UMORISMO SVIZZERO

svizzera-treno

(Immagine tratta dal sito http://www.travelquotidiano.com)

Io e la Creatura nei giorni scorsi abbiamo fatto una piccola trasferta in Italia dai nonni. Lui era tutto eccitato all’idea di passare nel nuovo tunnel ferroviario, io ho cercato di non alzare eccessivamente le aspettative perché, alla fine, sono venticinque minuti di buio pesto e null’altro. Il treno va sicuramente veloce, ma tu non te ne accorgi, in sintesi: una noia mortale. La vecchia alternativa, sicuramente meno rapida e tecnologicamente avanzata, aveva certamente dalla sua un impatto paesaggistico difficile da uguagliare, immolato nel nome della velocità. Amen e così sia.

I treni non hanno però dato particolare prova di efficienza in questa circostanza, neppure dal versante svizzero questa volta. Ci sono, anzi, quei giorni, dove ti pare di essere capitato su “Scherzi a parte” e ogni tanto ti verrebbe l’istinto di guardarti indietro per vedere se da qualche parte c’è una telecamera nascosta. Ci sono partenze leggermente ritardate che diventano ritardi epici, con perdita di coincidenze a catena, perché la linea ferroviaria si trasforma inspiegabilmente in un circuito in tondo, dove dopo un’ora di viaggio ti ritrovi praticamente ancora al punto di partenza.

Ci sono i soliti “guasti agli impianti” nella stazione italiana che fanno accumulare quel ritardo per cui i ligissimi ferrovieri elvetici decidono di dover fermare il treno in mezzo ai monti, comunicando che lì termina la sua corsa e che per arrivare a destinazione dovrai fare altri due cambi, con figlio e bagagli al seguito. Ci tengono a precisare che Magari col bambino le conviene aspettare la prossima coincidenza diretta…che passa dopo un’ora! Quando in pratica saresti già a casa. Non ho ancora capito se era una battuta.

Il migliore umorismo svizzero, però, stavolta l’ho trovato al controllo doganale a Chiasso. Passano le guardie di frontiera per i controlli di routine. Il vagone è semi-vuoto, io e il bambino siamo seduti da soli nei quattro sedili. Il personaggio mi guarda e domanda: “Lei signora viaggia sola?” “Ehm… col bambino…” “Ah bene, e dove è diretta?” “A Zurigo” “Mi dà i documenti per favore?”

Certo che ti do i documenti, ci mancherebbe, ma perché mai mi devi domandare se viaggio da sola? Sarà pure magrolino, ma non è un oleogramma. O voleva essere una battuta che non ho capito?!?

 

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