UNA TERRAZZA SU ZURIGO

Panorama di Zurigo da Uetliberg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ da quando siamo arrivati a Zurigo che volevamo visitare la “terrazza sulla città”: Uetliberg, la collina che domina, dall’altro dei suoi 871 metri, tutto il panorama sottostante, con la città ai suoi piedi, il lago, gli spazi verdissimi delle campagne circostanti e le montagne sullo sfondo.

Ci siamo riusciti solamente ieri, approfittando di un intervallo di clemenza meteorologica durata poco più di mezza giornata. Devo dire che ne è valsa la pena: nonostante qualche nuvola incombente abbiamo potuto ammirare un paesaggio magnifico, salire sulla torre panoramica alta 30 metri, che si trova proprio di fronte all’hotel-ristorante Uto Kulm, e fare qualche fotografia, esattamente come i “veri” turisti!

Noi abbiamo scelto di arrivare a Uetliberg in treno, comodissima soluzione che da Hauptbahnhof (la stazione principale di Zurigo), o da una delle altre stazioni cittadine situate lungo il percorso della S-Bahn 10 (ferrovie urbane), arriva in pochi minuti a destinazione. Al capolinea si trovano già un bel parco giochi per i bambini, un chiosco e un ristorante self-service, dove noi avremmo poi pranzato prima del rientro a casa (e dell’immancabile pioggia pomeridiana ;-)). Dalla stazione è poi possibile salire al punto panoramico più alto, con una tranquilla passeggiata di una decina di minuti, oppure scegliere tra uno dei tantissimi percorsi che si addentrano nel bosco per chilometri e chilometri, per tutti i gusti e tutte le capacità “camminatorie”. Da lì parte anche il famoso “Sentiero dei pianeti” che collega Uetliberg a Felsenegg: ma che, nel nostro caso, non è alla portata di un bimbo di neppure quattro anni, per cui attendiamo di vivere anche quest’altra esperienza non appena le gambe lo permetteranno!

 

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IO SONO

Resto sempre un poco perplessa quando mi capita questo genere di cose.
Un piccolo smarrimento di qualche istante.
Poi ripenso a quanto dicevo, tra me e me, prima ancora che mio figlio nascesse.
E allora mi consolo, perché, da questo punto di vista, non vorrei cambiarlo mai, neppure di una virgola.

Patato tu sei l’amore della mamma e del papà?”
“No!”
“No?! E perché?”
Io sono il Patato. E basta

E così, solo per un po’ di sadico spirito polemico, mi piacerebbe qualche volta che al posto mio ci fossero quelle immense schiere di madri che, con infinito orgoglio, sostengono che il senso della loro vita sono i figli.

NO PANIC

Ho il mio tallone d’Achille, come tutti. Come le madri, forse, hanno ancora di più. Per i malanni di mio figlio confesso che spesso mi viene il panico. L’ho imparato negli anni e cerco, al mio meglio, di tenere il più possibile la cosa sotto controllo.

Sulle altre cose relative alla gestione ordinaria della prole, invece, credo di no. Non mi assale facilmente la paranoia che tutto possa essere pericoloso, che possa andare tutto male, che lui possa avere un incidente ogni venti secondi, che non riesca a imparare il tedesco o andare incontro ad una vita di fallimenti, e cose così.

Eppure è successo. Il panico proprio. Minuti interminabili in cui tutti i possibili scenari nefasti mi si sono affacciati alla mente. La polizia, il dover spiegare (in non so bene quale idioma) che mio figlio era sparito. Due minuti prima era davanti a me, a noi, visto che c’era pure il Marito, col monopattino, quello “giocattolo”, tra l’altro, quello scampato ai furti, che non va neppure tanto veloce. E che, poi, all’improvviso, tempo qualche secondo, lui non si vedeva più: svanito nel nulla. Che a niente era servito cercarlo, chiamarlo, tornare indietro e andare avanti, in quei pochi metri che ci separavano. L’angoscia, il pensare a cosa doveva spinto ad allontanarsi così tanto da mamma e papà, fino a non vederli più, e ciò nonostante non tornare sui suoi passi, neppure dopo essersi reso conto di essere rimasto solo. Il peggio alla mente, nonostante ci si trovi in uno dei luoghi più bambino-friendly del mondo, che, alla fine, non si sa mai. Che le disgrazie e le assurdità accadono di continuo, anche se non credi su serio che possano davvero succedere a te.

Poi un lampo di lucidità, e avanti di qualche altro passo, fino al portone di casa, qualche decina di metri più in là. E lui lì, tranquillo e beato, fermo sul suo monopattino, ad aspettare che tu arrivassi ad aprire.

INSEGNAMENTI

Il nostro tramonto

Il nostro tramonto

Questo fine settimana siamo soli io e il Patato. Il Marito è oltre frontiera, per un appuntamento importante con amici, a godersi il mare anche se per poche ore.

Poco riposo per me, ché la gestione della creatura tre giorni full time non è che sia proprio una passeggiata di salute, ma proviamo a cavarcela, tra giochi, uscite, relax e pasti a suon di musica.
Sembra sia tornato anche un po’ di sole, dopo settimane di acqua, grandine e freddo. Ieri sera eravamo sul divano, subito dopo cena, con lui come sempre in moto perpetuo, su e giù, arrampicandosi come una scimmietta anche se esausto dalla giornata.
“Apli le tende, mamma, che voglio vedele il sole che va giù. Tla poco va a nanna” (e anche noi, per fortuna ;-))
E come consuetudine, in questa primavera per ora solo di nome, quando le nuvole ce lo consentono, ci siamo seduti sulla sponda del divano, con lo sguardo all’orizzonte, come fossimo al cinema. Il sole scende pian piano, mentre il cielo si tinge di rosa e arancio. Lui guarda attento, come ha visto fare da papà, finalmente in silenzio per qualche secondo.
Profondamente credo nel grande dovere di insegnare ai propri figli a guardare il tramonto.

LA LISTA DEI PREFERITI

“Patato, ma a te piace andare al ristorante?”

“Sì”

“E come mai, poi, molto spesso non mangi quasi niente?”

“….”

“Forse perchè sei troppo impegnato a guardare quello che succede lì intorno?

“Sì…..”

“Ma quali sono le cose che vorresti mangiare sempre, perchè ti piacciono proprio tantissimo?”

Il liso bianco, la pasta col pesto, il lisotto allo zaffelano….il plosciutto, l’insalata, le calotine e i cetlioli…”

Ecco, proprio un menù da ristorante 🙂

 

LUOGHI SICURI

Qualche giorno fa hanno rubato il monopattino a mio figlio, al parco, appoggiato alla panchina mentre noi eravamo in giro per giochi.

Casualmente era anche il monopattino “nuovo”, comprato usato, per fortuna per pochissimi solidi, dalla signora del bazar delle cose vecchie vicino alla scuola. Il primo esperimento di monopattino vero, con due ruote, della giusta misura per il nanetto intorno al metro, in alluminio e in buone condizioni.

Lui ci è rimasto malissimo, ha pianto e inveito una mezz’ora buona, tutta la via del ritorno, contro “i cattivi che dobbiamo sglidale tantissimo!!! pelché me l’hanno poltato viaaaa?!”

Anche io ci sono rimasta malissimo, forse ancora di più, perché non mi sarei aspettata una cosa del genere in un parco di Zurigo, pieno di mamme e bambini. La percezione della sicurezza è molto alta qui e, riflettendo poi su questa circostanza, ho capito il problema.

In un mese qui in Svizzera a mio marito hanno rubato i soldi dal portafoglio, mentre era in treno, e a noi il monopattino. In quasi quarant’anni di vita italica a nessuno avevano mai rubato niente. E non vivevamo certo in un paesino delle vallate montane, quelli in cui non chiudono neppure la porta di casa. Tutt’altro: io ho lavorato più di dieci anni a due passi dalla Stazione Centrale di Milano, non certo l’eden della sicurezza, ma, anzi, quel simpatico posto ove, non molti anni fa, quando uscivi dall’ufficio per la pausa pranzo dovevi essere più furba dei rom minorenni che aspettavano sulla piazza la prima vittima da borseggiare. Così, tutti i santi giorni, per mesi e anni.

Sono sempre stata fortunata? Probabilmente, sicuramente sì, ma non solo. Io sapevo e so, in alcuni luoghi più di altri, di dover essere attenta, estremamente attenta. I soggetti di cui sopra io li vedevo tutti i giorni, così come quelli alla fermata della Metro di Piazzale Loreto. Io sapevo che loro c’erano, li sentivo. E loro sapevano che io sapevo.

Al contrario io non mi aspetto di essere borseggiata su un tram a Zurigo o che il monopattino (pure vecchio, peraltro) di un bimbo treenne sia rubato al parco mentre sono impegnata a guardare cosa combina mio figlio. E sbaglio. Perché la responsabilità della tua sicurezza, della sicurezza delle tue cose, del controllo dell’ambiente in cui vivi e di ciò che potenzialmente può andare storto, è prima di tutto, sempre, tua.

PREOCCUPAZIONI

Si stanno inesorabilmente avvicinando alcune scadenze e, spesso, mi piacerebbe dimenticarmene.

Pensavo qualche giorno fa che, ogni tanto, vorrei per un istante vedermi con gli occhi di qualcun altro. Un perfetto sconosciuto magari, o una persona che ho incontrato da poco, o da qualcuno che conosco da una vita. E fare un sondaggio, una media e un bilancio dei risultati. Poi, penso che mi spaventerei o, almeno, che me ne pentirei amaramente.

Stamattina sono andata a fare la spesa, ho comprato dei pomodori o, per lo meno, così pensavo. Sono rientrata a casa e ho sistemato tutte le provviste. Poco fa ho aperto il frigorifero alla ricerca dei pomodori: nessuna traccia. Ci ho pensato un attimo, anche due, anche tre. Nulla. In effetti non ricordo affatto di averli riposti. Momento di panico: non li avrò mica dimenticati alla cassa??? Ché, ormai, non posso più scommettere su niente. Casualmente avevo ancora lo scontrino e ho controllato: una, due, tre volte (sapete, il tedesco…): nessuna traccia dei pomodori. Meno male, almeno non li ho pagati!

Restano infinite ipotesi sulla loro sorte, perché di averli presi e pesati sono più che sicura: che li abbia in realtà messi in un altro carrello?

I SEGRETI DEI CASTELLI: IL VENERDI’ DEL LIBRO

Ho deciso di dedicare un post del “Venerdì del libro” a questo volume per bambini delle edizioni Usborne che, nel nostro caso, è stato un immenso successo: regalato dalla nonna quando mio figlio era ancora piccolissimo, avevo dubitato che fosse di qualche utilità prima di qualche altro anno. Errore grandissimo. Fin da subito, al contrario, il piccolo uomo aveva mostrato una attrazione irresistibile ed un interesse incredibile per le bellissime immagini delle pagine cartonate, per le tante finestrelle disponibili e, soprattutto nelle prime fasi, per le sonorità corrispondenti alle diverse scene raccontate.

Il libro, sino ad oggi, a casa nostra non è mai passato di moda: rimane una delle letture preferite dal Patato che magari se lo dimentica per un po’, ma poi, inevitabilmente torna a cercarlo e a chiederne il racconto a ripetizione.

L’elemento negativo è che l’edizione risulta fuori catalogo e non più disponibile nelle librerie , ma sembra comunque reperibile on line. Se riuscite a trovarlo da parte mia è consigliatissimo: anche per i diversi livelli di lettura a cui si presta è facilmente “scomponibile” a seconda dell’età dei bambini e può davvero rappresentare un long-seller di grande soddisfazione.

Questo post partecipa a: Il Venerdì del libro di Homemademamma