AMICI DI SPIAGGIA

Ammetto che la mia concezione di vita da spiaggia ideale abbia molto poco a che fare con le chiacchiere casuali con il vicino di ombrellone, quanto più con pace e silenzio, contemplazione dei colori del mare e del ritmo delle onde, del sussurro del vento, in compagnia di un bel libro.
Ma questo accadeva in un’altra vita.
Dalla nascita del Patato anche il concetto di vacanza si e’ inevitabilmente modificato, così come sono necessariamente cambiate in questi mesi le mete dei viaggi e la loro frequenza.
Mio figlio e’ ancora indiscutibilmente piccolino e da un certo punto di vista sarebbe poco sensato lanciarsi in spregiudicate interpretazioni sulla sua predisposizione alla vita sociale. In ogni caso, almeno per ora, non sembra aver ereditato molto dalla madre (e per sua fortuna, dico io!). Pare essere un bambino mediamente socievole, per quanto lo si possa essere in un’eta’ naturalmente caratterizzata dall’egocentrismo più spinto. Il suo essere al centro del mondo non gli preclude affatto significativi contatti con i suoi simili. E’ pure probabile che la frequenza dell’asilo nido, a partire dall’anno di vita, abbia agevolato lo sviluppo di questa attitudine. Non mi ha mai, infatti, molto convinta la teoria per cui i bimbi piccoli, almeno fino ai tre anni, non sarebbero realmente in grado di interagire coi loro coetanei. Per lo meno, questo non mi sembra il caso di mio figlio. Naturalmente, il tutto va rapportato e proporzionato all’età della creatura e non credo certo sia possibile pretendere che prenda ordinatamente parte ad una partita a Risiko. Ci sono ragguardevoli vie di mezzo.
Il Patato riesce a condividere con la sua piccola vicina di ombrellone, un annetto più grande di lui, la gestione di secchiello, paletta e formine, chiaramente cogliendo il momento giusto per entrambi. Leggermente più difficoltosa l’organizzazione degli accordi su come e quando versare nella sabbia, e su tutto quanto capita a tiro, l’amatissima acqua.
Certamente si tratta di una relazione basata su equilibri fragili e precari, pronti a crollare al primo cambio di umore bambinesco.
Ma siamo così sicuri che nel mondo dei grandi le cose vadano poi tanto diversamente?!

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