MORGANA – Venerdì del libro

E’ un libro potente “Morgana“, scritto da Michela Murgia con Chiara Tagliaferri, che ho conosciuto casualmente grazie ad una recente puntata di “Quante storie” programma di Rai3 che riesco purtroppo a vedere meno spesso di quanto vorrei.

Morgana racconta storie di donne di ogni tempo, fuori dall’ordinario, quelle che, se fossimo una potenziale suocera, non vorremmo mai come moglie per nostro figlio 😉 o almeno così è stato scritto. Donne di diverse epoche, diverse estrazioni sociali, diversi talenti e destini, unite comunque tutte da un tratto distintivo che le rende uniche e sicuramente non uniformate al mondo e alla società che si sono trovate a vivere, riuscendo comunque e nonostante le diverse difficoltà a vivere “a modo loro”.

L’elenco è davvero eterogeneo e incredibilmente non omologato a nessun parametro prestabilito: da Santa Cateriana da Siena a Moana Pozzi, dalle incredibili tre sorelle Brontë a Moira Orfei, da Zaha Adid, a Shirley Temple, a Vivienne Westwood. Ognuna potrà raccontare a ciascun lettore una storia di cui si sentirà più o meno partecipe, a seconda della propria sensibilità, dei propri gusti, delle proprie inclinazioni, ma sicuramente nessuna sarà dimenticata. Personalmente ho amato moltissimo il capitolo sulle sorelle Brontë, Emily, Charlotte e Anne e dei loro incredibili libri (nonché della loro incredibile intera famiglia).

Al tempo che passa, Vivienne risponde così: “A volte mi chiedono se mai mi ritirerò. Rispondo che la gente va in pensione e poi fa quel che vuole, ma io già faccio quello che voglio, cioè quel che credo sia giusto fare”.

Questo post partecipa al “Venerdì del libro” di Homemademamma.

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TIMONE A DRITTA

(Immagine pixabay.com)


Ci sono momenti nei quali tenere una rotta, un equilibrio, una buona condizione (qualsiasi cosa essa significhi per ciascuno di noi) risulta difficile. Possono essere ragioni più o meno tangibili, problemi familiari o di salute, lavorativi o sentimentali. A volte “semplicemente” di perdita di senso di ciò che ci accade intorno.

Ognuno agisce e reagisce a suo modo, sempre come può e per come è capace, molto raramente per come “potrebbe sembrare meglio” o nel modo più opportuno.

Dov’è la strada? Ovunque e da nessuna parte probabilmente.

Lasciamo che le domande vengano a noi, ma non pretendiamo di trovare necessariamente risposte. Più si cerca, di regola meno si trova ciò che si sta disperatamente cercando. Raccogliamo quel che c’è, senza pretendere ad ogni costo un senso. Le domande più cruciali sono inevitabilmente senza risposte: in caso contrario, in millenni e millenni di umanità, qualcuna sarebbe già stata trovata.


Io ho una sola certezza: quando non ci sono certezze la ricerca deve partire dal basso, dalla concreta realtà delle cose, dalle radici degli alberi, dal rifugio della terra, dal cibo che ci nutre, dalle coperte che ci tengono al caldo. Ho capito, a distanza di decenni, l’atavico comportamento di procurare e preparare cibo a chi è in difficoltà e magari non riesce a provvedere a se stesso. In mancanza di questo supporto saremmo già morti, come il neonato a cui mancano le cure e il cibo della madre.

Non cerchiamo strane cose in cielo, risposte complicate, misteri da risolvere. I misteri veri non possono essere svelati dalle nostre capacità. Non cerchiamo di risolvere qualcosa fuggendo tra le nuvole, nell’etere, o in mondi misteriosi che ci attirano con chissà quali fantastiche promesse. Sono illusioni.

Ammesso che esista una via, quella è qui, davanti a noi, o meglio sotto le piante dei nostri piedi. Ricordiamoci di provare a guardare e che ogni giorno sostiene i nostri passi e ciò che siamo.

IL PERDUTO EQUILIBRIO e il climate strike

(Immagine pixabay.com)

Non sono d’accordo con tutto quello che dice Greta. Lei ha 16 anni, io 45. E, no, non è solo una questione anagrafica, di numeri astratti, di pura matematica. Lei ha vissuto 16 anni, io più del doppio. A tratti trovo che sia obiettivamente irrealistica e un filino fanatica, anche nello sguardo di odio rivolto a Donald Trump la scorsa settimana all’ONU. E l’ho amata moltissimo per questo, perché a 16 anni è sacrosanto essere un pochino fanatici, altrimenti rischi di essere già morto e la storia della tua vita può essere davvero qualcosa che non vale la pena raccontare.

Avrei voluto partecipare al climate strike di venerdì scorso, ma purtroppo un impedimento medico in famiglia me l’ha impedito. Non ho l’abitudine di partecipare a manifestazioni di piazza, non perché abbia nulla in contrario sia chiaro, quanto perché sono poco nelle mie corde, banalmente “per come sono”, ma in questo caso ci sarei andata volentieri con mio figlio. Tra l’altro qui a Zurigo era tutto organizzato per le quattro e mezza del pomeriggio e non si poneva neppure la questione di dover gestire la scuola: volendo si fa tutto, no 😉 anche senza troppe polemiche tra chi “sciopera” e chi non lo ritiene opportuno.

Polemiche: qui esattamente volevo arrivare, alla parola chiave di tutto il teatrino inscenato dai soliti in malafede sulla questione della protezione dell’ambiente e del cambiamento climatico. Credo che nella maggior parte dei casi, l’unico vero obiettivo di questi individui (come ormai nella quasi totalità dei temi mediatici) sia solo ed esclusivamente la polemica. E’ chiaro che il tema è complesso, che le soluzioni assolutamente non facili, né scontate. E’ chiaro che la produzione di CO2 nel 2020 non si può combattere attraversando davvero l’Atlantico in barca a vela (e quanto diamine costa una barca a vela?!), né ritornando al carretto col bue e l’asinello (che fanno tra l’altro molta cacca, la quale, è noto, è la principale causa di inquinamento globale!)

Quindi? Non si fa nulla? Nulla da fare, menefreghismo totale, come qualcun altro vorrebbe intendere? Certo che no. Molto si può fare, con l’impegno e la consapevolezza di tutti. Ognuno per ciò che può e riesce. Ci sarà chi mangerà meno carne, o vi rinuncerà del tutto. Chi proverà a ridurre il consumo/lo spreco di plastica, chi si impegnerà per la raccolta differenziata, chi per l’utilizzo di abiti usati, per detersivi e detergenti ecocompatibili, per usare meno l’auto e comprarne una meno inquinante. Chi per usare i mezzi pubblici o andare a piedi (è un’opzione, anche se spesso ce ne dimentichiamo).

Le possibilità sono moltissime, alla portata più o meno di tutti, basta pensarci un attimo e scegliere quella/e che fa più per noi! Se riusciamo a seguirle coerentemente tutte, ci meriteremo la candidatura al Nobel.

Nessuna candidatura però per i disfattisti, i polemici, gli estremisti, di qualsiasi origine e ideologia essi siano: l’estremismo è IL MALE del mondo, da qualsiasi punto di vista si guardi. Ce ne dimentichiamo sempre e non dovremmo farlo mai. Cerchiamo l’equilibrio, l’integrazione degli opposti, il giusto compromesso e, forse, contribuiremo a salvare il mondo – e noi stessi.

Forse lo imparerà anche Greta, tra un po’ di anni.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/09/28/crozza-e-il-monologo-sullambiente-che-fa-riflettere-frustrati-che-criticano-greta-ultimi-a-estinguersi-cosi-capiscono-quanto-sono-cogi/5483802/

AUTUNNO

(Doodle equinozio d’autunno 2019)

Sto scrivendo molto poco in questi ultimi tempi. D’altronde ci sono momenti per scrivere ed altri per leggere, momenti per raccontare e momenti per restare in raccoglimento, momenti per esternare e momenti per rielaborare.

Ho un po’ la sensazione che tutto ciò che potrei mettere nero su bianco non sia così indispensabile (e certamente non lo è, ora come prima!), ma naturalmente in primo luogo non lo è per me e quindi la routine del quotidiano, o altre attività, vengono sicuramente prima e dato che il tempo è sempre tiranno, i giorni e le settimane passano con la pagina che rimane bianca.

Non ho dimenticato che là fuori c’è sempre la meravigliosa Zurigo, con tutto il bellissimo che c’è, anche se l’autunno ormai è arrivato e i fasti dell’estate (breve e non molto generosa quest’anno) sono ormai alle spalle. Lei resta sempre lì, in sottofondo, silenziosa e rispettosa del mio silenzio, ma si sa che basta sollevare un po’ lo sguardo per ritrovare tutto ciò che è a nostra disposizione.

Nessuna fretta, quindi, andiamo tra l’altro verso l’inverno, tempo di attesa e letargo 😉 Aspettiamo.

18 anni fa

Ricordo una spiaggia, nel mio mare greco, un pomeriggio di 18 anni fa. Una vacanza un po’ fuori stagione al termine di una strana estate, una delle più difficili che avessi vissuto. Il tentativo di rimettere insieme i pezzi, per ritornare me stessa e continuare a affrontare il lavoro, gli impegni, la vita.

Ricordo una notizia surreale, rispetto alla quale mi servì un discreto arco di tempo per capire cosa fosse successo davvero. Una notizia dopo la quale il mondo intero non sarebbe mai più stato lo stesso. Non è purtroppo un semplice modo di dire, ma un’assoluta e amara verità.

Dal mare greco sarei tornata di lì a pochi giorni, in un gelido anticipo di autunno del nord Italia. La mia ricostruzione sarebbe durata ancora mesi e anni, con fatiche, deviazioni, ricadute, resurrezioni inattese. La ricostruzione di ciascuno di noi dura, a volte, una vita intera. Quasi vent’anni dopo penso di aver capito che è nell’ordine naturale delle cose, non ci deve stupire di più di tanto e, anzi, possiamo la maggior parte delle volte considerarla una benedizione.

La ricostruzione del resto del mondo, da quel giorno, non sembra al momento avere avuto altrettanto successo. Anzi. La sensazione è che ombre sempre più oscure e minacciose incombano senza prospettive di schiarita. Non è necessariamente vero che sia proprio così. Quello che vediamo non sempre corrisponde a quello che è. Continuiamo a sperare.

SUMMERBOOKS – Venerdì del libro

Due libri, diversissimi tra di loro, che ho scelto come letture per le (ormai terminate da un po’) vacanze estive. Due libri la cui ispirazione arriva da suggerimenti colti da Vanity, come a volte succede, e che sono stati a mio avviso ottimi spunti.

Eleanor Oliphant sta benissimo” è stato un libro rivelazione di una passata stagione. La scrittrice sconosciuta Gail Honeyman portata alla ribalta della fama dopo aver pubblicato questo romanzo, narrato in prima persona dalla protagonista, un po’ “stramba” diremmo all’inizio della lettura, che svela gradualmente particolari inquietanti del suo passato e della sua infanzia, fino a svelare il mistero su di sé e sulla sua strana esistenza. Nessuno da vicino è normale e questo già si sapeva, ma a volte questo viene raccontato con particolare grazia.

Mi chiamo Eleanor Oliphant e sto bene, anzi: benissimo. Non bado agli altri. So che spesso mi fissano, sussurrano, girano la testa quando passo. Forse è perché io dico sempre quello che penso. Ma io sorrido, perché sto bene così. Ho quasi trent’anni e da nove lavoro nello stesso ufficio. In pausa pranzo faccio le parole crociate, la mia passione. Poi torno alla mia scrivania e mi prendo cura di Polly, la mia piantina: lei ha bisogno di me, e io non ho bisogno di nient’altro. Perché da sola sto bene. Solo il mercoledì mi inquieta, perché è il giorno in cui arriva la telefonata dalla prigione. Da mia madre”.

Gli immortali” è un romanzo quasi autobiografico del giornalista e fotografo Alberto Giuliani, che parte dal pretesto di una profezia ricevuta dallo stesso autore in gioventù e che lo porta, in prossimità della “data di scadenza”, a intraprendere un lungo viaggio (o pellegrinaggio) intorno a mondo, alla ricerca di una risposta al senso di ciò che tanti anni prima gli era stato predetto (libro diversissimo, ma che nell’esordio mi ha un po’ ricordato “Un indovino mi disse” di Terzani). La vita e la morte si incontrano, scontrano, intrecciano ad ogni pagina, in una profonda ricerca sul senso dell’esistenza di ognuno di noi.

Come i gatti, che leccano i raggi di luna nella ciotola dell’acqua pensando che sia latte, così hai fatto tu. Era troppo difficile affrontare l’ignoto e hai cercato rifugio nella scienza, per spiegare ciò che l’essere umano non potrà mai capire. Ma sono i sentimenti l’unica cosa che la morte non può uccidere”.

Ho buttato via un sacco di tempo”, dissi sottovoce, pensando che se quel Gosawami aveva ragione, il mio viaggio era stato l’ennesima fuga.

Non basta avere l’orologio per essere padroni del tempo“.

Questo post partecipa al “Venerdì del libro di Homemademamma

APPUNTI SPARSI d’AGOSTO

Stamattina c’erano qualcosa come 13 gradi, ora 16 con vento da nord. Come sempre ho visto gente in maglietta. Secondo me stanno male, ma contenti loro.

La novità del corrente hanno scolastico è che mio figlio inizia le lezioni, un giorno alla settimana, nientepopodimenochè alle ore 7.30. Tra un po’ sarà ancora buio. Stamattina, nonostante il gelo, dopo ventiquattrore di pioggia ininterrotta, c’era il sole e quella splendida luce delle mattine d’estate (non sembra, ma alla fine siamo ancora al 21 agosto).

Mia suocera ieri mi ha detto che in Italia si muore ancora di caldo, di umidità e appiccicume. Tutto sommato credo di aver scavallato l’età in cui si preferiscono i 15 ai 35, anche se non sono sicura di esserne particolarmente orgogliosa.

Ciò che è certo è che fare ogni tanto colazione da soli la mattina è una figata pazzesca. Io all’alba fatico a mangiare e ho deciso che non è umanamente compatibile ingozzarmi di qualcosa prima delle 7.30. Ho rimandato, godendomi il silenzio e la luce del sole che pian piano inondava la stanza.

Cercavo un bandolo della matassa che, come al solito, non sono riuscita a trovare e sono sicura che quando il Buddha disse: “Io sono sveglio” intendesse qualcos’altro rispetto alla mia condizione media mattutina, non solo quella dell’alba.

In compenso mio figlio ha ricostruito l’Acropoli di Atene coi Kapla, giusto per non scordarci del tutto da dove veniamo e dove andiamo (e che l’estate era una concreta realtà in tempi estremamente recenti). Ha detto che dovrà rimanere dov’è fino alla prossima visita della nonna. Con buona pace del lavoro dell’aspirapolvere.

ZURIGO CON GLI OCCHI DI CHI LA VIVE: Carlotta – intervista

Questa settimana ho avuto la sempre interessante ed eccitante esperienza di un’intervista per il Blog del portale di Rolling Pandas: mi è stato chiesto di raccontare qualcosa sulla vita a Zurigo con gli occhi di chi ci abita, cosa che mi riempie sempre di grande soddisfazione. Se vi va, la potete leggere qui.

Intanto, sempre per restare in tema Zurigo e luoghi da visitare, oggi racconto di un luogo parecchio noto in città, ma che io ho scoperto direttamente solo di recente: il mercatino dell’usato che si tiene (da maggio-a ottobre) nella piazza di fronte all’imbarco dei battelli.

Il mercatino dell’usato del sabato a Bürkliplatz è un classico zurighese della bella stagione. Non ci avevo praticamente mai messo piede fino a poco tempo fa, trascinata dalla furia collezionista di monete della Creatura.
Ho scoperto un piccolo universo parallelo che meritata un’occhiata osservatrice, anche se tendenzialmente i mercatini delle pulci non sono il mio ideale di passeggiata del sabato pomeriggio. 
Si trova di tutto e di più, antiquariato e modernariato di tutti i tipi, dai quadri dall’abbigliamento alle scarpe, dalle tazze ai francobolli, dalle monete ai campanacci per mucche. Passando per gioielli e bijoux, strumenti musicali, stampe e vecchie targhe americane, libri, CD, e chi più ne ha. Praticamente impossibile classificare in modo completo le categorie merceologiche.
Ma la cosa più interessante è sicuramente il mix di varia umanità che si incontra passeggiando qui e là. Di tutti i generi e tipi, che io non fotografo perché non amo fotografare le persone (bisogna esserne capaci), ma che davvero da sole meritano una visita. Meglio di una sfilata di moda 😉

ATENE

Mi ci ̬ voluto un quarto di secolo di frequentazione di isole greche per arrivare Рfinalmente Рmeglio tardi che mai Рad Atene.

Sicuramente il soffocante ritornello “sporca, caldissima, caotica” ha lasciato qualche traccia, conscia o inconscia.

Questa volta siamo praticamente stati “obbligati” a passare da Atene, e nonostante parecchie perplessità climatiche pareva assai brutto non fermarsi un paio di giorni, almeno per dare un’occhiata all’indispensabile.

E’ difficilissimo dire qualcosa di completo, sensato, definitivo di questa città. Non ci proverò neanche.

Caldo fa caldo. Ma, almeno nei giorni in cui siamo passati noi, l’estate a Milano è molto peggio. Vanno dosate energie e messa in conto parecchia acqua, oltre ad un programma che vi consenta di salire all’Acropoli il più tardi possibile (considerando che alle 20 chiude). Indispensabile una guida che vi spieghi il senso di ciò che state vedendo per Museo e sito archeologico.

(Per chi fosse interessato, ho un ottimo contatto in lingua italiana, soprattutto per chi viaggia coi bambini).

Ci sono quartieri strettamente turistici (Plaka, ai piedi dell’Acropoli), quartieri centrali non solo turistici (piazza Syntagma, Monastiraki), quartieri centrali multietnici in cui vi sembrerà di stare ovunque ma non in una capitale europea, quartieri off limits dove vi diranno di non sognarvi neppure di avventurarvi (anche se attaccati al centro).

La crisi, la povertà, una città che in ampie zone cade letteralmente a pezzi è un dato di fatto (che spezza il cuore). Che il vero spirito del luogo sia qualcosa di discretamente diverso da ciò che si può abitualmente pensare per una città europea, pure. Un giro veloce al mercato coperto di carne e pesce (con annesso trauma per i più piccoli, e deciso passo verso il veganesimo stretto per gli adulti) vi convincerà definitivamente che certe convenzioni geografiche nord/sud-est/ovest sono, appunto, solo convenzioni.

Ci vivrei? No. Il sottofondo di rumore incessante, forse solo quello, potrebbe mandarmi al manicomio in qualche giorno. Troppo “altro”, troppo diverso dal silenzio di Zurigo (sempre Europa, per la geografia), troppo traffico, troppo smog, troppa folla.

Però sicuramente un luogo da vedere e in cui magari tornare, con calma, più volte, per visitare con calma quel patrimonio immenso che certamente è impossibile da afferrare in un paio di giorni.

QUESTIONI ECOLOGICHE

(Immagine http://www.rinnovabili.it)

Quest’anno, in occasione della festa di fine anno, la scuola di mio figlio, che tradizionalmente organizza un buffet internazionale con il contributo dalle famiglie degli alunni, nonché una grigliata di salsicce tipiche svizzere ;-), ha chiesto che le stoviglie fossero portate da casa da ciascun partecipante all’evento, al fine di ridurre l’impatto ambientale dato dall’utilizzo di prodotti di plastica monouso.

L’idea mi è piaciuta molto. Ci si pensa, spesso non abbastanza, a volte meno, ma l’utilizzo di piatti, bicchieri e posate per qualche centinaio di persone in occasione di situazioni come questa produce una quantità considerevole di rifiuti non compostabili e non riciclabili. Sono del parere che la cosa in assoluto più importante da fare quando si utilizzano prodotti di plastica – di qualunque tipo essi siano – sia il corretto smaltimento secondo le regole vigenti nel luogo ove ci si trova. Al momento, credo di essere abbastanza convinta che l’abolizione del 100% dei materiali in plastica sia utopistica, e ferma restando la necessità di continuare il percorso per ridurne per quanto possibile la produzione, sia vitale il tentativo di evitarne l’abbandono e la dispersione nell’ambiente che determina i principali fenomeni di inquinamento di cui oggi tutti conosciamo gli effetti nefasti.

E’ anche abbastanza chiaro come non sia affatto semplice e scontato trovare alternative adeguate a prodotti prima realizzati in plastica: qualche tempo fa ero al supermercato con mio figlio e, passando di fianco agli scaffali delle stoviglie monouso, abbiamo notato come ultimamente si stiano sempre più diffondendo quelle prodotte da un materiale derivante dal bambù. Il suo commento immediato e risentito è stato: “Ma come?! Se tagliano tutti i bambù per fare i piatti, poi i panda cosa mangiano?!!?”

In effetti, non sempre e non necessariamente ciò che a prima vista appare “sostenibile” o “ecologico” in verità lo è. Al momento, temo di avere personalmente molti più dubbi in materia che certezze.

Di sicuro la difficoltà di rinunciare all’utilizzo di prodotti e materiali “comodi”, a cui siamo abituati praticamente da sempre, può non essere irrilevante. In occasione della festa della scuola, le soluzioni adottate dalle famiglie partecipanti sono state assai diverse ed eterogenee: stoviglie tradizionali (ottime, ma pesantissime se devono essere trasportate! stoviglie di plastica riutilizzabile, piatti e bicchieri di carta (ma magari forchette e coltelli di plastica), bottiglie di alluminio al posto dei bicchieri e così via. Ognuno a suo modo, con quello che aveva magari a disposizione in casa da tempo, o inventandosi la soluzione più percorribile a seconda della circostanza.

Una sola garanzia: si tratta di una strada sicuramente in salita, tortuosa e con poche soluzioni perfette. Salvo un radicale cambiamento degli stili di vita di ognuno di noi, ormai diventati abitudini apparentemente irrinunciabili.