LIBERTA’ – parte seconda

Immagine tratta dal sito www.ilsussidiario.net

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La libertà vera è quando sai – e senti – di essere libero, anche se, magari, non lo sei affatto. Lo racconta uno dei più bei film della storia del cinema e dovremmo ricordarcene tutti, ogni giorno.

Io me ne dimentico quasi sempre, per stupidi eventi della routine quotidiana. E non sto parlando di cose elevate, sapete, esattamente il contrario. Tipo stamattina, quando la mia profonda libertà di essere umano è stata per qualche tempo soggiogata da un contrattempo idiota che mi ha fatto smarrire il panino che avevo comprato per pranzo mentre facevo la spesa. E sprecare così minuti e minuti della mia giornata nel rimuginare: “Come è potuto succedere??? Come ho potuto essere così idiota, sbadata, frettolosa, da non accorgermene?” “Come ho potuto sprecare del cibo e dei soldi per la mia stupidità concentrata in quella frazione di secondo?”

La libertà vera è fatta di piccole, piccolissime cose. Sottili, addirittura a volte quasi impercettibili. E’ la sensazione di non essere prigionieri di situazioni in cui non ci sentiamo a nostro agio,  di una vita che sembra non appartenerci più. O semplicemente di lasciare che ciò possa capitare.

E’ libertà avere la volontà di cambiare una posizione scomoda mentre siamo seduti, o in piedi, o sdraiati, e la consapevolezza di accorgerci che in quel preciso istante non stiamo bene, ma che potremmo fare qualcosa per stare un po’ meglio. E’ libertà la scelta di cosa mangiare, o cosa non mangiare. La scelta di mangiare qualcosa che sappiamo non essere così tanto salutare per il corpo, ma che potrebbe esserlo per lo spirito. O di non mangiare qualcosa che potrebbe essere fantastico per lo spirito, ma non altrettanto per il corpo. E’ libertà sapere che non esistono scelte definitive, ma solo scelte per l’ora, il momento, il sentire di quell’istante. E che, anche poco tempo dopo, il gioco ripartirà da zero, e la partita di scacchi con la vita tutta da rifare.

Un paio di giorni fa ho letto questo bellissimo articolo, apparso su “La Stampa” dopo i drammatici fatti di Parigi. Dice cose sacrosante che, tra l’altro, mi hanno riportato alla mente in modo chiarissimo ricordi di un lontano 11 settembre 2001. In quel momento io stavo nel luogo più incongruo possibile, date le circostanze: ero in vacanza, sull’isola di Santorini. Stavo facendo la pennichella in spiaggia quando tutto è successo, cullata dal tiepido sole di settembre, accarezzata dal Meltemi. Nell’arco di pochi minuti mi ero trovata catapultata in un altro mondo, in un altro universo. Dopo tre giorni avrei preso un aereo che mi riportava a casa e, con lui, la consapevolezza che certe cose della nostra vita non sarebbero state mai più come prima. Il minuscolo aeroporto della minuscola isola era presidiato dai militari (e chi mai li aveva visti prima da quelle parti…) e io avevo dimenticato, ovviamente, di mettere le forbicine per le unghie in valigia e le avevo lasciate nel bagaglio a mano. L’addetto al controllo estraeva dallo zaino il piccolo astuccio e me lo mostrava, con sguardo interrogativo; io rispondevo con un mezzo sorriso imbarazzato e un’alzata di spalle. Le piccole forbici mi venivano restituite, io le rimettevo nello zaino, sapendo benissimo che sarebbe l’ultima volta che una cosa simile sarebbe potuta accadere. 

Ma sapete la cosa più importante di tutte? Io in quel periodo non stavo bene, affatto. Ero partita per la vacanza in condizioni pietose, sperando che il solito mare greco e tutti i suoi dèi avessero compassione di me e mi aiutassero in qualche modo a rimettermi in sesto. Le preghiere erano state in parte esaudite, solo in parte. Se penso a quei giorni, ai giorni prima dell’11 settembre, io sento sempre attorno a me una prigione. Una prigione senza sbarre, ma senza alcuna via d’uscita. E il rischio di vedermi sequestrato il necessaire della manicure era davvero l’ultimo degli attentati alla mia libertà individuale. 

La libertà vera è dentro di noi. Il resto sono SACROSANTI dettagli.

 

 

 

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