AVANTI E INDIETRO

Mi ero portata Elizabeth George per le lunghe letture serali. Ho letto solo in treno, in andata e in ritorno, ritorno in origine peraltro previsto con altri mezzi. Ho definitivamente appurato che viaggiare dalla Svizzera all’Italia è cosa diversa che viaggiare dall’Italia alla Svizzera e che, mi tocca, devo evitare il senso contrario alla marcia, anche se il mal di treno non ho mai saputo cosa fosse, e ora ho una specie di mal di terra che fa traballare la sedia su cui sono seduta.

Sono arrivata in una Milano tropicale e l’ho salutata quasi autunnale, col riscaldamento che ha ritenuto opportuno dare una scaldatina alla casa prima dell’alba.

Ho scoperto che l’Expo inizia tra due settimane, anche se i cantieri sembrano destinati a durare per qualche altra decina d’anni, almeno. Ho, però, molto apprezzato di non essermi imbattuta in scioperi a sorpresa e, anzi, che la metropolitana viaggi ormai senza soluzione di continuità e le attese mattutine in banchina siano ridotte quasi a zero.

Ho fatto un numero spropositato di percorsi in treno e ho avuto conferma che, ahimé, per le ferrovie italiane non ci sono speranze. La prossima volta mi sa che mi porterò dietro lo spray anti-zecche (che in Italia temo non si trovi, ma per ragioni ambientali – estranee alla circolazione ferroviaria – in Svizzera sì).

Ho scoperto alcune mode del momento e quella che mi ha colpita di più è stata la giacchina di piumino fashion da sfoggiare anche con quasi 30 gradi. Temo che la globalizzazione non ci stia facendo troppo bene. Ho scoperto anche di quanto mi fossi dimenticata che in Italia sia poco di moda salutare, anche se tu sei il cliente che entra in negozio, e di come la mano non te la dia praticamente più nessuno.

Ho avuto conferma che senza l’Esselunga non sarei sopravvissuta al soggiorno, pur considerando i pasti fuori casa indotti da necessità logistiche.

Ho avuto conferma che mi sento stranissima quando arrivo in Italia e che altrettanto mi capita al ritorno a Zurigo. Il fondato sospetto è che non sia un gran bel segno.

La certezza è che di lavoro yogico avrò necessità per qualche secolo ancora.

 

 

 

 

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