FRISCHE LUFT

inverno

Non è stato finora un inverno “facile” dal punto di vista climatico. Da quando ci siamo trasferiti a Zurigo è stato sicuramente il più freddo e il più buio. Giorni, settimane, mesi con la temperatura nei pressi, quando non sotto, lo zero e, soprattutto, infinite giornate senza un briciolo di sole: grige, biancastre, nebbiose e tutte uguali.

Sicuramente non una condizione favorevole al buon umore, né alla salute in senso stretto, tant’è che la scorsa settimana sono apparsi sulla stampa locale diversi articoli che invitavano a prestare attenzione al concreto rischio di carenza di vitamina D, dovuta proprio alla prolungata mancata esposizione ai raggi solari, e alla possibile necessità di integrarne l’apporto fino a che le condizioni meteorologiche non permetteranno il ritorno ad una condizione ottimale.

Da qualche giorno stiamo tirando un sospiro di sollievo, almeno dal punto di vista delle temperature, decisamente risalite intorno a valori più consoni alla vita umana, mentre il grigiore di nuvole e nebbia, salvo qualche sporadico spiraglio soleggiato, ancora ci tiene compagnia.

C’è una cosa, però, che ho avuto modo di notare in questi mesi ed è, credo, l’aspetto della vita in cui le mie abitudini si sono più “svizzerizzate“: l’imperante necessità, indipendentemente dal bello o brutto tempo, dal caldo o dal freddo, e salvo situazioni davvero particolari, di uscire di casa almeno una volta al giorno. “Ein bisschen frische Luft” è a queste latitudini una legge che non conosce eccezioni: ci siano -10 gradi, pioggia, neve o bufere di vento, a meno di non essere seriamente malati si esce di casa.

Ne va della salute, mentale per prima cosa, e anche fisica. L’idea imperante è che uscire all’aria aperta, in qualsiasi stagione, mantenga in salute e prevenga le malattie. In effetti, per esperienza diretta, posso dire che quando mi è capitato di non poter andare fuori per i più disparati motivi (malattie di mio figlio, malesseri, o momenti di pigrizia acuta) ne ho pagato le conseguenze. L’umore crolla ulteriormente a picco, iniziano a manifestarsi dolorini e doloretti, una strisciante apatia e una sensazione diffusa di mancanza di ossigeno a cui io cerco comunque spesso di rimediare, quando sono in casa, con frequentissime aperture delle finestre, indipendentemente dalla temperatura esterna.

La scorsa settimana ho avuto un virulento e fastidiosissimo raffreddore, fuori di giorno faceva -5, sono stata più o meno costretta ad uscire comunque e devo dire che, mediamente, respiravo molto meglio che in casa. Che abbiano davvero ragione gli svizzeri ;-)?!

 

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