QUATTRO ANNI, NERO SU BIANCO.

labirintoPimpaBig

(Immagine tratta dal sito http://www.francopaniniragazzi.it)

 

Tra poche settimane la nostra vita zurighese compirà quattro anni. In realtà mi sembra un secolo.

Casualmente, in questi giorni mi è capitato di parlare con una collega della precedente vita milanese che non sentivo di persona da tutto questo tempo e parlare con lei è stato come riaprire un libro chiuso solo qualche ora fa. Ma da un altro punto di vista, quello dell’ “amarcord” dei ritmi di vita e lavoro, mi ha fatto capire come io abbia sepolto, sotto una colata di cemento armato, tutto ciò che era la mia vita di prima. In qualcosa come una frazione di secondo. Il tempo di uscire dall’ufficio per l’ultima volta e sentire, con un infinito sospiro di sollievo, la porta chiudersi alle mie spalle. Ed erano qualcosa come tredici anni, non qualche mese.

Tra tutti i dubbi esistenziali che mi hanno tormentato nelle fasi pre e post espatrio neppure per un minuto ho avuto il dubbio che lasciare il mio lavoro in Italia fosse la cosa giusta da fare. Non avrei avuto alternative, in ogni caso, ma anche se ci fossero state, dubito che le avrei seriamente considerate. Oggi, dopo quattro anni, e col senno di poi, posso dire di avere avuto una immensa fortuna, di cui ogni volta che ricordo la mia vita di prima non posso che ringraziare il Fato, o colui che così ha disposto.

La possibilità di varcare un confine e traslocare quei famosi 300 km a nord mi ha regalato la grandiosa opportunità di uscire da una prigione in cui, mio malgrado, mi trovavo ormai da (troppo) tempo, senza vederne seriamente una reale via d’uscita. Già sapevo come ormai fosse diventata una questione di vita o di morte (la mia) e non in senso metaforico.

Nulla è stato facile, in questi quattro anni, e nulla lo è tutt’ora. Non sto a ripetere adesso quanto possa essere complicato mollare anni di presunte certezze per un inevitabile salto nel buio, con un bambino di pochi anni al seguito, senza nessuno su cui poter contare, se non te stessa e la persona con cui hai deciso di costruire una famiglia. Ma non cambierei la mia scelta per nulla al mondo.

Pur se con diversi salti mortali, e spesso con una fatica immensa, sono riuscita a terminare la formazione quadriennale come insegnante di yoga, che avevo già iniziato prima di trasferirmi, e successivamente iniziare ad insegnare. Sono all’inizio di una nuova professione – a più di quarant’anni – e sono sempre da sola: ciò che riesco o non riesco a fare dipende esclusivamente dalla mie capacità, voglia, impegno, intenzione e dedizione. Dai miei giorni sì e dai miei giorni no. Nessuno mi ha regalato, né mi regala nulla: come nella vita di prima, del resto. Ma la grande vittoria è che, ugualmente, non ho nessuno a cui rendere conto, giustificare, scusare ciò che credo, ciò che penso, ciò che sono. Nessuno a cui mendicare rispetto e libertà, perché il rispetto e la libertà non possono essere merce di scambio, mai. In nessun caso e per nessuna presunta ragione: non per presunti amori, amicizie, convenienze. Men che meno, per nessun lavoro.

I punti si possono unire solo alla fine di un pezzo di strada: nessuno, prima, può sapere come andranno davvero le cose. Ma è la possibilità di voltarsi indietro, guardare, e vedere che i punti qualche volta si uniscono, a dare la forza di proseguire il cammino.

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