grande”, finché la barca va lasciamola andare e sfruttiamola al meglio. C’è il profilo “ho già prenotato l’appuntamento col chirurgo plastico”, visto che quelli dal parrucchiere non fanno già più notizia da anni. C’è il profilo “sto pensando al piano B, al buen retiro per la vecchiaia“, ammesso che quando arriverà il momento me lo possa davvero permettere.

E lascio volutamente da parte, perché il post vuole essere un po’ sanamente cazzaro, le considerazioni vere, quelle “serie”, il ricordo di coloro che c’erano e non ci sono più. Le storie di vita vissuta senza l’happy end, che pure esistono e sono spesso ben più numerose di quelle segnate dal buen retiro su una spiaggia tropicale.

Eppure. Eppure qualche tempo fa mi sono trovata a dire al Marito che io mi sento sicuramente più giovane di venti anni fa. Che so più cose di venti anni fa, ma anche solo di dieci o di due. Che una parte della testa ha l’impressione di essere ferma ai 28 anni, ma ai 28 veri, come dovrebbero essere, e noi ai 28 che ho avuto. Che se arrivasse adesso il genio della lampada e mi chiedesse se volessi tornare magicamente a venti anni fa, ma i venti anni fa come erano al loro tempo, e non i venti anni fa di me come sono adesso, non avrei un secondo di dubbio nel rispondere: “Col cavolo!”. E sarebbe una risposta data davvero con la testa, col cuore e con la pancia. Di quelle che non lasciano spazio nemmeno ad una frazione di secondo di dubbio o tentennamento. Di quelle che lascerebbero interdetto il mago della lampada, col sospetto fondato di trovarsi di fronte ad una matta vera, di quelle da ricovero psichiatrico coatto.

Eppure. Eppure so che in quel “col cavolo!” c’è il regalo più bello che potessi ricevere, tra tutti quelli seppur meravigliosi già ricevuti.

INSEL MAINAU

Sono spesso un po’ pigra ad attraversare la frontiera nord per andare in Germania. Per qualche strano e non del tutto consapevole motivo ho in testa l’impressione che ci sia poco di interessante. Peccato che, poi, quando mi capita di farlo, devo ricredermi in maniera drammatica, tanto che sulla strada del ritorno, pronuncio sempre le fatidiche parole: “Ma anche qui hanno posti bellissimi|”

Dopo ben sei anni siamo riusciti finalmente a visitare i giardini botanici di Insel Mainau, che si trova sul lago di Costanza (Bodensee), a pochi chilometri dal centro della città, e che da parecchio tempo ci ripromettevamo di vedere. Del luogo conoscevo già la fama, diversi amici c’erano già stati, anche più volte, con testimonianze entusiastiche che non posso che confermare.

Giardini immensi, circondati dal lago, con un castello al centro. Migliaia di alberi e fiori, una serra per le palme – che accoglieva anche una esposizione di orchidee durante la nostra visita – e una che ospita centinaia di bellissime farfalle tropicali provenienti dal Costa Rica. E poi un parco giochi immenso e super creativo e attività interattive per bambini di tutte le età (non per nulla denominato Kinderparadies!), nonché mostre temporanee, bar, ristoranti, bistro, per una sosta per rifocillarsi e recuperare energie vista lago o vista natura. Ovviamente il “piatto forte” sono i fiori, diversi nelle fioriture a seconda della stagione: in questo momento i tulipani (i miei preferiti!) sono al loro massimo splendore e sta iniziando la fioritura delle azalee.

Gli spazi sono immensi, ma anche l’afflusso del visitatori da ogni parte del mondo è notevole. Il problema può esserci soprattutto per l’accesso al parcheggio e per le code alla biglietteria e ai ristoranti. Se nel primo e nell’ultimo caso non resta che armarsi di un po’ di pazienza, nel secondo è possibile acquistare il biglietto di ingresso anche on-line, cosa che mi sento vivamente di consigliare soprattutto in caso di visita in giornate festive o periodi di vacanza.