DI FANGO E GAP CULTURALE

Che io non sia, ne mai potrei essere, il prototipo della perfetta madre svizzera è fatto noto. Decenni di vita e cultura e un carico da undici di DNA.
Ogni tanto mi illudo di aver superato lo “shock culturale”, solo perché non rischio più l’infarto ogni volta che mio figlio si arrampica sui tre/quattro metri degli scivoli zurighesi, insinuandosi con perfetta abilità da scimmietta indigena tra le schegge dei tronchi e il ferro arrugginito dei chiodi (tanto l’antitetanica l’abbiamo fatta, no?!) E pazienza se sotto c’è solo lo strato di ghiaia ad attutire qualsiasi potenziale incidente. Ormai non ci bado più, dopo aver superato il trauma mesi e mesi fa, al terzo giro dei parchi gioco cittadini, quando, con un puffo non ancora treenne per mano, mi ero detta, in un estremo tentativo di auto-tranquillizzarmi: “Dopo tutto qui sembra non morire nessuno….quindi perché dovrebbe essere il mio il primo?!”
Poi, però, cado miseramente nel fango. Che non è una metafora, ma letteralmente quello strato di terra, sabbia e ghiaia che si deposita inesorabile su qualsiasi materiale con cui entri in contatto. Si sa, è autunno, e in autunno succede che piova. A Zurigo neppure tanto raramente. E, a Zurigo, i bambini giocano all’aperto più o meno sempre e comunque, e se il fango è ovunque pazienza. Tanto in Svizzera nessuno pulisce le scarpe dallo sporco residuo delle ore di vita all’aperto. Si indossano stivali di gomma o scarponi da montagna (a seconda della stagione) e pantaloni di cerata. Punto. Il resto è un optional. Il problema si pone quando le attrezzature, anche se ci sono, non si utilizzano e il giorno successivo ci si ritrova con un bel raffreddore, cosa mai augurabile per chi già ha i catarri cronici. E, tra parentesi, quando e come diamine pulire le quintalate di fango dalle scarpe (nuove, ovvio) e dai jeans senza ridurre la casa una palude.
Ma per gli svizzeri questo non è neppure un tema, così come non lo è quello di avere bambini in canotta con venti gradi scarsi, un pallido sole intermittente nel cielo di ciò che resta della Liguria, un tempo paese della primavera perenne, che sguazzano per ore, a intermittenza, nel mare e in piscina, ovviamente subito dopo aver fatto colazione. Figurarsi se uova fritte e bacon possono essere oggetto di discussione 😉

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