PREOCCUPAZIONI

Stamattina stavamo andando a scuola e, nella lentezza esasperante del suo percorso a zig zag, tra deviazioni, fiori ed uccellini da guardare, auto di cui riconoscere marca e modello, camion della nettezza urbana da esaminare e cantieri da ammirare, mio figlio dice:

“Ecco, io da grande voglio fare il pompiere il lunedì e il mercoledì. Poi il martedì voglio costruire le case e gli altri giorni guidare i camion della spazzatura!”

“Oh, ma che bello! Quante cose vuoi fare”

“Sì, io posso fare tante cose, perché sono velocissimo” (e qui mia grassa risata…) “Invece M. non può!”

“E perché non potrebbe farle anche lei tutte quelle cose, se volesse?!”

“Perché è una femmina e non è cosi veloce!”

Mi si è gelato il sangue: e da dove sarà mai uscita questa delirante opinione?! Temo che dovremo rapidamente valutare provvedimenti educativi idonei.


P.S. Ché, poi, in quanto a velocità maschile comparata a quella femminile ci sarebbe proprio da fare un discorsetto….

Annunci

VITE EXPAT

Nel fine settimana ho partecipato al matrimonio di un amico sardo, in Sardegna (giusto a scanso di equivoci, la spiaggia non l’ho neppure vista, il clima era freddino per la stagione,  in quarantotto ore ho subito due sveglie all’alba e sono, per puro caso, uscita indenne da uno sciopero Alitalia 😉 oltre che da irriferibili code al Gottardo)

Mi sono ritrovata, durante il pranzo di nozze, seduta ad un tavolo con perfetti sconosciuti (non avrebbe potuto essere altrimenti), dei quali una buona percentuale conduce da tempo immemorabile una vita “expat”. Mi sarebbe piaciuto radunare i rispettivi cv e leggermeli con calma, perché nel fiume dei vari racconti, diretti e riferiti, ammetto di essermi un po’ persa, ma ho conosciuto persone che da anni vivono ad Algeri, gente che portato il figlio di tre mesi a vivere in Etiopia in mezzo alla giungla e, qualche anno dopo, ha fatto nascere il secondo in Sud Africa. Che ora fa il pendolare tra Roma ed il Canada e sta facendo il possibile per trasferire famiglia e burattini a Singapore. C’è chi vive ad Abu Dahbi e dice che si trova benissimo, anche se ogni sei mesi deve rimettersi a fare nuove amicizie perché quelle note, ogni qualche mese, se ne vanno altrove.

Mi sono sembrati tutti di una serenità olimpica, dando quasi per scontata una vita nomade che alla maggior parte dell’umanità parrebbe follia. Erano tutti uomini: non ho avuto la fortuna di incontrare le rispettive compagne, nei casi in cui esistono.

E io, che a volte penso di fare sforzi eroici per vivere a Zurigo, mi sono sentita davvero dilettante.

DUE COSE SU DI ME, E SU ZURIGO

La scorsa settimana sono stata “pescata”, del tutto a sorpresa, da Radio Kiss Kiss per una proposta di intervista su come è vivere a Zurigo.

Dopo qualche secondo di smarrimento mi sono ripresa e buttata volentieri in questa nuova esperienza che, confesso, mi ha divertita moltissimo! Chissà che una prossima vita mi possa riservare qualche sorpresa professionale dietro un microfono 😉

L’intervista può essere riascoltata nei podcast di radio Kiss Kiss, nell’ambito della trasmissione Check in” di Danny Virgillo, in onda domenica 17 maggio.

Sempre sul sito della radio è disponibile da oggi un mio articolo con alcuni suggerimenti di viaggio nella città più vivace della Svizzera:  “5 consigli per un viaggio a Zurigo: tutto quello che devi assolutamente sapere” #VisitZurich!

 

DIFFERENZE

Lo scorso fine settimana a Zurigo c’è stata un’altra vacanzina primaverile: qui il giorno dell’Ascensione (che quest’anno cadeva di giovedì) è festa e quindi il calendario ha combinato un bel weekend lungo propizio ai viaggi e viaggetti (e alle code del rientro, ma questa è un’altra storia ;-)) E’ da un po’, ormai, che continuo a ripetere che ultimamente stiamo sfruttando troppo poco, dal punto di vista turistico, questa nostra vita expat, dato che la Svizzera, oltre ad avere in sé tantissimi posti bellissimi da scoprire (con l’effetto collaterale, però, del costo stratosferico), si trova nel bel mezzo dell’Europa e, quindi, risultano facilmente raggiungibili molte località francesi e tedesche, oltre al Principato del Liechtenstein.

In realtà, però, nel periodo ottobre-maggio io sono impegnata tutti i mesi con le trasferte “yogiche” in Italia, ragion per cui le possibilità di altri tour si riducono un po’. Anche questa volta è andata così, ma ho avuto almeno la possibilità di dedicarmi un po’ allo shopping, cosa che altrimenti non riesco mai a fare, se non per delega al Marito che gira come una scheggia impazzita, lista della spesa alla mano, mentre mi lancia tutti i peggio accidenti del caso.

Ovviamente, non è tanto l’acquisto compulsivo per me che conta, quello ormai è stato pressoché archiviato da un po’, quanto i rifornimenti di guardaroba per il cambio di stagione della Creatura. Eravamo abbastanza al limite, le esigenze incalzavano, e nello stesso tempo io non riesco ancora a mettermi l’anima in pace e fare acquisti a Zurigo, se non sporadicamente per esigenze di sopravvivenza: davvero non ce la faccio a rassegnarmi a pagare il doppio per qualcosa che il doppio non vale e che, anzi, spesso esteticamente e come varietà di scelta vale la metà.

Finalmente, dunque, sono riuscita a rimettere piede in uno di quei fantastici negozi italiani dove tutto quello che vorresti esiste e, anzi, di solito anche quello che non vorresti, dato che ti trovi inevitabilmente a non resistere a quella cosa tanto carina e bellina anche se magari non ne hai proprio l’esigenza, oppure se è rimasta solo la taglia troppo grande ad acquistarla ugualmente, tanto gli andrà poi bene il prossimo anno e adesso c’erano pure gli sconti 😉 Il risultato, ovvio, è una fila infinita alle casse, mettici il cambio di stagione, i 30 gradi improvvisi che richiedono immediatamente l’approvvigionamento dei sandali e le promozioni di mezza primavera.

Ed è proprio nel quarto d’ora di coda in attesa del pagamento che mi sono trovata ad osservare con nuovi occhi tutto (o meglio, tutti) quelli che mi stavano intorno. Ero circondata per lo più da neo-genitori di creature tra i 9 e i 24 mesi, la classica età in cui si osserva il fenomeno di tutto ciò che è più che indispensabile: una questione di sopravvivenza. Impossibile rinunciare al passeggino ultra-leggero (quello del trio, ormai, è una zavorra insopportabile per chiunque), l’ombrellino parasole, il ciuccio, il porta ciuccio e le salviettine disinfettanti per il ciuccio. Oltre alle salviettine multi uso per tutto il resto (ok, queste funzionano sempre, almeno fino ai 18 anni). Il pannolino per il mare/piscina, il costumino, gli occhiali da sole, il cappellino in tinta. Magari anche una bandana, vah. Le ciabattine da spiaggia, le scarpine primi passi (anche se magari ancora non si regge in piedi), insieme al set per la tavola pro-svezzamento (piattini, posatine e bicchierino antigoccia). Per non parlare dell’assortimento abiti puro e semplice: body, magliette, pantaloni, corti e lunghi, camicine, felpe, giacche e maglioncini. Mi sono rivista, in mezzo a tutto quel ben di dio, solo qualche anno fa. E ad un certo punto ho iniziato a guardare i bambini: quei pupattoli bellissimi, nel loro passeggino nuovo di zecca, colorato, pulito, con il rivestimento anti sudore, il ciuccio in bocca con la cordicella per evitare che cada a terra e si sporchi. Gli abitini candidi, perfettamente coordinati tra loro, da farli sembrare appena usciti da un servizio di moda baby. Ai piedi le scarpine primi passi, in pelle e cuoio, quelle che non costano proprio due lire, anche se la creatura potrà indossarle per qualche mese e magari neppure arriveranno a fine stagione.

E, all’improvviso, tutto mi è apparso incredibilmente strano. Non perché tutti quelli intorno a me parlassero miracolosamente una lingua che finalmente capivo, potendo farmi per cinque minuti i fatti altrui in coda alla cassa, non perché il livello di rumore da conversazione fosse drammaticamente elevato rispetto a quello che, ormai, mi sono abituata a percepire in luoghi pubblici, non per l’interminabile coda per accaparrarsi i regali della raccolta punti nell’ultimo giorno utile. E nemmeno per il fatto che i bambini piangessero o facessero capricci molto “italiani”: mi sono resa conto di stare perdendo l’abitudine all’estetica di quelle creature ampiamente sotto il metro, pulite, curate e abbigliate come piccole divinità.

Il contrasto con la mia realtà quotidiana da due anni a questa parte è impressionante: i passeggini qui sono delle specie di enormi astronavi adatte a trasportare di tutto, dai sacchi della spesa, ai giochi per la sabbiera, ai pantaloni e giacche anti-pioggia e forse anche il cane di famiglia, e nessuno sarebbe in grado di dire quale fosse il loro colore originario. La sabbia e la polvere accumulata nei parchi gioco li hanno ormai ricoperti totalmente e inevitabilmente. Credo di non aver mai visto qui un bambino con ai piedi scarpe fisiologiche primi passi, e l’ho realizzato solo due giorni fa: qui si usano gli scarponcini da neve in inverno, gli stivali di gomma nelle mezze stagioni e i sandali sportivi d’estate. Mai visto un bambino con addosso una camicina, se non quelle tipo da montagna. Mai visto bicchieri anti-goccia, ma qui si usano le borracce tipo esercito svizzero (che, in effetti, sono di una comodità mostruosa e non in plastica). Mai visto un ombrellino parasole, e in effetti anche quelli da pioggia non è che siano molto comuni: contro l’acqua si usano le giacche e i pantaloni impermeabili e per la luce i si usano semplici teli di tessuto chiaro da appoggiare a carrozzina e passeggino.

Ma, soprattutto: erano anni che non mi capitava di vedere, ben oltre le cinque del pomeriggio, bambini totalmente, assolutamente e indiscutibilmente puliti come se fossero stati appena ritirati da una lavanderia: non una macchia sulla T-shirt, non un granello di polvere sulle scarpine, niente sassolini nel passeggino, niente sabbia tra i capelli, nei piedi, nelle tasche, in ….bocca. Nel mio attuale scenario di vita quotidiana semplicemente IMPENSABILE. E da lì la domanda: ma quei bambini hanno giocato da quando si sono svegliati la mattina? E, se sì, DOVE?


TRA MAMME, PRATI E FAMIGLIA

 

Per le mamme, si sa, il più bel regalo sarebbe spesso quello di poter dormire ad oltranza, almeno la domenica mattina, almeno per la propria festa. Io non faccio certo eccezione, anzi. Ma è un dono più unico che raro, vista la mia Creatura mattutina, che oggi ha quasi battuto il proprio record positivo con sveglia alle 8.00.

E allora ci si alza e si prepara l’occorrente per un pic-nic improvviso ed improvvisato, ché quando c’è il sole a Zurigo non bisogna farselo scappare, che sai poi mai quando ricapita 😉 E ci si butta a capofitto nello spazio verde più bello della città, tra parco, lago, cielo e montagne, a guardare la meraviglia che sarebbe questa città se mai potesse godere di un clima un po’ migliore, e a guardare la propria di meraviglia, che tenta maldestramente di buttare due calci ad un pallone con papà, ed è immediata la certezza che il suo sport sarà certamente un altro. Insieme alla consapevolezza che non sappiamo di certo dove saremo tra dieci, venti o trent’anni, se tra questi cieli o altrove, in quella che chiamavamo “casa” o nel mondo, ma che, comunque sia, Zurigo avrà sempre un posto speciale nel mio cuore. Sicuramente neppure tanto piccolo.

 

 

 

 

ALLA SCOPERTA DEI DINOSAURI


Lo scorso fine settimana attendevamo amici dall’Italia, in occasione del ponte del primo maggio. Le condizioni meteo, però, erano talmente disastrose da suggerirci di consigliare loro un rinvio del tour a nord delle Alpi, motivo per il quale abbiamo cercato qualche alternativa, a misura di famiglia, per evitare di restare tre interi giorni sigillati in casa in attesa che passasse il diluvio universale (il quale, tra parentesi, non ha ancora deciso di lasciarci).

Abbiamo quindi pensato che fosse il momento più adatto per fare una visita al Museo dei Dinosauri, piccola struttura ben conosciuta in zona che si trova a una mezz’ora di strada da Zurigo città. L’esperienza non ci ha affatto delusi, del resto gli Svizzeri in quanto a organizzazione di musei non sono secondi a nessuno 😉 La Creatura era eccitatissima e si è goduta al massimo l’esperienza di osservare tutti i possibili dettagli dell’esposizione, che combina ricostruzioni di questi giganti preistorici con fossili originali, riportati alla luce da diverse spedizioni archeologiche negli Stati Uniti volute dall’eclettico fondatore del Museo.

Come in ogni struttura pensata per i più piccoli, poi, anche in questo caso non mancano giochi interattivi e un piccolo parco esterno che, fortunatamente, siamo riusciti a visitare grazie a una breve tregua dalla pioggia. E, oltre all’immancabile scivolo, alla giostra e alla sabbia, la scoperta dell’area esterna del museo offre una interessante (e un po’ inquietante…) sorpresa!