UTOPIE

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(Questo oggetto non ha alcun significato esoterico, è solo un giochino dell’epoca vichinga riprodotto da mio figlio a scuola)

 

Alcuni anni fa sentivo spesso parlare dell’Era dell’Acquario. Quando frequentavo il corso di formazione per insegnanti di yoga avevo una collega, da me affettuosamente soprannominata “la veggente”, che in continuazione evocava l’avvento imminente di questa nuova e fantastica era dell’umanità, dove lo Spirito avrebbe avuto la meglio su tutto, e ogni bruttezza, ingiustizia, bassezza umana sarebbe stata presto destinata a sparire, a favore di un tempo di giustizia, pace e fratellanza.

Sono sempre stata alquanto scettica al riguardo, anche solo perché, dandomi un’occhiata intorno, difficilmente scorgevo segnali coerenti con questa prossima epifania, e anzi i loro esatti opposti. Qualche anno dopo, ho maturato la convinzione che, ahimè, il mio pessimismo alla luce dei fatti risultasse ampiamente giustificato. L’appuntamento con un mondo migliore sembra inesorabilmente destinato ad essere rinviato a data da destinarsi. Ci potremmo domandare il perché, quali siano gli ostacoli così immensi (e del resto non del tutto nuovi nella storia dell’umanità) da farci considerare un’utopia un tempo di giustizia e fratellanza. Leggevo un libro qualche tempo fa.

“L’ego è la mente non osservata che governa la tua esistenza quando non sei presente come testimone consapevole, come consapevole. L’ego si percepisce come un frammento separato in un universo ostile, senza alcuna reale connessione con gli altri esseri, circondati da altri ego che considera alternativamente come potenziali minacce o risorse da sfruttare. Gli schemi di base sono progettati per contrastare la sua paura profondamente radicata e il suo senso di mancanza. Sono schemi di controllo, resistenza, potere, attacco. Alcune delle sue strategie sono molto scaltre, tuttavia non risolvono mai definitamente nessuno dei suoi problemi, semplicemente perché l’ego stesso è il problema”. (Eckart Tolle)

Amen.

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STRANI OSPITI

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(Immagine pixabay.com)

 

Sono andata a riprendere mio figlio al corso di arrampicata libera e, avendo un paio di minuti di anticipo rispetto alla fine della lezione, sono entrata in palestra e ho dato un’occhiata in giro. Non lo faccio ormai ogni volta visto che, dopo quasi due anni, a volte ne ho abbastanza 😉

C’era parecchia gente ad allenarsi, non solo i bambini dei corsi settimanali. L’ambiente mi era sembrato più affollato e rumoroso della media, fino a che, cercando di scorgere mio figlio tra la folla, mi è caduto l’occhio a terra, su uno degli enormi materassi che circondano le pareti di arrampicata. Lo sguardo mi è spontaneamente tornato indietro, modello rimbalzo da pallina da ping-pong, nel momento in cui, adagiati su un paio di copertine, ho visto due neonati (forse gemellini) a pancia in giù nella posizione del cobra, con il relativo corredo di giochini, lì, fermi a guardarsi intorno. Avranno avuto sei o sette mesi, non di più. Ancora non si muovevano autonomamente, né erano in grado di girarsi da soli. A pochi metri da loro un paio di ragazze (la madre, o le madri) stava allenandosi sulla parete, lanciando spesso sguardi alla strana coppia sul tappetone.

Dopo anni a Zurigo, sono abbastanza abituata a vedere neonati e bambini nei luoghi apparentemente più improbabili per loro, in conformità alla logica secondo cui sono i figli a seguire i genitori nei loro impegni e attività, e non solo il viceversa. Ma devo confessare che ne sono rimasta parecchio sorpresa (e, in certo senso, pure discretamente ammirata). Complimenti alla signora per l’intraprendenza, la forma fisica e il coraggio!

 

INVISIBILI TRACCE

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(Testo e foto Carlotta G.)

 

Ho fatto tantissimi chilometri la scorsa settimana, su e giù per l’Italia a salutare parenti, amici e conoscenti. Il tempo sempre poco, la stanchezza molta e i letti non sempre ideali per la mia schiena.

Prima di partire mi sono più volte detta che avrei voluto essere altrove, anche se per poco, magari su una spiaggia ligure, dove a volte capito in questa stagione (aprendo una parentesi, a Milano il 12 ottobre mi sono mangiata un gelato, dormito con qualche finestra aperta e lottato contro zanzare fameliche: così a occhio parrebbe esserci qualcosa di strano, non fosse che fino a che fa caldo mi viene difficile lamentarmi. A Zurigo, qualche giorno più tardi, nel pomeriggio si gira in maniche corte. Amen), alla fine, in tutto il tempo trascorso, non ci ho pensato praticamente mai, l’ombra blu del mare occhieggiava da lontano solo in qualche sparuto momento del dormiveglia.

Ho rincontrato e ritrovato tante persone, di varie età, condizioni e storie. Quello che ho pensato, più o meno per tutte, è che la vita difficilmente fa sconti e lascia inevitabilmente visibili tracce, più o meno profonde, sul volto di tutti noi. Ma il tema non sono le rughe, i capelli bianchi, o i chili di troppo. Il tema è come sempre  il “come”. Persone che hanno vissuto diciamo intensamente, con alterne fortune di vita, famiglia, lavoro. Che hanno attraversato continenti, e che continuano ad attraversarli tuttora, nonostante gli anni,  con una grazia e leggerezza che a me sempre sorprende.

La vita è davvero per chi riesce ad attraversarla “senza macigni sul cuore”(*), con la consapevolezza (o inconsapevolezza?!) che tanto, comunque sia, tutto passa, e che è terribilmente inutile, nonché suicida, pensare di potersi opporre alla forza della corrente. Basta assecondarla, seguendola per un po’, almeno fino a quando sarà più forte di noi. E poi scivolare via, in altre direzioni, magari impreviste e imprevedibili, nonostante tutto, nonostante tutti. E c’è una cosa strana, imprevista e imprevedibile, in questi momenti cosmici dove tutto pare terribilmente faticoso e difficile, con l’oscurità all’orizzonte e la minaccia del disastro incombente: più la notte è buia e più io vedo luce, più il cammino è pesante e tortuoso, più mi sento leggera e vedo la meta netta e chiara di fronte a me. Si chiamano, a volte, miracoli. Finché durano.

 

(*) Italo Calvino

A.A.A. STELLE VENDONSI

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(Immagine tratta dal web)

 

Cose strane accadono, a volte. La scorsa settimana ho ricevuto un’email all’indirizzo di contatto del blog: una signora, scrivente apparentemente dalla Francia, scusandosi per il suo italiano imperfetto, chiede di potermi contattare per una proposta di collaborazione col sito per cui lavora. Non avendolo mai sentito nominare, chiedo ulteriori spiegazioni e nel frattempo digito l’indirizzo per capire di cosa si tratta.

Discreta sorpresa nello scoprire che si tratta di una organizzazione che “vende stelle” offrendo dietro lauto compenso il “battesimo” di una stella alla persona che intende fare un regalo a qualche persona cara (figli, nipoti, coniugi e così via). Alla stella verrebbe, quindi, attribuito il nome desiderato in esclusiva e l’acquirente riceverebbe poi un certificato ufficiale da una sedicente organizzazione internazionalmente riconosciuta di “autenticità” della stella e dell’attribuzione del nome.

Sarà che l’incancellabile background in studi giuridici mi ha lasciato una discreta diffidenza nei confronti del prossimo, sarà che, in fin dei conti, questa idea mi pare una cavolata pazzesca, ma decido di approfondire un po’ il tema ed ecco che, stranamente, scopro che… è tutta una truffa. Che da anni esistono numerose aziende che offrono in “vendita” le stelle, quale regalo speciale per eventi importanti quali battesimi, matrimoni, ecc. Peccato che alle stelle non sia in realtà possibile attribuire alcun nome, se non in casi del tutto particolari (quale l’ipotesi di averne scoperta una!) e come spiegato dettagliatamente in questo articolo, ormai risalente a diversi anni fa.

Ciò nonostante, pare che il business continui a prosperare in rete, cosa che a me pare davvero incredibile: già il Piccolo Principe diceva che le stelle non sono in vendita. Nessuno lo ha letto??!!