LUOGHI SICURI

Qualche giorno fa hanno rubato il monopattino a mio figlio, al parco, appoggiato alla panchina mentre noi eravamo in giro per giochi.

Casualmente era anche il monopattino “nuovo”, comprato usato, per fortuna per pochissimi solidi, dalla signora del bazar delle cose vecchie vicino alla scuola. Il primo esperimento di monopattino vero, con due ruote, della giusta misura per il nanetto intorno al metro, in alluminio e in buone condizioni.

Lui ci è rimasto malissimo, ha pianto e inveito una mezz’ora buona, tutta la via del ritorno, contro “i cattivi che dobbiamo sglidale tantissimo!!! pelché me l’hanno poltato viaaaa?!”

Anche io ci sono rimasta malissimo, forse ancora di più, perché non mi sarei aspettata una cosa del genere in un parco di Zurigo, pieno di mamme e bambini. La percezione della sicurezza è molto alta qui e, riflettendo poi su questa circostanza, ho capito il problema.

In un mese qui in Svizzera a mio marito hanno rubato i soldi dal portafoglio, mentre era in treno, e a noi il monopattino. In quasi quarant’anni di vita italica a nessuno avevano mai rubato niente. E non vivevamo certo in un paesino delle vallate montane, quelli in cui non chiudono neppure la porta di casa. Tutt’altro: io ho lavorato più di dieci anni a due passi dalla Stazione Centrale di Milano, non certo l’eden della sicurezza, ma, anzi, quel simpatico posto ove, non molti anni fa, quando uscivi dall’ufficio per la pausa pranzo dovevi essere più furba dei rom minorenni che aspettavano sulla piazza la prima vittima da borseggiare. Così, tutti i santi giorni, per mesi e anni.

Sono sempre stata fortunata? Probabilmente, sicuramente sì, ma non solo. Io sapevo e so, in alcuni luoghi più di altri, di dover essere attenta, estremamente attenta. I soggetti di cui sopra io li vedevo tutti i giorni, così come quelli alla fermata della Metro di Piazzale Loreto. Io sapevo che loro c’erano, li sentivo. E loro sapevano che io sapevo.

Al contrario io non mi aspetto di essere borseggiata su un tram a Zurigo o che il monopattino (pure vecchio, peraltro) di un bimbo treenne sia rubato al parco mentre sono impegnata a guardare cosa combina mio figlio. E sbaglio. Perché la responsabilità della tua sicurezza, della sicurezza delle tue cose, del controllo dell’ambiente in cui vivi e di ciò che potenzialmente può andare storto, è prima di tutto, sempre, tua.

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