L’ATLANTE DELLE ESPLORAZIONI – Venerdì del libro

Oggi parlo eccezionalmente di un volume per bambini, che non mi capita così spesso di recensire. In realtà questo potrebbe benissimo essere adatto anche ad una lettura “più adulta” per quanto l’ho trovato bello e ben fatto.

E’ stato un regalo di Natale dei nonni per la Creatura, tra l’altro capitato a pennello in modo quasi casuale, perché quest’anno mio figlio sta facendo a scuola un seminario proprio sul tema dei grandi viaggi di esplorazione del mondo e, leggendolo, abbiamo scoperto che viene utilizzato proprio questo libro come traccia dall’insegnante (anche se in lingua tedesca e il nostro è un’edizione italiana).

Il testo tratta, in ordine cronologico, a partire circa dall’anno 1000 d.C. le grandi missioni esplorative del mondo, soffermandosi anche sui personaggi più o meno noti che hanno compiuto queste grandi imprese, soffermandosi brevemente sulla loro biografia. Oltre al fatto che, onestamente, ho imparato io stessa un sacco di cose che non sapevo (i “miei” esploratori più noti si limitavano forse a Cristoforo Colombo e a Marco Polo…), resta davvero la meraviglia per imprese incredibili, considerati e tempi e gli scarsissimi mezzi a disposizione, che non hanno però mai fermato l’essere umano nella sua sete di conoscenza e scoperta. Una lettura consigliata, direi per tutta la famiglia!

“So benissimo di essere un privilegiato. Sono nato in una famiglia ricca, ho avuto la possibilità di scegliere come impiegare il denaro di mio padre; ma ho anche voluto uscire da quei salotti, dalle biblioteche in cui ho studiato per anni, lasciare le carrozze e i miei abiti pregiati per guardare da vicino il nostro pianeta. Sapevo che per conoscerlo meglio avrei dovuto camminare, viaggiare, pormi delle domande e cercare delle risposte. Cos’è, perché, quando, dove? Nel silenzio delle vette più alte, quando la fatica della scalata fa battere il cuore nelle orecchie, le domande rimbombano ed ecco apparire le risposte, portate dal vento gelido che mi lacera le labbra, come se fossero già nelle cose, nelle rocce, nel ghiaccio nelle montagne e nei fiumi. Ho ascoltato quelle risposte che mi saziano dalla fame, che mi asciugano il sudore.” (Alexander von Humboldt)

(Questo post partecipa al “Venerdì del libro” di Homemademamma)

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SUPERANDO RUGHE E CAPELLI BIANCHI

(Foto Carlotta G.)

Tra un paio di settimane è il mio compleanno. Uno di quelli quasi tondi, che cominciano ad essere non pochi. Di quelli che significano forte intensificazione di rughe e capelli bianchi (i quali, sia detto tra parentesi, mi disturbano assai più delle prime), volendo limitarsi solo all’aspetto esteriore della faccenda. Di quello più profondo è quasi altrettanto difficile dimenticarsi, ma non si tratta di riflessioni condivisibili liberamente in pubblico.

Esistono varie strategie rispetto alla celebrazione del tempo che passa, soprattutto quando questo incedere rischia di essere considerato il nemico da affrontare (ma, per ovvi motivi, impossibile da sconfiggere). C’è il “low profile”, facciamo finta di niente, ignoriamo la data sul calendario e speriamo che il tempo si scordi di noi. C’è il profilo “festeggiamo alla grande”, finché la barca va lasciamola andare e sfruttiamola al meglio. C’è il profilo “ho già prenotato l’appuntamento col chirurgo plastico”, visto che quelli dal parrucchiere non fanno già più notizia da anni. C’è il profilo “sto pensando al piano B, al buen retiro per la vecchiaia“, ammesso che quando arriverà il momento me lo possa davvero permettere.

E lascio volutamente da parte, perché il post vuole essere un po’ sanamente cazzaro, le considerazioni vere, quelle “serie”, il ricordo di coloro che c’erano e non ci sono più. Le storie di vita vissuta senza l’happy end, che pure esistono e sono spesso ben più numerose di quelle segnate dal buen retiro su una spiaggia tropicale.

Eppure. Eppure qualche tempo fa mi sono trovata a dire al Marito che io mi sento sicuramente più giovane di venti anni fa. Che so più cose di venti anni fa, ma anche solo di dieci o di due. Che una parte della testa ha l’impressione di essere ferma ai 28 anni, ma ai 28 veri, come dovrebbero essere, e noi ai 28 che ho avuto. Che se arrivasse adesso il genio della lampada e mi chiedesse se volessi tornare magicamente a venti anni fa, ma i venti anni fa come erano al loro tempo, e non i venti anni fa di me come sono adesso, non avrei un secondo di dubbio nel rispondere: “Col cavolo!”. E sarebbe una risposta data davvero con la testa, col cuore e con la pancia. Di quelle che non lasciano spazio nemmeno ad una frazione di secondo di dubbio o tentennamento. Di quelle che lascerebbero interdetto il mago della lampada, col sospetto fondato di trovarsi di fronte ad una matta vera, di quelle da ricovero psichiatrico coatto.

Eppure. Eppure so che in quel “col cavolo!” c’è il regalo più bello che potessi ricevere, tra tutti quelli seppur meravigliosi già ricevuti.

INSEL MAINAU

Sono spesso un po’ pigra ad attraversare la frontiera nord per andare in Germania. Per qualche strano e non del tutto consapevole motivo ho in testa l’impressione che ci sia poco di interessante. Peccato che, poi, quando mi capita di farlo, devo ricredermi in maniera drammatica, tanto che sulla strada del ritorno, pronuncio sempre le fatidiche parole: “Ma anche qui hanno posti bellissimi|”

Dopo ben sei anni siamo riusciti finalmente a visitare i giardini botanici di Insel Mainau, che si trova sul lago di Costanza (Bodensee), a pochi chilometri dal centro della città, e che da parecchio tempo ci ripromettevamo di vedere. Del luogo conoscevo già la fama, diversi amici c’erano già stati, anche più volte, con testimonianze entusiastiche che non posso che confermare.

Giardini immensi, circondati dal lago, con un castello al centro. Migliaia di alberi e fiori, una serra per le palme – che accoglieva anche una esposizione di orchidee durante la nostra visita – e una che ospita centinaia di bellissime farfalle tropicali provenienti dal Costa Rica. E poi un parco giochi immenso e super creativo e attività interattive per bambini di tutte le età (non per nulla denominato Kinderparadies!), nonché mostre temporanee, bar, ristoranti, bistro, per una sosta per rifocillarsi e recuperare energie vista lago o vista natura. Ovviamente il “piatto forte” sono i fiori, diversi nelle fioriture a seconda della stagione: in questo momento i tulipani (i miei preferiti!) sono al loro massimo splendore e sta iniziando la fioritura delle azalee.

Gli spazi sono immensi, ma anche l’afflusso del visitatori da ogni parte del mondo è notevole. Il problema può esserci soprattutto per l’accesso al parcheggio e per le code alla biglietteria e ai ristoranti. Se nel primo e nell’ultimo caso non resta che armarsi di un po’ di pazienza, nel secondo è possibile acquistare il biglietto di ingresso anche on-line, cosa che mi sento vivamente di consigliare soprattutto in caso di visita in giornate festive o periodi di vacanza.