IL VENERDI’ DEL LIBRO: “L’AMICA GENIALE”

La Pasqua piovosa e malaticcia ha, per lo meno, portato qualche effetto positivo sul mio ritmo di lettura: le giornate dalla suocera, passate ciondolando tra letto e divano, mi hanno consentito di leggere e finire nel tempo record di tre giorni (cosa che non mi capitava da tempo immemorabile) il libro che mi ero portata in valigia, dopo che, come diversi altri, stazionava sugli scaffali della libreria ormai da tempo.

In tutta onestà devo dire che l’acquisto de “L’amica geniale era avvenuto soprattutto per la curiosità suscitata dal tam-tam di notizie sul “libro che non si può non leggere”, sui “personaggi straordinari“, sulla “storia che non ti molla fino all’ultima riga” (e anche oltre, in verità, visto che si tratta solo del primo capitolo della serie), oltre che dall’alone di mistero che circonda ormai da anni la vera identità dell’autrice, fatto che, di per sé, costituirebbe già un buon tema per un romanzo. La trama e la stessa ambientazione della storia non mi attraevano particolarmente, tant’è che, fino all’ultimo momento, ero stata tentata di portare con me altri acquisti più recenti su cui potrei (quasi) mettere la mano sul fuoco a livello di soddisfazione.

Così ho iniziato un po’ sospettosa, non sapendo bene cosa attendermi e le prime pagine del libro mi hanno lasciata un po’ indifferente. Lo stile di scrittura in sé non mi è parso particolarmente coinvolgente, i personaggi sono tantissimi e i rispettivi nomi non proprio facilissimi da ricordare (tanto che all’inizio del volume è stato predisposto l’elenco di tutti i nomi e della famiglia di appartenenza), l’ambientazione della vicenda, in un quartiere degradato della Napoli degli anni ’50, sconvolge abbastanza e pone grandi interrogativi sul senso e il funzionamento di un intero strato sociale che oggi potremmo ritenere per lo meno “alieno” dal nostro modo di essere, vivere e pensare; pur se, forse, non è davvero così. Arriva un momento, però, in modo del tutto inatteso, da una pagina all’altra, in cui non puoi assolutamente più fare a meno di continuare il libro, e velocemente se possibile. Non puoi non voler sapere cosa succederà di lì a breve alle protagoniste e a tutto il coro delle comparse. Qualche giorno fa ho visto addirittura un tweet di Ken Follet che, dopo aver letto il primo volume della quadrilogia, non vedeva loro di sapere cosa succede nei successivi capitoli. Ken Follet, mica cavoli 😉

“E un pomeriggio buttò lì un’osservazione che mi colpì molto. Disse “Se non c’è amore, non solo inaridisce la vita delle persone, ma anche quella delle città”. Non mi ricordo come si espresse di preciso, ma il concetto era quello, e io lo associai alle nostre strade sporche, ai giardinetti polverosi, alla campagna scempiata dai palazzi nuovi, alla violenza in ogni casa, in ogni famiglia”.

Questo post partecipa a: Il Venerdì del libro di Homemademamma.


 

 

 

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