COSE DELL’ALTRO MONDO

Questa è solo una piccola storia, di vita. E di morte. Ciò nonostante non è una storia triste, almeno a me non sembra che lo sia. L’ha sentita anche mio figlio, mentre la raccontavo a cena, ieri sera. Ché da un po’ di tempo ho capito di avere profondi problemi a parlare di morte, a relazionarmi con questa realtà. Me ne sono resa conto quando ho letto questo libro, poco prima che venisse a mancare mio suocero, e da allora mi sono detta che avrei fatto il possibile perché il piccolino di casa crescesse in modo diverso, sapendo, per quanto difficile possa essere da accettare, che noi siamo mortali, che tutti prima o poi finiamo il nostro cammino su questa terra, motivo per il quale spesso gli si ricorda “Il nonno U. che è una stellina del cielo e la micia Fanalina che è là con lui a fargli compagnia”.

Mio padre aveva un ultimo zio, fino a pochi giorni fa, l’anzianissimo fratello di sua madre che ha sempre vissuto (beato lui) al mare, quello di tutta la sua vita, l’infanzia, la giovinezza, la maturità dei figli e dei nipoti, dell’amata moglie persa ormai da tanto tempo. Aveva qualcosa come novantacinque anni, e fino a giorni neppure troppo lontani, viaggiava in bicicletta per le strade della sua città, per andare in spiaggia. Un paio di giorni fa, la sera, si è seduto in poltrona come sempre a leggere il giornale. “Oggi non ceno, non ho fame” ha detto. “Voglio leggere un po’, visto che è l’ultima volta che mi siedo qui. Stanotte muoio.” L’hanno trovato il mattino dopo, nel suo letto.

Inutile, e persino troppo facile, dire che, se dovessi scegliere un modo, sceglierei questo.

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