TEMPO SPRECATO

Il periodo “no” non è stato ancora archiviato, non è bastata la Pasqua, né la speranza di sole. Sono rientrata a Zurigo decisamente non “ricaricata”, né più sollevata, né più felice.

Avrei avuto piccole chicche da scrivere dall’Italia, tipo qual che ti capita di vedere se hai necessità di un giretto urgente dalla guardia medica il sabato di Pasqua, nulla di grave, cosucce quasi simpatiche, ma devo dire che non ne avevo voglia. Non avevo voglia di scrivere ancora di malanni, di medici, di situazioni surreali (per quanto a volte davvero divertenti) che il Bel Paese ti offre “a gratis” solo girando l’angolo di una mattina di giornata prefestiva. Avevo voglia di riposare, ho avuto voglia di leggere (e di questo scriverò) e, di nuovo, non un granché di voglia di rientrare, pur se l’approdo a casa dopo quelle nove ore di viaggio acquista sempre un certo-non-so-che.

In questi giorni la scuola italiana di Zurigo è ancora chiusa per le vacanze pasquali, la Creatura bazzica tra gli immancabili lego, il divano trasformato in casetta dei Porcellini e non so cos’altro. Finché lo si lascia giocare Lui è abbastanza autonomo, diverso è quando si deve fargli fare qualcosa di obbligato, anche se fosse solo lavarsi i denti dopo pranzo. Spero di riuscire finalmente a riprendermi prima della prossima settimana quando, tra l’altro, mi toccherà una nuova trasferta oltre frontiera.

Ho avuto un momento, ieri sera dopo cena, in cui mi sono incazzata fortemente con me medesima, per non essere riuscita a tenere alto il morale negli ultimi giorni, a mantenere costante la serenità nonostante l’avversa sorte, cosa che mi era sorprendentemente riuscita neanche male in tempi recenti. Ho avuto un momento in cui mi sono messa a fissare la lampada accesa del soggiorno e la sua luce morbida filtrata dalla carta di riso. Ho guardato fuori, quel cielo indaco, poi bianco, poi arancione negli ultimi istanti del tramonto; ho guardato mio figlio, seduto per terra ad occuparsi tenacemente dei suoi mattoncini. E qualcuno dentro la mia testa mi ha detto: “Stai perdendo tempo. Comunque sia, stai sprecando il tuo tempo”. “Lo stai sprecando ad arrabbiarti, così come a preoccuparti che le cose si rimettano o non si rimettano a posto”.

Oggi mi pare che vada già un po’ meglio.

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