TORNARE (O NO?)

decidere

(Immagine tratta dal sito http://www.studiozuliani.net)

 

Ricordo che, da poco arrivata a Zurigo, conobbi una famiglia italiana il cui figlio era alla scuola materna con il mio: anche loro si erano trasferiti da qualche mese, ma non arrivarono a terminare l’autunno. La mamma non riuscì ad ambientarsi, nonostante la scuola italiana e un nutrito gruppo di nuove conoscenze. Non tornarono mai in Svizzera dopo le vacanze di ottobre.

Negli anni ho conosciuto chi è dovuto rientrare (quando avrebbe pagato oro per poter restare dove stava), chi vuole rientrare e non ce la fa, chi non rientrerebbe per tutto l’oro del mondo e chi potrebbe pensare di farlo solo se fosse pagato oro.

I motivi di chi non ce la fa a restare sono molteplici: quasi sempre declinati al “femminile”, perché le mogli, le madri, hanno spesso dovuto lasciare in Italia famiglia e lavoro, pezzi di sé a cui magari erano molto legate, e, nonostante promesse e speranze, reinventarsi una professione a nord delle Alpi, specialmente se con figli al seguito e senza pregresse competenze linguistiche, è tutt’altro che una passeggiata.

C’è chi resiste, chi si rassegna, chi si inventa altro, chi continua a studiare la lingua, nonostante risultati anche scoraggianti e frustranti. Chi sogna un improvviso miracolo, al di qua o al di là delle Alpi, che permetta come per magia alla vita di diventare perfetta (ho scritto “diventare” e non “ritornare” perché ne sono convinta, non perché abbia semplicemente sbagliato verbo).

Gli ostacoli più grandi da queste parti sono due: il tedesco (o meglio sarebbe dire lo svizzero) e la cultura che, mediamente parlando, per “l’italiano tipo” (ammesso che esista) risultano un po’ ostiche. Oggi, 9 maggio, con temperatura esterna di una decina di gradi scarsi, mi verrebbe da dire anche il clima. Ma credo che, se le prime due fossero più accoglienti, il calore meteorologico potrebbe passare anche in secondo piano 😉

Ho provato diverse volte a domandarmi dove mi potrei collocare io: tra quanti vogliono tornare o tra quelli che sperano di restare a vita? La prima risposta è che, al momento, nonostante tutto (e sottolineo nonostante tutto), me ne andrei da qui solo per ragioni di vita o di morte. Più difficile rispondere in prospettiva: tra 5, 10 anni, quando ormai sarò davvero una signora anziana, ma con un ragazzino più svizzero che italiano che dovrà trovare il suo posto nel mondo.

A questo non ho ancora trovato nessuna risposta sensata, nonostante spesso mi capiti di pensarci. Alla fine ho semplicemente concluso che si tratta, in verità, di un grande vantaggio: io vivo qui, ora. E questo basta.

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