PARIGI, SECONDO ME

Non saprei affatto spiegarmi il perché, eppure ci sono luoghi in cui, dal primo momento in cui ci metti piede , sai che sarà inevitabile tornare, ancora e ancora. Alla vita piacendo, naturalmente, ma la tua volontà è ben ferma ed incrollabile.
Parigi è uno di questi e ora, a poco più di mezza giornata dal rientro a casa, ancora fisicamente provata da tre giorni di maratona turistica, mi sto ossessivamente domandando per quale bizzarro motivo io abbia aspettato di avere quarant’anni per vederla per la prima volta.
E’ abbastanza singolare pensare che per decenni, ormai si può dire, trovandomi a scegliere un luogo nuovo da visitare, una città europea vicina, a poche ore di viaggio, mai avessi avuto l’istinto di esclamare Paris! . E solo arrivata qui, a questa significativa età, l’idea del Marito “Per i tuoi 40 anni andiamo a Parigi, visto che non ci sei mai stata?” mi sia sembrata ottima, ma neppure così irresistibile in un primo momento e, forse, ipoteticamente barattabile con un qualunque altro regalo.

Sarebbero necessari mesi, forse anni, per “vedere davvero Parigi”, non certamente tre giorni scarsi, e così mi spiego i viaggiatori del secolo scorso, i pochi che, potendo permetterselo, facevano durare i loro viaggi per l’Europa mesi e mesi, quando non anni davvero.
Ma ieri sera io sono ripartita fieramente consapevole che, vita permettendo, tornerò a Parigi, anche con mio figlio magari, quando sarà un po’ cresciuto e in grado di sopportare i chilometri e chilometri sotto il sole (o la pioggia), guardando all’insù i palazzi, le piazze, gli archi, i tetti, e Lei, “La Torre”, splendente nel cielo terso come noi abbiamo avuto l’immensa (e assai rara, pare) fortuna di ammirare. Quando la priorità del viaggio potrà essere semplicemente il viaggio stesso e le emozioni che vivono in te in quel momento, senza le preoccupazioni del “Ci sarà da mangiare qualcosa che vada bene per lui?” o del “Si stancherà troppo e renderà la giornata un inferno?”, “Dovrà andare a letto non più tardi delle otto e mezza o fare il sonnellino”.

E’ stato un grande regalo questo weekend, non solo perché erano anni che a me e al Marito non capitava una cosa del genere, ma soprattutto perché ho trovato molta più bellezza di quanta, in verità, mi aspettassi. Sì, Parigi è Parigi (e sicuramente “Val bene una Messa” ;-)), ma ogni luogo è diverso per ciascuno di noi e non è che chi ritorna da lì sia  sempre e necessariamente pieno di elogi e meraviglia. Per qualcuno Parigi “è vecchia“, per qualcuno “i Francesi sono scortesi e maleducati“, per qualcun altro “c’è troppa folla”(mamma mia, questo è vero davvero!).
Penso che si possa dire che un posto è davvero nel tuo cuore quando tu riesci ad amarlo pur essendo nel contempo lucidamente consapevole anche dei suoi difetti e dei lati oscuri, quando, pur essendo straniero, riesci per qualche misteriosa ragione a non sentirti estraneo. E potrei scrivere un trattato a sé su questa ultima affermazione, sull’effetto che, ultimamente, mi fa visitare luoghi di “cultura latina”, effetto abbastanza diverso, probabilmente, da quello che avrei avuto solo qualche anno fa.
Ma qui sto andando davvero fuori tema e aprirei, tra le altre cose, parentesi molto impegnative, da parecchi punti di vista.
Au revoir, Paris!

La Tour Eiffel dal Quartiere Latino, al tramonto.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...