ZUCCHE IMPROVVISATE

Quest’anno Halloween mi ha colta particolarmente impreparata. Un po’ le vacanze finite da poco, un po’ il fatto che non ho l’abitudine di celebrarlo, trovandolo sempre un po’ è estraneo ai nostri usi e costumi.
Tra l’altro qui a Zurigo non c’è nessun giorno festivo per i Santi/defunti, quindi mi sono trovata decisamente spiazzata quando la Creatura, rientrando oggi dal Kindergarten con un disegno in tema, pretendeva di andare alla fattoria e comprare una zucca da intagliare, come avevamo fatto un paio di anni fa. Sfortunatamente la cosa era fuori discussione, sia per questioni meteorologiche (oggi è stata una giornata grigissima e umida e stare all’aperto per ore non sarebbe stato decisamente il massimo), sia per i nostri soliti impegni del lunedì pomeriggio.
Urgevano alternative che, però, è riuscito fortunatamente a trovare in autonomia 🙂

Ich bin sehr stolz auf meinen Sohn!

 

zucca

Annunci

STRASBURGO

(Foto Carlotta G.)

(Foto Carlotta G.)

 

Non abbiamo potuto godere, purtroppo, della piacevole compagnia del sole, se non per qualche raro momento, e in compenso il vento gelido che già spirava a Zurigo ci ha accompagnato anche durante tutto il fine settimana (e pure al ritorno a casa, ahinoi). In compenso, però, stavolta abbiamo scansato i 300 e passa gradini della Cattedrale: sorry, ma non ce la potevo fare. La Creatura ha insistito a ripetizione per ventiquattro ore, ma sono stata irremovibile: volendo loro erano liberissimi di pagare il biglietto e salire i 140 metri senza di me. Da come è finita anche il Marito non sembrava granché ispirato 😉

 

(Foto Carlotta G.(

(Foto Carlotta G.(

Ascese mancate a parte, Strasburgo è una città bellissima, francese, ma anche molto tedesca, come appesa su un confine che le ha riservato una storia interessante e drammatica (come spesso accade), fino al momento in cui, proprio grazie alle sue traversie, è diventata il simbolo dell’Europa unita. Concetto che oggi, sfortunatamente, sembra imbarcare acqua da tutte le parti, ma che dovrebbe proprio per questo motivo far molto riflettere su certe derive.

(Foto Carlotta G.)

(Foto Carlotta G.)

Per noi che arriviamo dalla Svizzera c’è un po’ la sensazione di un “essere più a casa”, varcando il confine di uno stato europeo, non so bene la ragione, ma per me è spesso così. Sarà anche solo il fatto di poter pagare con la stessa moneta o di trovare quelle piccole o grandi “imperfezioni” che sono sconosciute a Zurigo e che sono, invece, l’assoluta normalità in qualsiasi altro Paese del mondo. Un po’ meno perfetto, un po’ meno pulito, un po’ meno preciso, forse un po’ meno sicuro, ma proprio per questo, forse, un pochino più “vero”.

Ciò detto Strasburgo si visita abbastanza tranquillamente in un fine settimana, tre giorni sono perfetti. E’ una città relativamente piccola, il centro storico si gira tranquillamente a piedi o coi comodissimi tram. Un giro in battello lungo i canali permette una visione generale delle zone più caratteristiche con tanto di audio-guida multilingue. Ci sono musei per tutti i gusti, lo shopping, la gastronomia con tanto di vini celeberrimi e birre davvero notevoli. La cucina è un curioso mix tra le più tipiche specialità francesi e quelle tedesche, a volte con risultati interessanti, a volte – per i miei gusti – un po’ meno.

(Foto Carlotta G.)

(Foto Carlotta G.)

Mio figlio ha dichiarato che è una città davvero perfetta: ha tutto quel che serve, una cattedrale con campanile altissimo, il fiume, i parchi e soprattutto i tram… non troppo difficile capire da dove arrivino i termini di paragone 😉

Io ho concluso, ancora prima di lui, che comunque sia l’Europa è sempre bellissima, ed è casa mia.

 

 

YOGA E DINTORNI

(Immagine tratta dal sito www.cliparts.co)

(Immagine tratta dal sito http://www.cliparts.co)

 

Ogni tanto mi capita di incontrare qualcuno che, quando sa che pratico e insegno yoga, mi dice: “Ah, ma allora tu sei una di quelle persone con un equilibrio indistruttibile, sempre tranquilla qualsiasi cosa succeda…”

Normalmente rispondo con una battuta, o non rispondo affatto, a seconda delle circostanze, perché il discorso potrebbe farsi complesso e non sempre il contesto è adatto a svilupparlo in modo adeguato.

Quello che vorrei/dovrei dire, come premessa assoluta, è che io pratico yoga PROPRIO perché la natura non mi ha dotato dalla nascita di quell’indole serafica ed imperturbabile che mi piacerebbe avere. Né ho la fortuna di avere avuto esperienze di vita che mi hanno portato a diventare impermeabile a qualsiasi rovescio esistenziale, della serie il “mondo mi cade addosso e io mi sposto“.

Mi pare esista una sorta di mito (o pregiudizio) rispetto a queste pratiche e a coloro che vi si dedicano, quasi di tipo metafisico: se fai questa cosa vuol dire che sei una specie di essere angelicato, non tangibile dalle ordinarie vicende umane, esattamente parallelo a quello per cui tutti i praticanti di yoga sono acrobati da circo e vivono stabilmente a testa in giù.

L’altra cosa che vorrei dire, ma questa può essere ancora più difficile della prima da affrontare, è che lo yoga non ha proprio niente di metafisico, soprattutto all’inizio della propria esperienza: è quanto di più pratico e concreto possa esistere nella vita di un essere umano. E’ terra, ossa, carne e sangue. E’ ossigeno, respiro, riposo, lavoro. E’ impegno, fatica, dedizione, studio, pazienza infinita. E’ fallimento, frustrazione, gioia, soddisfazione, sollievo, morte e rinascita. A volte tutto insieme in pochi minuti, a volte in un cammino infinito di tutta una vita.

Chi pratica non lo fa perché è un essere perfetto, sempre in salute, sempre felice, spirituale e immortale. Chi pratica lo fa per PROVARE a DIVENTARE un essere umano magari un po’ migliore, magari con una salute più stabile, magari più sereno e spirituale, sperando forse un giorno di diventare immortale.

La maggior parte dei praticanti di yoga sono attualmente donne, nonostante la maggior parte dei grandi maestri siano stati uomini (lo stesso rapporto che esiste tra le donne ai fornelli e gli chef ;-)), ma lo yoga non è affatto un’attività finalizzata a rassodare i glutei o asciugare la cellulite, o in ogni caso non solo. Per ottenere qualche risultato degno di nota occorre spesso praticare intensamente e a lungo, facendosi, come spesso capita per tante cose della vita, un c….così.

A ciascuno la risposta se ne valga la pena.

 

DONNE, LAVORI, VITA (e anche uomini, va’)

(Immagine tratta dal sito www.controlacrisi.org)

(Immagine tratta dal sito http://www.controlacrisi.org)

Da qualche giorno sento una strana sensazione, una specie di prurito sul palmo delle mani, sulla punta delle dita. E un’altra, molto più nota, verso la bocca dello stomaco. Inequivocabili segnali che sto pensando o rimuginando a qualcosa che mi irrita. Non ci ho riflettuto volutamente per un po’, visto che ormai da tempo mi sono ripromessa di non entrare più nelle numerose e sterili polemiche della serie “donne, famiglia, lavoro”.

Ho vissuto una certa irritazione leggendo l’ormai famosa lettera della madre-avvocata al Corriere della Sera, e così ugualmente leggendo la risposta ufficiale e le varie risposte ufficiose arrivate da ogni dove, di qualsiasi segno esse fossero. La conclusione è che è proprio l’argomento che mi irrita. Qualcuno si chiederà il motivo di tanta mia insofferenza al tema, in considerazione del fatto che, ormai secoli fa, ho iniziato a scrivere questo blog proprio con questo argomento al centro del mondo, così come ho poi smesso, consapevole che una “soluzione” non si sarebbe mai trovata e che il continuo chiacchiericcio non sarebbe mai stato altro che una scusa per alcune donne di sparlare di altre donne che hanno fatto/scelto/dovuto adattarsi a qualcosa di diverso dal rispettivo standard di pensiero del “La perfezione è quella che ho scelto io”.

Recentemente fa mi sono trovata nella condizione di ricominciare a pensare a me stessa in termini di persona che ha un lavoro da svolgere, non solo tra le mura di casa, non solo nell’esclusivo interesse della famiglia. E ovviamente, come tale, ho ricominciato a sentire la necessità di uno spazio mentale in cui programmare, pianificare, organizzare e fare. Grazie al cielo questa volta non ho nessun altro da “soddisfare” se non me stessa, i miei obiettivi, i miei tempi e le mie sacrosante modalità: eppure. Eppure mi sono trovata, come sempre, a dover fare due, tre, quattro cose in parallelo, quando non proprio contemporaneamente, mentre a pari-merito dovevo pensare a sistemare la casa, lavare, stirare, accompagnare e ritirare il figlio a scuola, pensare a cosa cucinare per pranzo e cena, fare la spesa, dare retta alla Creatura quando gira per casa facendo danni o annoiandosi e così via. Beh, direte, niente di straordinario, né di nuovo: è la vita di tutte le donne! Peccato che sia una fatica bestiale e, in aggiunta, il rischio di fare quasi tutto molto peggio di quanto non sarebbe possibile sia sempre dietro l’angolo. Unitamente all’esaurimento psico-fisico.

Io confesso addirittura di avere un marito che ogni settimana si stira le sue camicie. Che, se costretto dagli eventi, è perfettamente in grado di riordinare casa, pulire (anche meglio di quanto non faccia io), fare la spesa e addirittura di provvedere alla preparazione del suo cibo per sé e famiglia. Peccato che tutte queste attività possano essere portate avanti tassativamente UNA PER VOLTA, mai in parallelo, figuriamoci contemporaneamente (!) e che quando ha da pensare al suo lavoro (e non mi spreco a inventare percentuali di tempo su un totale settimanale) non veda/senta/pensi assolutamente a niente altro.

Come disse il sacrosanto CAVEMAN (che dio l’abbia in gloria, sennò sicuramente credo avrei già da tempo divorziato), forse gli uomini non sono né geneticamente né culturalmente programmati per fare più cose insieme, a differenza delle donne. Le donne però, si sappia, così si sono fregate l’esistenza (a meno che non vivano in Scandinavia e, forse, anche lì hanno altri problemi) e questo è un fatto, altrettanto sacrosanto.