MERRY XMAS

Ho sentito da una persona queste parole, poche settimane fa, e mi sono sembrate davvero molto natalizie:

“Impariamo ad assaporare il gusto superiore delle cose! Il cibo ci permette di radicarci, di conoscere l’altro, di andare verso l’altro. Mangiare sempre le stesse cose, cos√¨ come fare sempre le stesse cose, fa nascere un’abitudine. Le abitudini fanno invecchiare.

Non troppo panettone, quindi, mi raccomando ūüėČ

E Buon Natale, con una delle canzoni pi√Ļ belle di sempre!

 

NATALE EXPAT

Immagine tratta dal sito www.aimercatinidinatale.com

Immagine tratta dal sito http://www.aimercatinidinatale.com

Nonostante quanto si dica, ci sono momenti in cui la vita expat √® meno facile che in altri: il Natale e le feste comandate sono uno di questi. La famiglia expat vorrebbe, magari, ogni tanto, sentirsi un po’ meno expat e avrebbe pure piacere a trascorrere un Natale tra le mura di casa propria (casa expat, ma davvero CASA).

La parentela vecchietta, naturalmente, si guarda bene dallo sperimentare qualcosa di “esotico”, tipo prendere un’auto o un treno e farsi un viaggetto neppure cos√¨ impossibile, e cos√¨¬†vivere, per la prima volta nella vita, un Natale fuori dalla porta di casa propria. Si rischia il braccio di ferro – e lo stallo – psicofisico, o in alternativa faide familiari insanabili per anni a venire.

Cos√¨ si rinuncia, spesso per il quieto vivere e per una sorta di almeno apparente armonia familiare, anche quando i propri desideri sarebbero altri, e neppure tanto ambiziosi: semplicemente starsene tranquilli a casa a riposare un po’, soprattutto se non si hanno giorni extra di ferie,¬†risparmiandosi¬†il su e gi√Ļ dalla frontiera e¬†il solito stress del corri avanti e indietro, i chilometri, le code, i sacchi di regali da trasportare nascosti dentro l’auto.

Certamente c’√® di peggio nella vita, ci mancherebbe, ma √® bene che ci√≤ si sappia, anche solo per chi crede che la vita expat sia sempre tutta ‘sta figata di momenti cool da immortalare su Facebook, dato che ho letto recentemente di persone cadute in profonda depressione dopo essere espatriate perch√© dalle letture delle esperienze di coloro che ci erano passati prima sembrava una vita fatta solo di party, fighissime cose e lingue straniere imparate per miracolo nell’arco di una notte (?????!!!!) No, ma io mi domando: questa gente cosa ha letto? I racconti delle feste di Paris Hilton??? (che, tra parentesi, ho letto essersi recentemente trasferita qui in Svizzera….)

Io amo, per ora, questa mia vita expat, sono felice di essere in quella che per me è una città bellissima, pur con tutti i difetti e le difficoltà che inevitabilmente si incontrano nel vivere (nel vivere. punto. ricordiamocelo sempre che non esiste vita senza fatica, sofferenza e sfighe.) e nel vivere al di fuori del proprio Paese, quindi delle proprie abitudini e della propria zona di comfort.

Sono molto felice di ricevere ogni tanto messaggi di persone che mi scrivono dopo aver letto il mio blog, magari per mesi prima di trasferirsi a Zurigo, ringraziandomi per le informazioni che hanno potuto avere e per uno sguardo personale su questo mondo svizzero: sicuramente “il mio sguardo”, quindi valido per me e non necessariamente per tutti gli altri, ma che io provo, pur non riuscendoci certo sempre, a mantenere con un minimo di obiettivit√†, ma non priva del bello che io sento in questo luogo. Ricordo, nei pochissimi mesi prima del nostro trasferimento qui, di aver passato giornate intere in rete a cercare tutte le possibili informazioni sulla citt√†, di qualunque genere esse fossero. Le cose pi√Ļ utili erano state proprio le esperienze di vita vissuta di persone che abitavano qui e che raccontavano il loro punto di vista.

Questo è anche il motivo per cui ho deciso di iscrivere, una volta trasferita, il mio blog al sito expat.com (precedentemente expatblog), così da poter condividere, per quanto possibile, un pezzo della strada già percorsa con coloro che vorrebbero o devono iniziare il cammino. E sono immensamente contenta anche quando riesco a conoscere personalmente qualcuna di queste persone, potendo così creare nuove relazioni, nuove comunità e forse anche nuove amicizie, sempre preziose per chiunque e a maggior ragione per chi vive lontano dalle sue origini.

PASSI AVANTI

 

Immagine tratta dal sito www.fiscooggi.it

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Lui era un po’ raffreddato e la notte non era stata delle pi√Ļ tranquille. Si era svegliato anche un paio di volte per andare in bagno e, alla sveglia delle 6.30, era ancora profondamente nel mondo dei sogni, rannicchiato in posizione fetale sotto le coperte.

La mattina era fredda, grigia e una coltre di nebbia ricopriva tutto e tutti. La giornata di dicembre perfetta per starsene a letto e al caldo. Cos√¨ noi non l’avevamo svegliato:¬†“Avr√† bisogno di riposare ancora un po’. Anche se perdesse una giornata di scuola non succederebbe niente.”

Dopo un po’ si era svegliato da solo, subito a cercare la finestrella del calendario dell’avvento da aprire. “Come stai? Vuoi rimanere a casa a riposare oggi?” “Io voglio andare a scuola, magari insegnano qualcosa che io non so…

Benvenuti i cinque anni ūüôā

VOGLIA DI PANDORO

Immagine tratta dal sito www.sceltedigusto.it

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I dolci tradizionali del Natale a casa mia sono sempre stati altri; mia madre, per cui la cucina non √® mai stato il primo hobby del mondo, con l’avvicinarsi della ricorrenza sfoderava (e sfodera tutt’ora) una inattesa competenza nello sfornare paste frolle e torte alle mandorle. Rigorosamente una sola volta all’anno, ma te li potevi poi ricordare per tutti i successivi dodici mesi.

Il panettone e il pandoro sono¬†sempre stati un po’ i comprimari poveri, quelli depositati sul carrello in sala da pranzo, in attesa che a qualcuno venisse voglia di aprire le confezioni, dopo aver gustato tutto il resto. L’epilogo, per lo pi√Ļ, era che diventavano la mia prima colazione, oppure la merenda del pomeriggio, terminati ¬†i dolci freschi.

Sono sicura di aver passato anni, ormai adulta, con una casa mia, un lavoro, un marito, senza che neppure mi sfiorasse l’idea di comprare al supermercato un dolce natalizio (che per me sarebbe poi il pandoro, visto che il panettone non lo amo un granch√©). Magari mi capitava di assaggiarne una fetta in ufficio, quando si festeggiava tutti insieme, o a casa di amici, ma non sentivo affatto l’esigenza di averne uno in casa tutto per me.

L’espatrio cambia molte cose nella vita di una persona, anche cose insospettabili e poco importanti, se vogliamo dirla tutta. Ma, da quando vivo a Zurigo, non appena si avvicina il mese di dicembre vengo colta da una irresistibile voglia di pandoro. L’anno scorso avevo provato a rimediare comprandone uno mignon (ovviamente pagato uno sproposito) nel quale non avevo neppure trovato (orrore!) la bustina di zucchero a velo: non era “tarocco”, era italiano originalissimo, ma forse¬†pensavano¬†che fosse pi√Ļ grande la busta del dolce in s√©. Alla prima trasferta in Italia ne avevo fatto adeguata scorta, fino ad arrivare all’inizio di gennaio praticamente satura.

Pensavo cos√¨ di aver risolto il problema e di essermi tolta definitivamente lo sfizio. Invece quest’anno abbiamo ricominciato tutto da capo, e oggi il pandoro mi sono rassegnata a comprarlo a Zurigo. Quello da un chilo, per√≤, comprensivo di bustina di zucchero.

PROBLEMI DI STAGIONE

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(Foto Carlotta G.)

Sto iniziando ad odiare profondamente i calendari dell’avvento. Da un paio d’anni o gi√Ļ di l√¨, prima non era mai capitato. Ricordo il mio di quando ero piccola, un cartoncino di non so quali dimensioni reali, n√© troppo grande n√© troppo piccolo. Il tema natalizio, gli angioletti e la cometa e le immancabili ventiquattro finestrelle. Il rito quotidiano di aprirne una, con il solo scopo di vedere cosa sarebbe comparso e l’emozione crescente del conto alla rovescia…meno tre, meno due, meno un giorno al Natale, alla festa, ai regali.

Ho iniziato a guardarli malamente quando, un paio di anni fa, mia suocera era comparsa con un calendario “nuova versione”, regalato da una conoscente per il bambino: le ventiquattro¬†finestrelle prevedevano la scoperta quotidiana di ventiquattro cioccolatini, tra l’altro di discutibile qualit√†. La creatura aveva tre anni, non era ancora troppo consapevole di certi fatti della vita, e io il calendario l’ho fatto semplicemente sparire. L’anno scorso ne avevo comprato io uno “old style”, che piaceva ad entrambi, e il rito delle finestrelle senza dolcetti o regalini vari mi era tornato a piacere.

Purtroppo io non sono tipo da bricolage (o “basteln”, come dicono da queste parti), i manufatti home made per me sono un mistero insondabile, potrei farli solo di generi alimentari, ma ricadremmo nel problema di cui sopra. Mio figlio da settimane faceva il possibile e l’impossibile per attrarre l’attenzione all’ulteriore evoluzione del male assoluto: i calendari dell’avvento con regalino accluso. Non un semplice cioccolatino, ma addirittura un regalo vero: un Lego, un Playmobil. Piuttosto la morte.

Pochi giorni fa il Marito si √® presentato a casa con un cubo di cartoncino rosso, questa volta cioccolato teoricamente di qualit√†, ricevuto in omaggio al lavoro. Non so perch√©, ma a me ‘sta cosa che ogni mattina tu ti debba mangiare il dolcetto prima di arrivare al Natale sembra proprio l’incarnazione del male assoluto. E non sono certo un’estremista su certe cose. Una volta il Natale era LA META. Adesso √® tutto annacquato, nessuno pu√≤ attendere un mesetto prima della soddisfazione dei propri desideri, o presunti tali. Tutto subito, svenduto al miglior offerente, giusto per spillare pochi o tanti soldi, e arrivare al giorno fatidico ormai satolli o assuefatti a qualsiasi sorpresa, regalo, augurio. A che serve, abbiamo gi√† avuto il tempo di farci venire la nausea da cioccolato e la noia a giocare con i regalini intermedi.

Ieri pomeriggio ho preso mio figlio e siamo andati insieme (in ritardo sulla tabella di marcia, naturalmente) in un grande magazzino, alla ricerca di un calendario¬†che stesse adeguatamente appeso sopra il letto, a tema natalizio e con le ventiquattro finestrelle rigorosamente in solo cartoncino colorato, 100% riciclabile, senza generi commestibili n√© altre diavolerie all’interno.

Adesso giuro che al prossimo che arriva con qualcosa di sovrabbondante, sparo direttamente, altro che a Natale siamo tutti pi√Ļ buoni.

NULLA E’ PER SEMPRE ;-)

Immagine tratta dal sito www.macrolibrarsi.it

Mandala – Immagine tratta dal sito http://www.macrolibrarsi.it

 

Meno che meno¬†i Lego ūüėČ Mio figlio √® un costruttore nato e, in aggiunta, ha per il momento un ego un tantino smisurato, quindi tende ad allargarsi. La sua cameretta non √® mai sufficiente a contenere i suoi giochi, le sue costruzioni e creazioni, e se non minimamente contenuto si insinua ovunque. Negli ultimi tempi ha pure preso la “simpatica” abitudine di attaccare sui muri i suoi disegni, manco fossero opere di Picasso.

Noi cerchiamo di limitare i danni, evitando divieti talebani (nei limiti in cui le sue attivit√† creative non recano danni alla casa e all’arredamento), ma anche ponendo qualche freno alle velleit√† artistico-ingegneristiche, visto che, in caso contrario, saremmo a breve costretti a levare le tende per far spazio ai suoi infiniti manufatti.

Quasi quotidianamente si gioca una dura partita, alla ricerca di un sottile, e forse impossibile, equilibrio tra ci√≤ che lui costruisce e ci√≤ che deve essere ragionevolmente distrutto. Nei giorni della settimana dedicati alle pulizie, poi, si rischia davvero la crisi diplomatica, con trattative che neppure all’ONU. Lui il giorno prima ha inevitabilmente costruito l’opera del secolo, tipicamente un grattacielo a venti piani, completo di giardini, fermata del tram, stazione ferroviaria, fattoria degli animali, caserma del vigili del fuoco e chi pi√Ļ ne ha, naturalmente non amovibile senza danni permanenti alla medesima. Gli altri hanno l’ovvia necessit√† di liberare i pavimenti da qualsiasi oggetto possibile¬†allo scopo di pulire il pulibile. Il rischio, concreto e spesso inevitabile, √® quello di scatenare una guerra di nervi, tra le sue incontenibili proteste: “L’ho appena finitooooooo!!! Non posso distruggerlo!!!!!”¬†e il richiamo agli inevitabili doveri dell’economia domestica: “Dobbiamo pulire, toglilo da l√¨. Se riesci a spostarlo¬†intero, bene, altrimenti devi smontare tutto. Adesso. Subito.”

E’ dura la vita del genitore, della madre in particolare. Mi si spezza il cuore, a volte, quando lo devo costringere a disfare una costruzione nella quale l’ho visto metterci l’anima, per ore, dimenticandosi di tutto il resto del mondo che gira fuori dalla sua stanza. Mi sono sentita cattiva, insensibile, inadeguata. E ho cercato una giustificazione che potesse andare oltre le (inevitabili e sacrosante) esigenze di igiene domestica.

Mi sono ricordata del Mandala e del suo significato nella tradizione originaria. Una volta, alcuni anni fa, ho partecipato personalmente ad una sua costruzione: √® un procedimento¬†di ore, chinati a terra, a creare forme e colori, secondo un procedimento misterioso e lavorando fianco a fianco con persone che magari neppure conosci, incastrando il tuo pezzettino di lavoro al loro, fino alla fine, fino a quando si crea una piccola opera d’arte. Quando tutto √® finito, dopo aver ammirato il risultato di cotanto lavoro, tutto viene distrutto: nulla √® per sempre.

E’ (dovrebbe essere) la lezione della vita: e sarebbe meglio impararla da piccoli.