IL GURU DEL CAPELLO

A qualcuno sembrerà cosa incredibilmente ridicola, ma da quando sono emigrata mi è capitato di diventare anche una nomade del parrucchiere. Considerando che in Svizzera i costi di tutti i servizi sono, in genere, mediamente proibitivi, ci sono persone che programmano una trasferta al mese in Italia apposta per andare al salone di bellezza. All’inizio cercavo anch’io di farlo, nei limiti del possibile, ma alla lunga si rischia davvero di dare i numeri mettendo insieme tutto quello che c’è da fare nei tiratissimi due giorni del fine settimana. Ciò non toglie che, potendo, torno anch’io molto volentieri  dal mio parrucchiere di fiducia nella madrepatria, e non solo, tant’è che ormai viaggio con i numeri della colorazione nella borsa, così da non farmi cogliere preparata in caso di improvvisa necessità al di fuori dei confini della comfort zone.

Ed è nel corso delle mie peregrinazioni su e giù per l’Italia che, ultimamente, ho avuto modo di osservare, più di una volta e con discreta sorpresa da parte mia, il fenomeno contemporaneo del “parrucchiere guru”. Si tratta di un esemplare maschio, di età variabile tra i 35 e i 55, poco attraente fisicamente, che scimmiotta nell’outfit (termine che io detesto con tutta l’anima) un qualche stilista famoso. Gestisce da solo un salone femminile di dimensioni considerevoli, arredato con stile alternativo dall’amico architetto, e con numerosi dipendenti, di sesso femminile per lo più, salvo un paio di eccezioni rappresentate da apprendisti alle prime armi.  Il denominatore comune è che LUI SOLO può avere il sacro compito di tagliare le chiome; gli altri e le altre, anche se con anni di esperienza nel settore, devono osservare adoranti le sue performance professionali ed imparare dal suo genio artistico. I sottoposti sono la sua corte, i suoi adoranti discepoli, pronti a scattare ad ogni cenno del loro signore e padrone. Non parliamo delle clienti, ovviamente. Disposte ad attendere ore, nel collo di bottiglia,  fino a che Sua Maestà avrà tempo per una spuntatina o una rinfrescata del taglio.

Io sono perdutamente anarchica dentro. Detesto infinitamente qualsiasi guru che non sia qualcuno intimamente scelto da me medesima, a ragion veduta, e non certo solo perché sa maneggiare un paio di forbici. Capita così che il taglio venga saltato a piè pari, per raggiungimento del tempo massimo disponibile. E di pensare che, dopo tutto, i parrucchieri di Zurigo non siano così male, né così costosi, poi, se confrontati al guru del capello.

 

 

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