DONNE (E SCIOPERI)

tulip

C’è questa storia dello sciopero “al femminile”, indetto per l’8 marzo, che non ho capito molto. O meglio, ho capito perfettamente l’intento dell’iniziativa internazionale, che dovrebbe avere lo scopo di far sentire al resto della società la mancanza del lavoro delle donne nel momento in cui fanno venir meno il loro contributo.

Ho capito parecchio meno l’interpretazione italiana dell’evento e da ieri mi sto domandando se siano effettivamente solo le signore a prendere parte oggi allo sciopero generale, oppure indistintamente tutti. In tale secondo caso la cosa mi parrebbe una solenne presa in giro: tu, o maschio, in questa giornata ti dovresti rimboccare le maniche – cosa che nella vita fai, in media, piuttosto raramente – e lavorare il doppio del solito, così da poter sostituire le tue colleghe nella loro attività quotidiana oggi non prestata.

Al di là di questo, e al di là del solito armamentario di mimose (per carità no, mi fanno venire l’emicrania :-(), fiori, cene varie e quella tristezza infinita degli spogliarelli di maschi palestrati, confesso che questa volta avrei voluto scioperare anch’io: da mattina a sera, andandomene in giro tutto il santo giorno per i fatti miei, o comunque per dedicarmi alle “mie” cose che, chissà come mai, sono sempre e inevitabilmente in fondo alla lista delle priorità (tranne i compiti di tedesco, ma solo perché a lezione ho l’amor proprio di arrivare almeno sufficientemente preparata). Per tutto il resto stendiamo mediamente un velo pietoso, ma con la consapevolezza che, davvero, la colpa è solo mia (e solo nostra).

Del resto che ci vuole, mi sarebbe bastato non muovere un dito dal risveglio fino all’ora di tornare a dormire, ed evitare di preparare il figlio per la scuola, portarcelo, andarlo a riprendere, preparare il pranzo, fare la spesa, pulire la casa, fare il bucato e l’asciugatrice, andare a fare la spesa.

L’elenco non è casuale, è esattamente quello che ho fatto oggi dalle ore sette fino a pochi minuti fa, escludendo dal novero i compiti per la lezione di domani, e non considerando l’intrattenimento pomeridiano della Creatura, nonché tutti i preparativi serali e dulcis in fundo, la cena. Tanto qualcuno al mio posto avrebbe provveduto…no?!?!?!

Riflettevo in questi ultimi giorni sul fatto di come, guardando la mia vita a posteriori, siano state, nel bene e nel male, le donne a lasciare segni indelebili. E al di là del ruolo dei familiari stretti (mamme, nonne, zie, cugine, ecc.) e delle amiche, anche altrove quasi sempre solo le donne hanno fatto la differenza. E ripensavo anche alla mia esperienza a Zurigo, tra tutte le persone che ho conosciuto, espatriate come me o meno, dove l’impronta lasciata dal genere femminile è insostituibile.

Ripensavo alla mai abbastanza lodata S., probabilmente l’unica persona grazie alla quale ho resistito mille e mille volte alla tentazione di buttare alle ortiche lo studio di questa dannata lingua e mi dico che, se sono riuscita a tenere duro nei momenti peggiori, di totale demotivazione e sconforto, è stato tutto merito suo. E mi manca tantissimo adesso che non è più la mia insegnante, di un tanto che difficilmente riesco a quantificare ogni volta che mi devo sedere in quell’aula.

Perché alla fine è sempre vero: solo le persone e la loro essenza contano. Se sono donne ancora di più.

 

(Ovviamente ho comprato i tulipani. Foto Carlotta G.)

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