OVVIETA’

Questo post è incommensurabilmente scontato, ma, a volte, si sa che le cose scontate sono inevitabile parte della vita di chiunque. E sarebbe pure impossibile vivere senza.

Da qualche settimana mi arrovello (inutilmente, peraltro) su ataviche questioni collegate alle scelte educative per mio figlio, in primis la scuola. Sono ripiombata, per una serie di ragioni su cui eviterò di dilungarmi, nel ping-pong trappola: “scuola svizzera sì -scuola svizzera no“, della serie “lo lasciamo lì dove sta o cambiamo tutto” (il suo mondo, ma anche il nostro alla fine). E, visto che per me già abitualmente ogni decisione è una specie di dramma esistenziale, in questa fase sono preda di incubi notturni, paranoie diurne e amenità varie.

Poi ci sono giorni in cui accadono cose che mai dovrebbero accadere (anche se sempre più spesso succedono e, temo, continueranno a succedere) e ti dici che, alla fine, tutto il resto ha solo l’importanza di una cacca di mosca sul vetro. La dimensione dei problemi dipende, alla fine, dalla prospettiva in cui questi sono osservati.

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Un pensiero su “OVVIETA’

  1. “ogni decisione è un dramma esistenziale”…questa sono io, sia che si tratti di cretinate che di decisioni serie!
    A parte questo, il nostro “grande” quest’anno ad agosto inizierà il kindergarten. Andrà alla scuola pubblica svizzera. Da quando ha 4 mesi va al nido svizzero. Ci è sembrato in qualche modo una scelta “naturale” visto che è nato qui e che ha anche la nazionalità svizzera (da parte di padre). A casa parliamo italiano e lui sta imparando con lentezza lo svizzero al nido. E’ un processo per lui faticoso (l’italiano lo parla abbastanza bene, per essere un bambino bilingue) ma ci è sembrato appunto “naturale” e forse obbligato se rimarremo qui a lungo. Sarà forse necessario il ricorso alla logopedista se nei prossimi 2 anni non acquisirà un livello discreto di tedesco prima dell’ingresso alla scuola primaria. Questo naturalmente sarà stressante per lui. E sarà difficile per noi aiutarlo nei compiti di tedesco. Ma teniamo presente l’esempio del suo cugino grande, arrivato qui a 7 anni con 2 anni di scuola svizzera a Roma, e che ha frequentato qui tutte le scuole pubbliche svizzere. Anche lui parla solo italiano a casa. Quest’anno finisce il primo ciclo ed è stato ammesso al liceo con ottimi voti, compreso il tedesco. E se uno conosce il sistema scolastico svizzero e come funziona l’ammissione alle scuole superiori qui in svizzera, puo’ immaginare quale soddisfazione sia per lui e i suoi genitori. Quando sarà alle elementari pensiamo di farlo seguire privatamente per imparare a scrivere in italiano. Purtroppo qualsiasi scelta comporta sempre compromessi! E la cosa piu’ importante è che non esiste una scelta migliore delle altre, ma quella che meglio si adatta al bambino(in questo caso!)

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