“L’AMANTE GIAPPONESE” – Il venerdì del libro

libro

Ho un amore sconfinato e viscerale per Isabel Allende dalla notte dei tempi. Tra le sue pagine credo di aver trascorso alcuni dei momenti più belli della mia vita, letterariamente parlando.

Ovviamente, col passare del tempo e dei volumi, ho dovuto constatare che, purtroppo, non sempre è così facile mantenere il livello dei primi suoi indimenticabili scritti, com’è nell’ordine delle cose e per quasi tutti gli artisti. Pur essendo normalmente di piacevole lettura alcune delle più recenti storie non hanno in sé nulla di particolarmente memorabile e in esse non si scorge più traccia del celeberrimo realismo magico tipico della narrativa sudamericana e che caratterizzava capolavori come “La casa degli spiriti” o “Il piano infinito”.

Fa, a mio parere, parzialmente eccezione l’ultimo libro che ho letto nelle scorse settimane: “L’amante giapponese” che, sicuramente senza raggiungere vette eccelse, offre comunque una storia intrigante e commovente, tenendo il lettore in sospeso fino alle ultime pagine, e riscoprendo in qualche passaggio quella magia di scrittura che per decenni ha reso famosa l’autrice in tutto il mondo. Sicuramente consigliato per una lettura rilassante, comunque di elevata qualità.

Fu Nathaniel a presentare ad Alma i Fukuda. Lei li aveva visti dalle finestre, ma non uscì in giardino se non agli inizi della primavera, quando il clima migliorò. Un sabato Nathaniel le bendò gli occhi, promettendole che le avrebbe fatto una sorpresa, e la condusse per mano attraverso la cucina e la lavanderia fino al giardino. Quando le tolse la benda e lei aprì gli occhi, si trovò sotto un frondoso ciliegio in fiore, una nuvola di  cotone rosa. Vicino all’albero c’era un uomo con indosso una tuta da lavoro e un cappello di paglia, dal viso asiatico, la pelle indurita, basso di statura e ampio di spalle, appoggiato a una pala. In un inglese spezzato difficile da comprendere, disse ad Alma che quel momento era bello, ma sarebbe durato solo qualche giorno, perché i fiori sarebbero caduti come pioggia; sarebbe stato meglio il ricordo dei ciliegi in fiore, perché sarebbe restato per tutto l’anno, fino alla primavera successiva. Quell’uomo era Takao Fukuda, il giardiniere giapponese che lavorava nella proprietà da molti anni, l’unica persona davanti alla quale Isaac Belasco si toglieva il cappello in segno di rispetto.”

Questo post partecipa all’iniziativa de “Il venerdì del libro”.

 

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3 pensieri su ““L’AMANTE GIAPPONESE” – Il venerdì del libro

  1. Io della Allende ho letto man mano negli anni La casa degli spiriti, Eva Luna e Il gioco di Ripper. Dei tre, l’ultimo è quello che mi ha colpito di meno, diciamo il meno originale e intenso.
    Ora questo titolo che tu proponi mi attira abbastanza, quindi lo metto nella mia lista…

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