BUIO NOTTE (di diavoli, streghe e spiriti maligni)

I mesi che verranno non sono proprio i miei prediletti a Zurigo, del resto non lo erano neppure quando vivevo in Italia. Da qualche giorno, complici anche pessime condizioni meteo, è come se la notte non finisse mai e intorno alle cinque del pomeriggio me ne andrei molto volentieri a dormire, rinunciando quasi pure alla cena. Oggi, 31 ottobre, dovrò farmi particolare forza e attendere pazientemente la fine delle celebrazioni della prole per Halloween.

Inizia ad essermi chiaro, gioco di parole a parte, perché in quasi tutte le tradizioni “nordiche”, o comunque a latitudini in cui il cambio di stagione è marcato, si siano sviluppate in un modo o nell’altro, consuetudini, riti e credenze che aiutano a “sopportare” i periodi più duri dell’anno da questo punto di vista, quando il buio e il freddo sembrano vincere su ogni altra cosa e quasi non avere speranza di fine. Un gioco, una luce, uno scherzo, una bevanda o un cibo caldo possono davvero fare la differenza e consolare, coccolare, riscaldare, in attesa di momenti in cui la natura tornerà ad essere più accogliente e confortevole.

Tutto ciò, naturalmente, al netto del diverso business legato alle varie feste, che possiamo decidere di alimentare, come anche no (visto che alla fine siamo comunque almeno in parte liberi di scegliere) e al netto delle menate paranormali sugli spiriti delle tenebre. Anche qui, ovvio, ognuno ha le sue opinioni, sacrosante come sempre, fino a che le sciocchezze esternate non sconfinano nel delirio, allorquando un intervento della neuro sarebbe opportuno. Personalmente tra l’Halloween celtico e il “dia de los muertos” “à la Coco” preferisco tutta la vita il secondo, ma non posso neppure pretendere che i bambini smettano di giocare ai diavoli e alle streghe, ai fantasmi e ai pipistrelli giganti, perché da che mondo e mondo ci hanno sempre giocato in un modo o nell’altro (e mi auguro che continueranno allegramente a farlo).

Lascio il paranormale, o presunto tale, agli esperti in materia (o a coloro che tali si autodefiniscono). Non penso mai agli spiriti maligni, onestamente non credo che esistano davvero: in caso contrario – diamoci uno sguardo intorno – dovremmo ammettere che hanno già vinto loro, da millenni, e che continuano a farlo ogni giorno.

31 FRANCHI DI FELICITA’

(Immagine http://www.sos-ricambi.it)

E’ sicuramente azzardato attribuire un “prezzo” alla felicità. Difficile, effimero, illusorio. Eppure in alcuni casi, tutto sembra facile a naturale, e un piccolo alleggerimento della routine quotidiana pare quasi non avere prezzo.

Questo è un post molto “di servizio” dedicato a chi vive a Zurigo e magari è alla ricerca di un supporto per i lavori di casa che, si sa, non sempre sono i benvenuti nella nostra giornata, soprattutto quando devono essere inseriti in altre attività ed impegni familiari e professionali, o, ancora peggio, in casi di emergenze particolari che carichino eccessivamente il ménage quotidiano.

Qualche tempo fa un’amica mi ha segnalato l’esistenza di un nuovo servizio di lavanderia con ritiro e riconsegna del bucato a domicilio, a costi che per la città in cui viviamo possono essere definiti decisamente interessanti. Non l’ho provato subito, ma dopo il rientro dalle vacanze estive, con 3 valige di indumenti da lavare, asciugare e stirare, a cui si aggiungeva naturalmente l’ordinario settimanale, ho deciso di fare un test ed evitare di sprofondare subito nella sindrome da rientro con annesso mal di schiena.

Il test è stato super positivo: prenotazione e pagamento on line di tutti i servizi offerti, ritiro e riconsegna puntualissimi, bucato lavato, stirato e piegato per 31 franchi per circa 10 kg di peso (la società offre diversi tipi di servizi di lavanderia, basta dare un’occhiata al sito disponibile in tedesco e inglese). Io lo stra-consiglio! Tutte le info sono reperibili qui:

https://tick-wash.ch/de/

(Questo non è un post sponsorizzato)

MORGANA – Venerdì del libro

E’ un libro potente “Morgana“, scritto da Michela Murgia con Chiara Tagliaferri, che ho conosciuto casualmente grazie ad una recente puntata di “Quante storie” programma di Rai3 che riesco purtroppo a vedere meno spesso di quanto vorrei.

Morgana racconta storie di donne di ogni tempo, fuori dall’ordinario, quelle che, se fossimo una potenziale suocera, non vorremmo mai come moglie per nostro figlio 😉 o almeno così è stato scritto. Donne di diverse epoche, diverse estrazioni sociali, diversi talenti e destini, unite comunque tutte da un tratto distintivo che le rende uniche e sicuramente non uniformate al mondo e alla società che si sono trovate a vivere, riuscendo comunque e nonostante le diverse difficoltà a vivere “a modo loro”.

L’elenco è davvero eterogeneo e incredibilmente non omologato a nessun parametro prestabilito: da Santa Cateriana da Siena a Moana Pozzi, dalle incredibili tre sorelle Brontë a Moira Orfei, da Zaha Adid, a Shirley Temple, a Vivienne Westwood. Ognuna potrà raccontare a ciascun lettore una storia di cui si sentirà più o meno partecipe, a seconda della propria sensibilità, dei propri gusti, delle proprie inclinazioni, ma sicuramente nessuna sarà dimenticata. Personalmente ho amato moltissimo il capitolo sulle sorelle Brontë, Emily, Charlotte e Anne e dei loro incredibili libri (nonché della loro incredibile intera famiglia).

Al tempo che passa, Vivienne risponde così: “A volte mi chiedono se mai mi ritirerò. Rispondo che la gente va in pensione e poi fa quel che vuole, ma io già faccio quello che voglio, cioè quel che credo sia giusto fare”.

Questo post partecipa al “Venerdì del libro” di Homemademamma.

TIMONE A DRITTA

(Immagine pixabay.com)


Ci sono momenti nei quali tenere una rotta, un equilibrio, una buona condizione (qualsiasi cosa essa significhi per ciascuno di noi) risulta difficile. Possono essere ragioni più o meno tangibili, problemi familiari o di salute, lavorativi o sentimentali. A volte “semplicemente” di perdita di senso di ciò che ci accade intorno.

Ognuno agisce e reagisce a suo modo, sempre come può e per come è capace, molto raramente per come “potrebbe sembrare meglio” o nel modo più opportuno.

Dov’è la strada? Ovunque e da nessuna parte probabilmente.

Lasciamo che le domande vengano a noi, ma non pretendiamo di trovare necessariamente risposte. Più si cerca, di regola meno si trova ciò che si sta disperatamente cercando. Raccogliamo quel che c’è, senza pretendere ad ogni costo un senso. Le domande più cruciali sono inevitabilmente senza risposte: in caso contrario, in millenni e millenni di umanità, qualcuna sarebbe già stata trovata.


Io ho una sola certezza: quando non ci sono certezze la ricerca deve partire dal basso, dalla concreta realtà delle cose, dalle radici degli alberi, dal rifugio della terra, dal cibo che ci nutre, dalle coperte che ci tengono al caldo. Ho capito, a distanza di decenni, l’atavico comportamento di procurare e preparare cibo a chi è in difficoltà e magari non riesce a provvedere a se stesso. In mancanza di questo supporto saremmo già morti, come il neonato a cui mancano le cure e il cibo della madre.

Non cerchiamo strane cose in cielo, risposte complicate, misteri da risolvere. I misteri veri non possono essere svelati dalle nostre capacità. Non cerchiamo di risolvere qualcosa fuggendo tra le nuvole, nell’etere, o in mondi misteriosi che ci attirano con chissà quali fantastiche promesse. Sono illusioni.

Ammesso che esista una via, quella è qui, davanti a noi, o meglio sotto le piante dei nostri piedi. Ricordiamoci di provare a guardare e che ogni giorno sostiene i nostri passi e ciò che siamo.

IL PERDUTO EQUILIBRIO e il climate strike

(Immagine pixabay.com)

Non sono d’accordo con tutto quello che dice Greta. Lei ha 16 anni, io 45. E, no, non è solo una questione anagrafica, di numeri astratti, di pura matematica. Lei ha vissuto 16 anni, io più del doppio. A tratti trovo che sia obiettivamente irrealistica e un filino fanatica, anche nello sguardo di odio rivolto a Donald Trump la scorsa settimana all’ONU. E l’ho amata moltissimo per questo, perché a 16 anni è sacrosanto essere un pochino fanatici, altrimenti rischi di essere già morto e la storia della tua vita può essere davvero qualcosa che non vale la pena raccontare.

Avrei voluto partecipare al climate strike di venerdì scorso, ma purtroppo un impedimento medico in famiglia me l’ha impedito. Non ho l’abitudine di partecipare a manifestazioni di piazza, non perché abbia nulla in contrario sia chiaro, quanto perché sono poco nelle mie corde, banalmente “per come sono”, ma in questo caso ci sarei andata volentieri con mio figlio. Tra l’altro qui a Zurigo era tutto organizzato per le quattro e mezza del pomeriggio e non si poneva neppure la questione di dover gestire la scuola: volendo si fa tutto, no 😉 anche senza troppe polemiche tra chi “sciopera” e chi non lo ritiene opportuno.

Polemiche: qui esattamente volevo arrivare, alla parola chiave di tutto il teatrino inscenato dai soliti in malafede sulla questione della protezione dell’ambiente e del cambiamento climatico. Credo che nella maggior parte dei casi, l’unico vero obiettivo di questi individui (come ormai nella quasi totalità dei temi mediatici) sia solo ed esclusivamente la polemica. E’ chiaro che il tema è complesso, che le soluzioni assolutamente non facili, né scontate. E’ chiaro che la produzione di CO2 nel 2020 non si può combattere attraversando davvero l’Atlantico in barca a vela (e quanto diamine costa una barca a vela?!), né ritornando al carretto col bue e l’asinello (che fanno tra l’altro molta cacca, la quale, è noto, è la principale causa di inquinamento globale!)

Quindi? Non si fa nulla? Nulla da fare, menefreghismo totale, come qualcun altro vorrebbe intendere? Certo che no. Molto si può fare, con l’impegno e la consapevolezza di tutti. Ognuno per ciò che può e riesce. Ci sarà chi mangerà meno carne, o vi rinuncerà del tutto. Chi proverà a ridurre il consumo/lo spreco di plastica, chi si impegnerà per la raccolta differenziata, chi per l’utilizzo di abiti usati, per detersivi e detergenti ecocompatibili, per usare meno l’auto e comprarne una meno inquinante. Chi per usare i mezzi pubblici o andare a piedi (è un’opzione, anche se spesso ce ne dimentichiamo).

Le possibilità sono moltissime, alla portata più o meno di tutti, basta pensarci un attimo e scegliere quella/e che fa più per noi! Se riusciamo a seguirle coerentemente tutte, ci meriteremo la candidatura al Nobel.

Nessuna candidatura però per i disfattisti, i polemici, gli estremisti, di qualsiasi origine e ideologia essi siano: l’estremismo è IL MALE del mondo, da qualsiasi punto di vista si guardi. Ce ne dimentichiamo sempre e non dovremmo farlo mai. Cerchiamo l’equilibrio, l’integrazione degli opposti, il giusto compromesso e, forse, contribuiremo a salvare il mondo – e noi stessi.

Forse lo imparerà anche Greta, tra un po’ di anni.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/09/28/crozza-e-il-monologo-sullambiente-che-fa-riflettere-frustrati-che-criticano-greta-ultimi-a-estinguersi-cosi-capiscono-quanto-sono-cogi/5483802/