IL VENERDì DEL LIBRO: “MI SA CHE FUORI E’ PRIMAVERA”

libro

 

Ne avevo letto alcune recensioni mesi fa, al momento della sua pubblicazione, oltre all’articolo scritto dall’immancabile Vanity. Mi ero ripromessa di leggerlo alla prima occasione, anche in considerazione del fatto che apprezzo molto la scrittura di Concita De Gregorio, di cui ho già letto negli anni “Una madre lo sa. Tutte le ombre dell’amore perfetto e Così è la vita. Imparare a dirsi addio”.

Non sono mai “neutri” i libri della De Gregorio, affrontando situazioni umane e vicende che, in un modo o nell’altro, toccano sempre profondamente l’anima del lettore. Ho comprato “Mi sa che fuori è primavera” in occasione dell’ultima vacanza in Italia, finalmente in libreria, e l’ho letto in due giorni scarsi.

La vicenda si riferisce ad un drammatico fatto di cronaca accaduto qualche anno fa, di cui i media si erano a lungo occupati: una domenica del mese di gennaio 2011, le figlie gemelle seienni di una cittadina italiana residente in Svizzera scompaiono improvvisamente insieme al padre. L’uomo, svizzero-tedesco, dopo alcuni giorni di vagabondaggio tra la Francia e la Corsica, giunge infine via mare in Italia, in Puglia, dove si suicida lasciandosi travolgere da un treno a Cerignola. Delle bambine non viene mai trovata alcuna traccia.

Nel libro la vicenda è narrata tramite la voce della madre superstite che, in lunghe conversazioni con l’autrice, racconta la “sua storia”: cosa è accaduto prima del drammatico avvenimento, cosa dopo. Come è possibile sopravvivere alla perdita di due figlie, senza neppure avere una tomba su cui piangerle e senza, in verità, avere alcuna certezza di quella che è stata la loro sorte.

Recentemente ho letto anche alcuni post in cui questo libro viene considerato anche rappresentativo di alcune difficoltà della vita expat, visto che in realtà Irina è una donna che viveva in un Paese straniero e alcune situazioni da lei raccontate, in seguito alla scomparsa delle bimbe e dell’ex marito, possono in effetti far pensare ad un “trattamento particolare” da parte delle autorità svizzere in ragione del suo essere “straniera” (ma assolutamente cittadina del mondo, come viene raccontato nelle pagine). C’è anche un capitolo nel libro, intitolato: “Io di te. Svizzera” dedicato a questo tema. Che è sicuramente un tema, ma che, a mio avviso, non deve essere elevato a fulcro assoluto di tutta la drammatica vicenda.

“Mi sa che fuori è primavera” è in primo luogo un libro sulla vita, sulla storia forte (sì, un pugno nello stomaco, anche) di una donna suo malgrado “speciale”, per quello che ha vissuto e a cui è riuscita, nonostante tutto e tutti, a sopravvivere.

Per me consigliatissimo.

“Dici di queste indagini che non hanno indagato nulla, se non la tua colpa di aver scelto di separarti da Mathias. E allora parli del maschilismo, del razzismo. Di come una donna italiana in Svizzera sia veramente sola al mondo e dunque in pericolo, quando c’è pericolo, cento volte di più che in qualsiasi altro luogo. Ma poi no, ti correggi: sei in pericolo ovunque, in realtà, quando le persone attorno non ti vedono, non ti credono. Immagino che capiti in ogni luogo, sì. Ecco, pensi: non di un manuale di autodifesa dalla Svizzera c’è bisogno, ma di un prontuario su come una donna possa farsi ascoltare, a che debba appellarsi quando il paese in cui vive non ha gli strumenti – per qualche ragione, qualsiasi ragione – per ascoltarla”.

 

Questo post partecipa all’iniziativa di Homemademamma “Il venerdì del libro”

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