“MAMME ITALIANE NEL MONDO”

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Questa volta non è ancora una recensione, ma un inserimento nella mia personale “wish list“. Da alcune settimane è stato pubblicato “Mamme italiane nel mondo“, libro completamente dedicato a storie “mammesche” di espatrio, di donne (e mamme) italiane che hanno deciso di raccontare le loro esperienze di vita oltre i confini del Belpaese (si chiama ancora così?!)

Storie diversissime tra loro (delle quali per ora ho avuto modo di leggere alcuni estratti, essendo nelle ultime settimane molto rallentata nelle letture per diletto a causa del solito corso di tedesco…) per provenienza, motivazione, destinazioni ed…esito. Non tutte a “lieto fine” naturalmente. La vita, come si sa, non offre alcuna garanzia da questo punto di vista, e ciò indipendentemente da dove si viva, ma ciò che tutte le persone che hanno avuto possibilità di vivere in un Paese diverso da quello di origine dicono è che, di sicuro, si tratta di un’esperienza che cambia il modo di vedere le cose, che apre una diversa prospettiva sul mondo e sull’esistenza, ciò anche indipendentemente dal livello di soddisfazione raggiunto nella propria meta di espatrio.

Ho la fortuna di conoscere personalmente una delle mamme che hanno contribuito con la loro storia alla costruzione del libro, essendoci incontrate in quella metropoli di spaventose dimensioni che è Zurigo 😉 ed è sempre particolare e molto bello conoscere “dal vero” le persone che si leggono.

Ciò che mi viene da pensare, scorrendo rapidamente i luoghi, le storie e le persone, è che davvero le donne a volte mostrano un immenso coraggio, incredibili risorse e spaventosa tenacia, perché chi vive – o ha vissuto – all’estero lo sa bene: non sempre è tutt’oro quel che luccica e, in ogni caso, una buona dose di spirito di adattamento (nonché di sacrificio, per lo meno nelle prime fasi della nuova vita) è sicuramente da mettere in conto. Immaginando poi alcune realtà un po’ “aliene”, non certo equiparabili alla Svizzera, mi dico che, in tutta onestà, io non ce la farei, sicuramente non dopo i quarantanni ormai suonati da un po’!

Io mi dichiaro sempre un’espatriata “facile”, con una destinazione a poche centinaia di chilometri “da casa” e una realtà in cui basta andare in un qualsiasi supermercato per trovare (quasi) tutto quello a cui eri abituata 😉 La lingua è un’altra storia, ma è chiaro che non si può avere tutto e, dal mio punto di vista, questa ormai è la “casa” da cui non vorrei andarmene mai, pur avendo la consapevolezza che, qualora dovesse succedere, la meta sarebbe con estrema probabilità quella da cui sono partita.

 

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DI PARANOIE E ALTRE AMENITA’

Paranoia

(Immagine tratta da www.ipsico.it)

 

Paranoia: “per paranoia si intende una psicosi caratterizzata da un delirio cronico, basato su un sistema di convinzioni, principalmente a tema persecutorio, non corrispondenti alla realtà. Questo sistema di convinzioni si manifesta sovente nel contesto di capacità cognitive e razionali altrimenti integre. La paranoia non è un disturbo d’ansia, bensì una psicosi. Si tratta in sostanza, non di una sensazione di ansia o di paura, ma di disturbi di pensiero (giudizio distorto, sbagliato) di cui il paziente non ha coscienza. Il termine (che deriva dal greco παράνοια, “follia, insensatezza”) è stato usato storicamente con diverse sfumature di significato, ed oggi non è più incluso nella terminologia internazionale ufficiale relativa alle patologie mentali, essendo stato sostituito dal concetto più generale, ma più chiaramente definibile, di disturbo delirante di tipo persecutorio. Le alternative linguistiche, ora in disuso, al termine paranoia erano manie di persecuzione e monomania persecutoria.” (fonte Wikipedia)

Ho una laurea in giurisprudenza e ho avuto la fortuna di lavorare nel settore per più di una decina d’anni. Sono cresciuta in una famiglia che, per carattere e vicende di vita vissuta, mi ha educata alla massima cautela (meglio, diffidenza) nei confronti di tutto ciò che c’era “fuori” dalle mura di casa.
Sono una persona riservata, tendenzialmente non amo mettere in piazza i fatti miei, i miei sentimenti, le mie opinioni, se non con la misura dello stretto necessario.
Ho vissuto, per quasi 40 anni, in un Paese in cui il fregare il prossimo è il primo sport nazionale (solo seguito dal gioco del calcio) e mi è capitato di frequentare – mio malgrado – luoghi in cui dovevo girare abbracciata alla borsetta per sperare di non essere scippata mentre andavo a lavorare.
Con queste premesse non ritengo di essere un’ingenua, almeno non più della media (italiana, non svizzera ;-)).

Da qualche tempo ho iniziato a credere che un po’ si stia esagerando. Nel vedere ovunque il Male, il complotto, la malafede ad ogni costo. La maturata convinzione che “il grande fratello” spii ogni nostra mossa, ogni nostro respiro al solo fine di tramare ai nostri danni. In qualunque ambito della vita quotidiana, dalla scienza alla salute, dalla politica alla tecnologia. Complotto! Dalle relazioni personali alla normale vita quotidiana, coi suoi alti e bassi e con la solita miriade di str… (ehm, persone con cui vale la pena non avere a che fare). Se viviamo nel nostro paese di origine “il vicino di casa è invidioso e ci vuole male”, se viviamo altrove tutti gli abitanti del paese che ci ospita sono stronzi razzisti e ci trattano male con l’intento di farci andare via.

Forse è arrivato il momento di ripigliarci un attimo. Non siamo (ognuno di noi, singolo, non è) il centro dell’universo e, forse, neppure siamo così importanti come crediamo di essere affinché il “grande fratello” spii tutte le nostre navigazioni online, con chissà quale dispendio di risorse.
Sono stata felice, dopo tanti anni, di poter cambiare vita e lavoro, anche perché mi stavo rendendo conto che una certa forma mentis stava “inquinando” ciò che era la mia vera natura. Non volevo essere più sempre sul piede di guerra, o quantomeno sulla difensiva, per chissà quale aggressione. Ciò che fai tutto il giorno, tutti giorni, per anni, diventa te, anche se non te ne accorgi.
Se passi il tuo tempo pensando che tutti sono brutti e cattivi, i brutti e cattivi prima o poi busseranno davvero alla tua porta, per lo meno perché tu li percepirai come tali.
C’è sicuramente tanta m… nel mondo, ma intorno a noi c’è sicuramente altrettanta luce che, spesso, non riusciamo neppure a vedere.
E paradossalmente, anche se non ci fosse, vorrei un po’ crederci lo stesso – nei limiti del ragionevole – perché la mia sanità mentale viene prima di tutto e di tutti. Anche prima di tutti i razzismi e i complotti, e prima dell’universo che trama a mio danno.
Se il delirio di persecuzione diventa il nostro modo unico di percepire la realtà, si chiama paranoia, ed è una malattia psichiatrica. Che almeno lo si sappia.