“SOLO BAGAGLIO A MANO” – Il venerdì del libro

libro

Ho approfittato della settimana di vacanza invernale per recuperare un po’ di letture arretrate. Ormai sono abbastanza rassegnata al fatto che durante il ménage settimanale standard i tempi da dedicare ai libri sono ridotti al lumicino, salvo l’ipotesi di abbandonare Vanity Fair e di avere particolari energie serali che ormai sono un lontano ricordo.

Ho letto recentemente un post che mi ha molto incuriosito sul libricino di cui vi parlo, lettura veloce, ma assolutamente intensa in meno di un centinaio di pagine, di Gabriele Romagnoli che io rimpiango sempre come firma di Vanity e di cui credo di avere letto i più indimenticabili articoli della vita.

Come non essere incuriositi da un libro che inizia con l’incipit “Sono stato al mio funerale…” e termina col capitolo “…e sono rinato” e si intitola “Solo bagaglio a mano”.

Poche decine di pagine di lucidissime riflessioni sulla vita, sul suo “peso” (costituito da un accumulo, a volte disperato e incontrollato di cose, persone, ricordi, che non lasciano alcuno spazio per altro), sull’importanza del “viaggiare leggeri”, sia nei viaggi reali così come in quello metaforico dell’esistenza umana. La dote personale, o la capacità acquisita, di viaggiare con solo quanto un bagaglio a mano può contenere (e con l’agile riserva di una “duffel bag“) che può fare la differenza tra disperazione e la salvezza, l’inutile e l’essenza pura, declinata in decine di illuminanti casi di “less is more”.

Per me una lettura consigliatissima, fermo restando il fatto che appaia del tutto evidente come l’autore non abbia figli 😉

“Salendo si può cadere rumorosamente, estendendosi mal che vada ci si china. Non c’è miglior modo di prepararsi ad affrontare qualsiasi crisi che abituarsi al “meno” e, addirittura, al senza. “Senza” è una parola che ai più mette paura. La associano alla mancanza o alla perdita di qualcosa. Spesso importante. (…) Eppure, la vita ci insegna a fare senza e a proseguire, resistere e migliorare proprio per questo. Perdere è, a volte, arricchirsi: scoprire che si avevano false necessità, affrancarsi da pesi e bisogni”.

Questo post partecipa all’iniziativa “Il venerdì del libro”.

 

 

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