UP & DOWN

(Immagine tratta dal sito: www.uabsport.be)

(Immagine tratta dal sito: http://www.uabsport.be)

 

L’ho già detto e mi tocca ripeterlo. Marzo non è il mio mese, non è il nostro mese. Ho/abbiamo sempre questa fase calante, proprio fisicamente intendo, che fa esplodere forse i malanni tenuti in sospeso per tutto l’inverno, proprio quanto l’illusione della primavera è più vicina.

Quest’anno la fase calante ha interessato in qualche modo anche la mia luna di miele per il luogo in cui vivo, o meglio, per parte di coloro che lo abitano. Non voglio creare un caso, tutto il mondo è paese, come dicono dalle mie parti (e non solo). Ma quando capitano certi tipi di piccoli incidenti ti sorge il lucido sospetto che i luoghi comuni che interessano gli svizzeri siano, a volte, non solo luoghi comuni e che, dunque, in questi casi devi rimboccarti le maniche e combattere, esattamente come dovresti fare da qualsiasi altra parte del pianeta terra, dove non si sforzano di fingere di essere così perfetti senza esserlo.

E tutto ci può stare, ma pare troppo un medico che non vuole prescriverti un antibiotico per un bambino col timpano perforato e il pus che cola dall’orecchio, che il farmaco che ti viene consegnato sia in verità scaduto, che dopo una settimana non ti sappiano dire se tuo figlio è guarito o meno, che tu debba andare con urgenza dallo specialista, il quale, a sua volta, ti lascia qualche perplessità. E se la proverbiale cortesia svizzera sembra d’un tratto sparita dalla faccia del pianeta, se pure entrando in un paio di ristoranti ti devi meritare risposte di malo modo semplicemente per sapere che il locale è pieno, allora ecco, inevitabile come la morte, appare il tuo anticorpo patriottico che comincia ad insinuarti il tarlo del dubbio di ogni emigrato che si rispetti: “Perché non te ne torni da dove sei venuta?! Almeno lì sai come difenderti e non devi fare quotidiane battaglie in una lingua che ti resterà estranea per tutto il resto della vita!”

Poi mi dico che è marzo, tra un paio di giorni aprile e che, alla fine, anche la maledetta primavera passerà. La mia collega greca V. mi ha svelato un grande segreto: esiste un occhio apposito per il mese di marzo, di colore rosso invece del tradizionale blu, creato proprio per proteggere contro le sfighe marzoline. 

(Immagine tratta dal sito www.svagheggio.forumfree.it)

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Sarà il mio obiettivo per il 2017.

 

 

 

 

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RABBIA!!!

(Immagine tratta dal sito www.cinematografo.it)

(Immagine tratta dal sito http://www.cinematografo.it)

 

In una domenica di quasi primavera, la prima di condizioni meteorologiche perfette dopo non si sa neppure quanto tempo, i due terzi della famiglia erano ammalati. L’alternativa allo stato comatoso in posizione orizzontale era lo stato comatoso in posizione orizzontale con film al seguito, così da intrattenere almeno per un po’ la piccola belva. E visto che mi era appena arrivato il pacco Amazon con “Inside Out”, che non eravamo riusciti a vedere al cinema, ecco fatto il programma del pomeriggio.

Premetto col dire che, a mio parere, quelli della Disney Pixar fanno quasi sempre film bellissimi, che anche questo non è da meno, che l’idea di entrare nella testa delle persone e dar corpo e voce al funzionamento delle emozioni è davvero notevole. Non a caso, forse, il film ha pure vinto l’Oscar. Però, sarebbe anche da dire che, a differenza di altre pellicole (come il recente e bellissimo “Il viaggio di Arlo) “Inside out” è troppo complesso per essere considerato un film per bambini (e credo che qualcuno l’abbia già fatto presente). Mio figlio obiettivamente è ancora piccoletto, e cinque anni e mezzo sono decisamente pochi per capire la complessità della trama e tutti gli ” sconvolgimenti” che avvengano nella testa della ragazzina protagonista. Ma credo che anche per bimbi un po’ più grandicelli l’esatta comprensione del cosa, come, quando e perché di tutta l’avventura sia cosa niente affatto scontata: in alcuni momenti ho fatto fatica pure io a capire cosa stesse succedendo e ok che stavo maluccio, però!

Bisogna però ammettere che la rappresentazione delle emozioni nei piccoli personaggi è geniale e sicuramente il punto di forza del film. Da domenica il Marito mi chiama “Tristezza” (la mia preferita, infatti ;-)), io rispondo continuamente dicendogli: “Ehi, Gioia, vedi di darti una calmata!” e il Piccoletto è stato assolutamente esaltato dalla Rabbia (in una settimana in cui, peraltro, le occasioni in incazz…. non sono affatto mancate) che, in effetti, è esattamente uguale a lui e di cui ha pure disegnato il fuoco che esce dalla testa, appiccicandoselo poi ai capelli con nastro adesivo!

fuoco

 

Il venerdì del libro: “LA REGOLA DELL’EQUILIBRIO”

libro

Erano anni che aspettavo di leggere un nuovo romanzo dell’avvocato Guerrieri, dopo aver letteralmente divorato i precedenti volumi ed aver più volte pensato che nulla avrebbe potuto competere con quelle pagine di Gianrico Carofiglio. Col tempo i ricordi si sono un po’ affievoliti, ma il livello di aspettativa restava ovviamente altissimo.

“La regola dell’equilibrio” per trama non mi ha fatto impazzire: sicuramente il tema (il super-giudice accusato di essere corrotto) è interessante e attuale, ma a mio parere la storia in sé non riesce a competere con quelle precedenti per pathos, suspense e complessità. C’è però da dire una cosa, che ho sempre pensato e che ritengo di confermare: Carofiglio scrive da dio e l’analisi psicologica dei personaggi, così come la loro descrizione, è sicuramente qualcosa di sublime. Ci sono pagine che rendono meglio di un trattato chi è l’essere umano e “come funziona”.

Io aspetto quindi la prossima puntata.

P.s. e punta di italico orgoglio: i romanzi di Gianrico Carofiglio, così come quelli di Andrea Camilleri, sono sempre tra i best-seller stranieri nelle librerie di Zurigo.

“Mi ero sentito fragile. Avevo pensato che se non era successo in quell’occasione sarebbe potuto succedere tra qualche mese, tra qualche anno. Era subentrata una paura diversa da quella del giorno prima. Una era un dolore acuminato, l’altra una febbre flaccida. Tutte e due umilianti, in modo differente. Quando il medico mi aveva telefonato per dirmi che gli esami erano sbagliati, avevo pensato che le lancette venivano riportate indietro, che la mia vita sarebbe ripresa uguale lì da dove si era interrotta. Ma non era così. La mia vita era cambiata, e in modo irreversibile, dopo quelle ventiquattro ore”.

(Questo post partecipa a “Il venerdì del libro” di Homemademamma).

ALLA SCOPERTA DEL “KULTURAMA” DI ZURIGO

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(Immagine tratta dal sito http://www.kulturama.ch)

Zurigo offre numerose possibilità di cultura e svago per bambini di tutte le età. Nella stagione invernale, per evidenti ragioni meteorologiche, l’opzione “museo” può essere l’ancora di salvezza in un fine settimana freddo o piovoso. Il portale turistico Zuerich.com pubblica addirittura un elenco di musei interessanti per i bambini nel centro della città e nei dintorni.

Pescando proprio da questi suggerimenti lo scorso fine settimana abbiamo visitato per la prima volta il Kulturama, un piccolo museo dedicato alla storia dell’evoluzione della specie umana. Oltre all’esposizione permanente il museo offre anche mostre temporanee tematiche e diversi laboratori interattivi, sia per gli adulti che per i più piccoli. Pur essendo un museo adatto anche ai bambini, molti suoi contenuti sono assolutamente interessanti anche per i genitori e, anzi, devo dire che per apprezzare diverse cose i cinque anni e mezzo di mio figlio si sono dimostrati un po’ pochini. Lui si è stato come sempre interessato al mondo dei dinosauri e affini, nonché da diversi aspetti di anatomia del corpo umano, del quale, naturalmente, non ha però ancora sufficienti nozioni.

Il bello di quasi tutti i musei svizzeri che abbiamo visitato è, però, dato dal fatto che si possono apprezzare diversi livelli di approfondimento dei relativi contenuti, ragion per cui tutti possono sempre imparare qualcosa. Questa volta ha imparato molto il Marito: ha avuto, infatti, la possibilità di indossare una speciale “imbragatura” che simula lo stato di gravidanza, per far capire il peso che il corpo della donna sopporta durante i mesi di gestazione:

“Ma davvero tu facevi tutta ‘sta fatica?!”

Appunto.

 

SPECCHI

Immagine tratta da sito www.grazia.it

(Immagine tratta da sito http://www.grazia.it)

 

Mi è apparso un specchio, un paio di giorni fa, in modo improvviso e inaspettato. Ero a lezione di tedesco, relativamente rilassata, con un’altra compagna di corso e l’insegnante. Ad un certo punto hanno bussato alla porta, è entrata una ragazza, non so di che provenienza, che, in inglese e con una certa fatica, ha domandato informazioni su dove fosse la sua aula. Là dove si sarebbe aspettata di trovare tutto pronto per la sua fatica quotidiana non c’era nessuno.

Tra me e me quasi sorridevo, sono cose che capitano neppure tanto di rado nella piccola scuola che frequento, dove un sacco di ottime qualità sono “controbilanciate” da una manager tuttofare a volte leggermente incasinata nel suo tentativo di organizzare un’attività complessa secondo logiche cecoslovacche applicate alla Svizzera ;-). Le è stato risposto, nel modo rassicurante e accogliente che solo la santa donna che da un paio d’anni cerca di insegnarmi il tedesco riesce ad avere, forse anche grazie alla sua seconda laurea in psicologia, o forse semplicemente perché lei è così: “Se non trovi nessuno o hai ancora qualche problema, torna pure qui con noi!”

Che c’è di tanto strano, direte voi? Nulla, in effetti. Cose di ordinaria amministrazione che possono capitare a tutti quanti ogni giorno.

Però, nel minuto scarso in cui si è svolto lo scambio di battute tra la mia insegnante e la ragazza sconosciuta, io guardavo lei e il suo sguardo oscillante tra il terrorizzato e lo smarrito che parlava al posto della sua incapacità ad esprimersi con la lingua del luogo.

Non so se avrei la forza di ricominciare da capo.

L’APARTHEID DEI COMPLEANNI

Divieto accesso non addetti

Bisogna ormai dirlo: i bambini, quasi sin dai primi anni di vita, hanno una vita sociale mediamente invidiabile. Sicuramente più della mia.

A partire dai quattro/cinque anni, quando non prima, inizia l’intensa stagione delle feste di compleanno, abitualmente in concomitanza dell’anno scolastico. A chi, come a mio figlio, è capitato di nascere in piena estate tocca il considerevole sforzo organizzativo di anticipare o posticipare i festeggiamenti rispetto alla zona vacanze che rischia di essere off-limits rispetto a qualsiasi invito.

Nonostante per i genitori l’attività di accompagnamento alle festicciole varie rischi a tratti di essere una solenne rottura di scatole (e qui si distinguono i due schieramenti: quello di coloro che stigmatizzano fino alla morte i compleanni del sabato e domenica, e quello di coloro che in ogni modo li ritengono meno peggio rispetto agli incastri della settimana), io devo dire che mi fanno grande tenerezza. I bambini, non i compleanni, che per un giorno sembrano i re dell’universo rispetto al quale tutto passa in secondo piano, in spasmodica attesa di spacchettare quei regalini anelati per settimane, di un pomeriggio delirante in cui quasi tutto è permesso e loro si divertono davvero in modo commovente. Mi fanno un po’ tenerezza, pur se mista a profondo disgusto, anche quando sputano tutti inevitabilmente sulla torta in attesa di spegnere le candeline: anzi, dovrei dire che mi fa tenerezza la dimostrazione vivente che un sistema immunitario esiste ed è, abitualmente, molto efficiente, altrimenti non si spiegherebbero sopravvissuti.

Quello che, al contrario, non mi fa tenerezza per nulla, ma a cui temo dovrò sempre più abituarmi, è il trend che si manifesta sempre più man mano che le creature crescono, per cui i maschi invitano alla loro festa solo i maschi e le femmine solo le femmine. Onestamente, dopo averli visti per diversi anni giocare insieme a qualsiasi gioco, rispetto al quale non esisteva nessuna etichetta precostituita, la cosa mi procura una discreta tristezza, non riuscendo a comprendere fino in fondo le ragioni di tale segregazione. Capisco altrettanto perfettamente che temo di dovermici sempre più abituare.

 

RIENTRI

tenerife

(El Teide – no filter. Foto Carlotta G.)

 

E’ sempre difficile scrivere dopo i rientri dalle vacanze. Ci sono due grandissimi rischi: il piagnisteo generalizzato per il rimpianto di quello che è stato, o la celebrazione assoluta delle gesta gloriose, del tutto prive di qualsiasi negativa memoria, tra cui anche la disavventura dell’escursione all’ospedale della località di villeggiatura.

Potrei dire che, tutto sommato, è sempre bello tornare a Zurigo, alle granitiche certezze dei due gradi di minime di questo inverno bislacco, alla sua aria frizzante e pulita che ti solletica i polmoni, al suo mondo dove quasi tutto funziona alla perfezione dentro i binari saldamente ancorati al suolo degli efficientissimi tram.

Potrei dirlo, e lo dico. Senza ironie recondite, senza sarcasmo.

Potrei, però, anche dire, altrettanto senza ironia, che atterrare a poche ore di viaggio in un luogo dove a febbraio veleggiano i 20/25 °C, dove non puoi permetterti di uscire senza aver prima inforcato gli occhiali da sole (“Mamma, ma perché qui c’è sempre così tanto sole??? Mi dà fastidio….”) e dove al parco giochi bambini sconosciuti fanno quasi amicizia in un paio di minuti, giocando insieme come se si conoscessero da anni, qualche dubbio sull’esistenza che stai conducendo ti viene.

Ma credo sia solo a causa della luce accecante che sicuramente altera l’equilibrio biochimico del cervello. E’ la Spagna, bellezza.