C’è SPAZIO

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(Immagine tratta dal sito http://www.ai-net.it)

 

C’è spazio per un po’ di riflessioni di “fine anno“, dove “fine anno“, necessariamente, è la fine del lungo inverno, degli impegni quotidiani, della scuola, del lavoro.

C’è spazio per una pausa, vera, e si spera rigenerante, anche da qui, anche da queste pagine. Ché si sa che le connessioni vacanziere non sono mai un granché e lo scrivere rischia di diventare intenso motivo di stress alla ricerca del wi-fi perfetto.

C’è spazio per pensare a un po’ di cose che mi sono capitate in queste ultime settimane. Per provare a metabolizzare la consapevolezza che il tempo scorre inesorabile e, con sé, rischia di portare anche regali poco graditi, gli acciacchi dell’età, il dover correre a aggiornare con urgenza le lenti degli occhiali, perché no, non ci vedi proprio più, dannazione.

C’è spazio per riflettere sul fatto che le cose della vita, a volte, si sistemano da sole, ma altre, purtroppo, anche no, e tu devi proprio deciderti, quando è il caso, a prendere atto che è il momento di andare dal medico, dall’oculista, dal fisioterapista e fare tutto ciò che serve per provare a stare meglio.

C’è spazio (si spera) per ragionare un po’ su quel figlio che tra poco compirà sette anni, e solo scriverlo ti fa impressione, inizierà la scuola – quella vera – e prima o poi toccherà scendere definitivamente a patti con la realtà di una Creatura che continua a crescere in modo radicalmente diverso da come potevi immaginare o sperare. In un modo che, quasi mai, tu riesci davvero a capire.

C’è spazio per raccogliere le idee, purificarsi dalle polemiche social, anche solo a distanza, per raccogliersi in sé e ritrovare nel profondo ciò che si è e ciò che si crede, lontano dagli schemi, qualunque essi siano. C’è spazio per il pensiero magico, quello che trae energia e forza dalla parte migliore di noi, da quanto sappiamo immaginare e creare dalle nostre convinzioni profonde e dal nostro istinto, così come c’è spazio per la forza del reale, dell’esperienza, dell’osservazione della realtà e del dato di fatto che si manifesta intangibile sotto i nostri occhi.

C’è spazio per questo e per quello, per il buio della notte e il sole accecante del giorno. Per il canto e per il riso, il silenzio ed il pianto, per l’esplorazione di mondi sconosciuti e l’immobilità assoluta da cui tutto è cominciato.

Deve esserci spazio per tutto, per tutto insieme, in alternanza incessante, dentro e fuori di noi. Come in una danza perpetua, i cui passi per magia si susseguano l’uno dopo l’altro, in forme sconosciute, dando vita ad un risultato perfetto.

Deve esserci questo spazio, si sappia e se ne tenga conto. Senza saremmo morti, malati, o ancora peggio, avremmo perso il contatto con la realtà del mondo, con quell’equilibrio che giustifica la nostra sana esistenza su questa terra: ricordiamocelo sempre.

 

 

 

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