SAGGEZZA

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(Immagine tratta dal sito http://www.movieplayer.it)

 

I film di Kung Fu Panda piacciono moltissimo a mio figlio, e pure a me, in verità, che li riguardo sempre volentieri. Oltre ad essere estremamente divertenti per il pubblico dei più piccoli contengono, ad una lettura un po’ più attenta e approfondita, un sacco di messaggi decisamente ricchi di contenuti e significato.

C’è, tra gli altri, un breve dialogo in Kung Fu Panda 2 tra Po e il nemico Chen che credo possa valere più di migliaia di trattati di psicologia, se solo fossimo capaci di applicarlo nella vita reale.

“Come hai potuto sopravvivere Po? Ti ho portato via tutto quello che avevi!”
“Le cicatrici si rimarginano, Chen”.
“No, le ferite si rimarginano, le cicatrici restano!”
“Non ha nessuna importanza, Chen, devi lasciare andare le cose del passato. L’unica cosa che conta è chi scegli di essere ora.”

 

 

 

 

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SCH….

parolacce

(Immagine tratta da http://www.studiosalem.it)

Il bello di un figlio più o meno multilingue sta nel fatto di poterlo vedere giocare su una spiaggia ligure con una creatura più o meno della stessa età, proveniente da nord delle Alpi, in un idioma comune ai due, ma non al luogo in cui si trovano e, contemporaneamente, permettere ai genitori – per i quali le vacanze con loro non sono così spesso vacanze – di mettere per un’oretta il cervello in modalità off-line e godersi il sole autunnale prima che tramonti.

Quando il mio di cervello è in modalità off è off; ad un certo punto il Marito mi domanda:

“Hai sentito quello che ha detto nostro figlio??!!”

“No, perché? Cos’ha detto?!”

“Una parola che mi pare di aver sentito anche prima…mi pare proprio non sia una bella parola…Scheisse!”

(nota a margine: in famiglia quella che parla dovrebbe parlare il tedesco sono io, il Marito dice e capisce due parole basiche del tipo: buongiorno, buonasera e buonanotte, mi chiamo…., sono italiano ecc.)

“E che vuol dire Scheisse??” “Io non l’ho mai sentita…”

“Mi pare proprio che voglia dire…merda!”

Rapido e immediato controllo sul dizionario on line e traduzione confermata.

“Ma è proprio strana ‘sta cosa, io non credo di averla mai sentita! … Tu come fai a saperla, scusa?”

“Beh, in ufficio, non sai quante volte al giorno la sento!”

Alternative:

  1. gli svizzeri, fuori dai luoghi di lavoro, sono educatissimi e non pronunciano mai parolacce in pubblico
  2. in svizzero-tedesco merda si dice in un altro modo, quindi avrò sentito per forza quello senza capire un’acca
  3. il non lavorare a contatto diretto con persone che imprecano in pubblico è un deficit incolmabile per lo sviluppo delle competenze linguistiche
  4. il mio stordimento ormai ha superato i livelli di guardia e mi dovrei seriamente preoccupare.

Propendo per le ipotesi 3 e 4.

 

INCONTRANDO ELASTI

La vita a volte è strana e, per fortuna, succede anche che riservi sorprese (belle!) inaspettate. In occasione delle nostre peregrinazioni italiane durante vacanze autunnali abbiamo programmato qualche giorno da mia suocera a Bologna. Del tutto inaspettatamente, come un fulmine a ciel sereno, qualche giorno prima di partire, FB mi comunica che sabato 13 ottobre Claudia De Lillo – Elasti interverrà ad un evento organizzato dalla biblioteca comunale di un piccolo paese a due passi da dove ci troviamo e fortemente voluto dalla giovanissima Sindaca.
Occasione irripetibile e irrinunciabile, appuntamento segnato in agenda: “Alle 16.30 devo essere là”.
Convinco il Marito a restare con me, voleva accompagnarmi e tornare a prendermi al termine dell’evento: riottosità tipicamente maschile (le donne e le donne-mamme, inutile dirlo, solo la schiacciante maggioranza del pubblico), miseramente sbriciolatasi alla fine dell’esperienza.
Claudia De Lillo è come te la immagini leggendo Elasti, e la sua frequentazione virtuale quasi quotidiana fa quell’incredibile effetto di conoscerla da secoli: uno scricciolo di enorme energia, unita ad una commovente combinazione di profondità, ironia e leggerezza. Per tutti i presenti, più volte dichiarato, il desiderio sarebbe stato quello di restare lì, ore, semplicemente ad ascoltarla parlare. C’è un ampio spazio per le domande del pubblico sul suo lavoro (meglio, dei suoi lavori), il blog, l’Elasti-famiglia con i suoi favolosi personaggi.
Vuoi farle una domanda?” “Vuoi fare una foto con lei?” mi domanda a più riprese quello seduto a fianco.
Impossibile. Io sono ammutolita, la testa completamente vuota, paralizzata dalla commozione. Peggio di una tredicenne al concerto della propria rockstar preferita. È un fatto che fatico a spiegarmi e che, appunto, non ricordo di aver provato dopo i quattordici anni. Non vorrei essere, per nulla al mondo, in un luogo diverso da quello in cui mi trovo, e vorrei restare lì per sempre, semplicemente ascoltandola.
Arriva il momento in cui, a malincuore, mi devo alzare e tornare a casa, pensando che la forza delle donne è davvero qualcosa di magico e incredibile e che, a volte, il mondo è davvero un luogo meraviglioso in cui stare.