ROULETTE IN CUCINA

Sono poche le certezze alimentari relative a mio figlio.
La prima e’ che tutto si può dire, tranne che abbia una grande passione per il cibo.
La seconda e’ il prosciutto.
Sin dalla nascita si e’ visto che alimentarsi non pareva essere esattamente tra le sue priorità. Ha passato i primi giorni di vita dormendo senza sosta, neppure sfiorato dal pensiero che le cose erano un pochino cambiate rispetto ai nove mesi precedenti, motivo per cui avrebbe dovuto fare qualche maggiore sforzo per sopravvivere.
Non c’era verso di farlo attaccare al seno, con la conseguenza che dopo settantadue ore di inutili tentativi, esperimenti col tiralatte e (mie) lacrime a profusione, si e’ unanimemente deciso di passare al biberon.
Da quel momento in poi la strada era sembrata, tutto sommato, in discesa, almeno fino all’inizio dello svezzamento. Dopo un avvio oggettivamente incoraggiante, con buona accettazione del cucchiaino e della prima frutta, le cose si sono gradualmente complicate. La scorsa estate il Patato aveva improvvisamente smesso di crescere: per diversi mesi il suo aumento ponderale e’ stato pari a zero. Le difficoltà di fargli accettare decentemente i pasti paragonabili all’ascesa al K2. I medici hanno iniziato ad ipotizzare intolleranze o allergie alimentari, programmando visite specialistiche ed esami, iter non esattamente auspicabile per nessuno, men che meno per un bimbo di un anno.
Fortunatamente, alla fine tutto sembra essersi concluso per il meglio, confermando in ogni caso che il rapporto Patato – alimentazione conosce trend altalenanti e contrapposti.
Periodi di sufficiente espansione esplorativa, subito seguiti da giornate di sciopero della fame, nelle quali, davvero, a nulla valgono i tentativi di proporre il cibo preferito.
D’altra parte, le sue stesse preferenze alimentari continuano ad essere qualcosa di estremamente variabile e imprevedibile. Siamo passati ormai da numerosissime e flessibilissime stagioni d’oro: prima quella della pastasciutta, poi quella del risotto, soppiantata poi dalla pizza (che non masticava neppure, onde non perdere troppo tempo). E’ stata poi la volta dei secondi piatti, della bruciante passione per il salmone, sostituita senza preavviso dal pollo arrosto e dagli involtini di vitello. Grandi abbuffate di uova sode e frittate, qualche giorno dopo sdegnosamente rifiutate alla sola vista. Neppure il gelato e’ rimasto a lungo in pole position.
Credo che il processo possa essere considerato, tutto sommato, normale. Gusti in fase di costruzione che richiedono test a ripetizione, successive conferme o smentite.
Con una, sola, costante ed incrollabile certezza: il prosciutto crudo.
Difficilmente mio figlio sarà mai vegano 🙂

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