BAMBINI E TEMPO LIBERO: tra divertimento e stress

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(Immagine tratta dal sito http://www.newsrimini.it)

Il titolo del post è stato l’oggetto di una serata di formazione continua per genitori” organizzata alcune settimane fa dalla scuola di mio figlio e destinata appunto alle famiglie dei bambini in età del Kindergarten (4-6 anni).  A condurre la conferenza una psicologa e terapeuta familiare esperta nell’età evolutiva.

Ho partecipato con molto piacere perché credo che il tema sia di notevole attualità, evidentemente anche qui in Svizzera ove, tra l’altro, la cultura prevalente tende a fare iniziare ai bambini le attività diverse da quelle esclusivamente ludiche abbastanza tardi, rispetto alla media di altre parti del mondo, Italia compresa, ove da alcuni anni si assiste al tentativo di “anticipare” il più possibile l’apprendimento strutturato dei piccoli tramite attività “stimolanti” di vario genere e contenuto.

Premesso che, secondo il parere e l’esperienza della relatrice, non vi sono a questo proposito regole valide indiscriminatamente per qualsiasi situazione, e dunque per qualsiasi bambino, possono comunque essere riassunte alcune fondamentali linee guida, derivanti da studi internazionali in materia di apprendimento – e relativi disturbi – nonché dall’esperienza della pratica clinica degli addetti ai lavori.

  1. I bambini imparano soprattutto giocando: da soli, con gli eventuali fratelli, e soprattutto con gli amici: è confrontandosi con un gruppo di propri pari che avviene l’apprendimento e la maturazione psico-fisica, anche dal punto di vista delle competenze sociali dell’individuo.
  2. Le attività organizzate per il tempo libero rivestono un ruolo positivo – non necessariamente indispensabile – per i bambini molto attivi che traggono benefici effetti rilassanti dal “fare qualcosa” (muoversi, correre, saltare, sperimentare), meno per coloro che, al contrario, si rilassano “da fermi” e non facendo nulla.
  3. E’ comunque indispensabile che ogni bambino possa avere a disposizione tempo “vuoto”, in cui è libero di fare ciò che preferisce, senza alcuna costrizione, e soprattutto che abbia la possibilità di ANNOIARSI. La noia, infatti, costituisce la radice principale di ogni processo creativo e, anche quando ciò non fosse, permette l’allenamento di una competenza indispensabile e oggi particolarmente carente nelle giovani generazioni: la tolleranza alla frustrazione. I piccoli devono iniziare ad imparare da subito, con modalità e tempi adatti all’età, che il mondo in cui tutti viviamo non è perfetto, che le cose nella vita non vanno (quasi mai!) come vorremmo e farsi quindi, progressivamente, gli anticorpi!
  4. L’utilizzo di strumenti tecnologici (TV, computer, tablet, smarphone) è tendenzialmente sconsigliato in toto fino almeno ai 5-6 anni. I più recenti studi condotti in materia in tutto il mondo hanno, infatti, dimostrato che gli effetti di tale esposizione sul cervello sono del tutto equiparabili all’utilizzo di sostanze quali fumo, alcool e droghe e causano, perciò, dipendenza. Minore è l’età, maggiori sono gli effetti negativi registrati. Nel caso in cui la condizione di completo inutilizzo sia impossibile (e anche per evitare il boomerang a lungo termine dell’effetto tabù) è importante limitare l’esposizione a non più di mezz’ora al giorno.
  5. Anche da punto di vista strettamente didattico le più recenti ricerche dimostrano che l’apprendimento dei bambini non sia in alcun modo agevolato dall’utilizzo di PC e simili: è stato provato, anzi, esattamente il contrario. In scuole nelle quali erano stati eliminati i tradizionali materiali cartacei a favore dei supporti digitali, dopo alcuni anni di sperimentazione si è visto che gli alunni imparavano meno e peggio di prima, e si è dunque tornati ai metodi classici. Le ragioni di tale fallimento risiederebbero nel principio fondamentale secondo cui l’apprendimento umano, e soprattutto quello dei più piccoli, è inscindibilmente legato all’esperienza sensoriale del toccare, sentire, vedere, creare, cose reali e non passa attraverso la semplice visione del virtuale in cui gli altri sensi sono come addormentati.

In conclusione, se la famiglia ritiene di volere e potere offrire ai propri figli attività extrascolastiche è bene che lo faccia con misura, sempre tenendo conto delle attitudini e delle preferenze dei bambini, evitando tassativamente di sovraccaricare l’agenda di tutta la famiglia (genitori e/o accompagnatori compresi): le esperienze e le possibilità di educazione e apprendimento devono essere piacevoli occasioni di crescita in tutti i sensi e non fonte di ulteriori stress rispetto a quelli inevitabili nella gestione del quotidiano!

 

 

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