A VOLTE RITORNANO

Immagine tratta dal sito www.padovanet.it

Immagine tratta dal sito http://www.padovanet.it

 

Stavo andando dal medico stamattina, quando ho avuto un lontano ricordo di questo post. Sono un classico gli “a volte ritornano”. 

E pensare che sarebbe stata una domenica simpatica, saranno stati almeno vent’anni che non mettevo piede (con relativa ridicola scarpetta) su una pista da bowling. Era una festicciola di compleanno tra bimbi, con il mio che, pur lanciando palle obiettivamente più grandi e pesanti di lui, si è divertito un mondo e non vede l’ora di ripetere.

Io avevo declinato all’invito “No, grazie, sai ho un po’ di problemi alla schiena” …. mai farsi convincere, soprattutto quando si sono superati gli anta. Ed era pure stato divertente, alla fine, dopo venticinque anni vincere addirittura la partita contro tutti gli altri, anche quelli che giocano spesso.

Peccato che, poi, se ne debbano pagare conseguenze: spalla bloccata, collo dolorante, un giorno di antinfiammatori, il mal di stomaco, l’illusione che tutto si sistemi, la notte insonne, l’appuntamento dal medico.

Sa, tra pochi giorni dovrei anche partire per le vacanze” ….

“Spero non debba andare a sciare”

Per fortuna no, gli sport estremi pensavo di averli abbandonati da un po’ 😉

PILLOLE DI SVIZZERA (secondo me)

(Immagine tratta da Internet)

(Immagine tratta da Internet)

 

A volte da me soprannominata il “Paese dei Puffi“: tutto è piccolo, a volte tanto, tanto, di più rispetto a quanto siamo abituati in Italia (che, tra l’altro, non è certo l’America):

– il frigorifero, la lavastoviglie (con la luce dentro, però, che non ho ancora capito a cosa possa mai servire)

– i cassetti del freezer (per chi ce l’ha)

– i supermercati e il loro rispettivo assortimento

– le porzioni di cibo, le bistecchine confezionate singolarmente e sottovuoto come gioielli

– le dosi di birra: solo 33 cl. (i boccali da un litro di germanica memoria qui non esistono)

– i limiti di velocità sulla strada

 

Ci sono, però, cose sicuramente grandi:

– i prezzi, pressoché di qualsiasi genere di consumo, tranne qualche rara e sorprendente eccezione (il latte, alcuni prodotti per bambini, le assicurazioni)

– le montagne, gli spazi verdi, i boschi, il cielo  – quando risplende del suo blu senza nuvole –

– il vento, il vento, il vento

– i laghi e i fiumi

– le auto (di media, quella che vedi in giro e “fa più schifo” è un’Audi, e da questo punto di vista temo ormai che mio figlio si sia fatto una concezione distorta della realtà del mondo)

– le librerie (e arriverà, santoilcielo, il giorno in cui riuscirò a passarci una giornata intera, in tutti i tre piani – facendo la pausa pranzo da Starbucks –  e capendo perfettamente cosa diamine sto leggendo)

– il silenzio (non grande, immenso)

– la cortesia formale delle persone (di cui, forse, il silenzio è una diretta conseguenza)

– l’amore per il barbecue

– l’amore per lo sport e per le attività all’aria aperta

– l’orgoglio nazionale e le sue mille bandiere

– i cantieri

– l’ordine e la pulizia delle strade e di tutti gli spazi comuni (compresa la cura degli addetti alla nettezza urbana che puliscono i cartelli stradali e i cestini dell’immondizia)

 

Ci sono poi altre cose, né grandi né piccole, che continuano a solleticare la mia curiosità e alle quali, ancora, non so dare risposte:

– gli appartamenti senza lavatrice

– le case con il bunker antiatomico

– le pastiglie di iodio fornite in via preventiva in caso di incidente nucleare

– i ponti minati

– l’elevata incidenza del suicidio come causa di morte tra i giovani adulti

– la prova generale delle sirene di tutto il Paese, ogni anno a febbraio

– il fatto che quasi mai qui si veda un genitore abbracciare e baciare i propri figli

– le pubblicità naive della RSI

– la babele di lingue e dialetti con cui, apparentemente, si destreggiano senza grosse difficoltà

 

 E altre mille cose, di cui sicuramente in questo momento mi sono dimenticata.

 

 

 

 

 

TRASFORMAZIONI

(Immagine tratta dal sito www.pianetamamma.it)

(Immagine tratta dal sito http://www.pianetamamma.it)

 

Se qualcuno me l’avesse predetto, anche solo un annetto fa, non ci avrei mai creduto. Che i bambini a partire da una certa età, magari anche quei disperati che hanno passato tutta la loro vita a non chiudere occhio – e a non farlo chiudere a tutti coloro che gli sono stati intorno – possono iniziare a godersi l’ozio sotto il piumone.

Pare che il giro di boa epocale sia più probabile dopo i cinque anni. In effetti nel nostro caso pare che questo sia il trend e che, udite udite, anche nel fine settimana capiti ogni tanto il miracolo inconcepibile di non doversi più svegliare all’alba per gli implacabili ritmi biologici della creatura. Magari sono l’inverno e il buio che favoriscono la coccolite e in questo caso sono estremamente grata alla stagione 😉 oppure è più in generale un ritardato “effetto Svizzera” dagli esisti imprevedibili.

Del resto, qualcosa di obiettivamente inaudito è capitato anche a me medesima di recente, e ci sono rimasta di sasso. Ora, ognuno ha le sue fissazioni e pure io ne ho parecchie di mie, che oltre l’alba dei quaranta ho sempre temuto di tenermi a vita. Una è la fobia della salmonella, cosa che ha fatto sì che la sottoscritta vietasse ad un’amica di preparare la crema al mascarpone per l’ultimo dell’anno in quanto contenente uova crude!

In occasione dell’ultima lezione di musica la maestra della Creatura ha fatto sbizzarrire gli scalmanati facendo costruire per il Carnevale una maschera da strega con le confezioni delle uova. La sera, quando il Marito è rientrato a casa e ha visto l’opera omnia (beato basteln svizzero ;-)) mi ha guardato perplesso, esclamando d’un tratto:

“Ma come?! La scatola delle uova??? L’avranno lavata???!!!”

“Assai improbabile, è di cartone”

“E la salmonella?”

“E va beh, non devono mica mangiarla la scatola… che sarà mai”

A me della scatola “contaminata” non era neppure passato dall’anticamera del cervello. Miracoli svizzeri 😉

PRETESE

 

Dovrei iniziare con una premessa. A casa nostra non vigono abitualmente abitudini da elevato galateo in tavola, non abbiamo servizi di piatti, bicchieri, posate di grande valore. Da anni ormai abbiamo archiviato pure la tradizionale tovaglia italiana, salvo che in presenza di ospiti, per passare alle più pratiche tovagliette all’americana (neppure in tessuto, addirittura usiamo quelle lavabili …). Una tristezza, verrebbe da dire. E forse questa è la spiegazione che mi dovrei dare nel cercare di comprendere l’affermazione di mio figlio, cinquenne, un paio di giorni fa.

Eravamo a tavola e stavamo pranzando, con relativa calma, essendo domenica. Avevamo mangiato il primo piatto e stavamo passando al secondo. In modo del tutto improvviso ed inatteso, Lui si rivolge al papà che gli porge la forchetta per mangiare l’insalata:

NO! Io non la voglio questa!”

“Cosa vuol dire che non la vuoi? Perché?”

E’ sporca!!!!! Adesso bisogna mettere due forchette! Una per il primo e una per il secondo, capito?!?!?”

Basiti, non siamo riusciti ad evitare di scoppiare a ridere. Ma io continuo a non capire come possa essergli venuta una simile uscita.

La nostra tavola deve essere davvero di una tristezza mortale, ci toccherà fare un salto a Buckingham Palace uno di questi giorni 😉