FORMALITA'(e Sandwich-Abend)

dubbi

Immagine tratta da http://www.informamolise.com)

 

La Svizzera è un Paese estremamente formale, dove qualsiasi comunicazione viaggia per iscritto e preferibilmente con carta e francobollo. Abituata da tempo ad una certa smaterializzazione, cerco sempre di ricordarmi di vivere in un luogo lontano dalle mie origini, di cui conosco e comprendo solo parzialmente cultura e abitudini, così da agire di conseguenza.

Devo però ammettere che anche gli svizzeri non sono proprio sempre coerenti con sé medesimi e che gli esempi di “informalità”, pur se in una loro propria forma, tendono a diventare abbastanza comuni. 

All’inizio dell’anno scolastico ho scritto un’email alla maestra di mio figlio, dato che avevo necessità di alcune informazioni e che avevo sempre sentito parlare di un sacco di lettere tra scuola e famiglie: lei mi ha risposto con un sms e una proposta di appuntamento. Oggi era la giornata delle “porte aperte” delle scuole zurighesi: chiunque – e non solo i genitori degli alunni o le persone ad altro titolo interessate – poteva liberamente visitare le scuole pubbliche della città e osservare le modalità di svolgimento delle lezioni. Stamattina, dopo che la mia giornata ha subito un imprevisto e improvviso cambio di rotta a causa della febbre dell’insegnate di tedesco, ho fatto un salto alla scuola primaria che la Creatura potrebbe frequentare il prossimo anno scolastico. Mi aspettavo all’ingresso una qualche istruzione, indicazione di aule e spazi visitabili dal pubblico. Nada de nada. Ho vagato per qualche minuto per il corridoio, fino a quando ho visto aprirsi la porta di un’aula e mi sono accodata ad un altro genitore che si accingeva ad entrare.

Lì ho casualmente incontrato la mamma di un compagno di scuola (l’unica in verità che mi rivolga la parola, a parte l’altra famiglia di origine italiana che vive a due numeri civici di distanza)  e che mi ha casualmente informata del fatto che la scuola primaria vicino a casa non è necessariamente quella a cui saranno assegnati tutti i bambini dei Kindergarten del quartiere, essendo piccola e con posti non sufficienti per tutti. 

Da lì è partita una breve investigazione sugli scenari possibili, al termine della quale ho deciso di tagliare la testa al toro e scrivere un’email direttamente alla segretaria del circolo scolastico, la quale efficientemente mi ha risposto dopo un paio d’ore, sostanzialmente confermando quanto mi era stato riferito in mattinata: “La scuola prende in considerazione eventuali preferenze della famiglia, ma non è in alcun modo vincolata a soddisfarle e non può comunicare nessuna assegnazione degli alunni prima del mese di giugno”.

Tutto chiarissimo, quindi, come faccio a comunicare eventuali “preferenze della famiglia”? Devo scrivere alla direzione scolastica esplicitando le motivazioni della richiesta? “Ma questa sua email non è già indicazione della preferenza rivolta alla scuola più vicina a casa?”

Ehm, in effetti sì, ma mi aspettavo qualche formalità più formale, tipo una lettera da spedire con il francobollo al dirigente della scuola in cui dover elencare i motivi per cui preferiremmo che nostro figlio frequentasse la scuola vicina a casa. E dove, tra l’altro, ho sempre casualmente scoperto che c’è una pluriclasse che ospita bambini dalla prima alla terza, mentre le altre due sezioni sono “normali”.

Avrei probabilmente dovuto indagare pure i motivi di tale differenziazione e i relativi criteri, ma per oggi la Svizzera mi ha sfinita. Questo miscuglio per me incomprensibile di formalità e informalità, di cose dichiarate e cose assolutamente non comunicate, mi causa una confusione mentale fatale che, unita alle solita fatica linguistica, mi stronca sul nascere qualsiasi energia. Al punto che stasera, vista anche l’assenza per cena del Marito, ho deciso di inaugurare un nuovo trend-familiare da osservare almeno una volta al mese: “la serata-sandwich” o “Sandwich-Abend” che dir si voglia.

 

 

 

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