QUALCHE ALTRO GRADINO

(Foto Carlotta G.)

(Foto Carlotta G.)

 

La serie delle nostre ascese verso il cielo non è ancora finita. La Creatura non ha ancora superato il suo trip permanente del “Saliamo sulle torri, dai!” e così lo scorso fine settimana abbiamo colmato un gap triennale, approfittando di una giornata spettacolare e con un clima decisamente insolito per la fine settembre, arrampicandoci per i quasi 200 gradini della Karlturm, la torre meridionale della cattedrale di Grossmünster, simbolo della città di Zurigo.

Non avevamo programmato nulla, e poteva essere uno dei soliti tour di un qualsiasi sabato pomeriggio, trascorso facendo due passi in centro e girando un po’ a caso tra il lago, il fiume e le strade dello shopping (che chiude rigorosamente verso le 17, per noi italiani orario di merenda, quindi di solito il portafoglio è salvo). Ma, come dicevo, il piccolo di casa non ha ancora esaurito la sua vena del sempre più in alto, dell’andare alla ricerca di campanili, grattacieli e di tutto ciò che va su-su. E più su è, meglio stiamo. In quando a grattacieli qui non siamo messi benissimo, con l’eccezione di Prime Tower, su cui però si arriva comodamente in l’ascensore, e quindi non c’è neppure molto gusto 😉

In effetti il panorama sulla città che si gode in una bella giornata di sole dalla cima della Karlturm è imperdibile: tutta la città, assolutamente a 360°. La salita richiede sempre un certo impegno, i gradini sono stretti e gli spazi estremamente angusti, soprattutto nella prima parte dell’ascesa, ma dopo l’esperienza della Torre degli Asinelli, questa è stata una passeggiata di salute! Noi abbiamo condiviso l’esperienza con diversi visitatori provenienti da ogni parte del mondo e a volte mi pare ancora un po’ strano vivere la città da turista, ma è sempre una delle cose che amo di più del vivere in Svizzera.

La stessa cattedrale è una delle tappe irrinunciabili durante una visita a Zurigo: secondo la leggenda fu fatta edificare da Carlo Magno dopo la scoperta delle tombe dei Santi Felix e Regula e divenne successivamente il punto di riferimento della riforma protestante in Svizzera condotta da Huldrych Zwingli. Al suo interno si trovano anche opere d’arte degne di nota tra cui le vetrate di Polke e le finestre del coro di Augusto Giacometti e le porte in bronzo di Otto Münch.

 

 

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