SONO PROBLEMI TUOI

Lo dice un vecchio adagio: arriviamo da soli in questo mondo e da soli ce ne dobbiamo andare, nonostante tutti i possibili strumenti per “addolcire la pillola”.

Da sempre si dice che ogni essere umano è veramente solo di fronte ai suoi problemi e alle difficoltà della vita. Possono esserci “ammortizzatori”: i buoni consigli di amici, una mano al momento giusto, un incontro che ti riporta sulla retta via. Ma, alla resa del conti, la differenza vera riesci a farla solo tu. La differenza tra la vittoria e la sconfitta, tra la polvere eterna e una faticosa risalita dipende solo da quello che tu riesci (o non riesci) ad ottenere da te stesso.

Ci pensavo nuovamente pochi giorni fa, relativamente alla continua sfida di crescere dignitosamente in figlio. Dal momento in cui scopri di essere incinta, a quello in cui devi partorire e, a seguire, in tutte le tappe infinite di questa avventura, ti culli nell’illusione di avere intorno qualcuno o qualcosa che ti aiuterà a risolvere i piccoli o grandi problemi che ti troverai ad affrontare.

E perdi di vista la vera verità della vita: sono solo fatti tuoi. Puoi sicuramente (se sei fortunato) trovare qualche spalla su cui piangere, qualche abbraccio in cui condividere, una mano che ti dà sostegno: è importante, importantissimo, non voglio affatto svilire queste realtà, ma non ti servono comunque mai per risolvere il problema. Quello è tuo: e tu te lo devi gestire.

Ogni tanto mi capita di ripercorrere gli ultimi tre anni della mia vita, i primi tre anni di mio figlio, facendo una specie di analisi tra ciò che pare andato bene e ciò che non lo sembra affatto e, contemporaneamente, una specie di inventario degli aiuti che ho ricevuto o delle persone che mi erano vicine (Marito a parte).

Alla nascita mio figlio sembrava il classico “bambino normale”, con la sola eccezione data dal fatto che non ne aveva voluto sapere di attaccarsi al seno: poco male, era stato allattato col biberon ed era cresciuto una meraviglia, almeno fino al momento dello svezzamento. A quel punto io ho una mia personalissima convinzione, ovvero che le cose hanno cominciato a non andare più per il verso giusto: scarsissima crescita, insonnia, malanni. Protratti per anni e, per alcuni versi, ancora non risolti completamente.

Da primipara che dovevo fare: ascoltare i “consigli” della pediatra, dei libri, dei medici, di tutto quanto, insomma, in teoria è lì per farti scegliere nel modo giusto, per far crescere “bene” il tuo piccolino. Peccato che, quando qualcosa inizia ad andare storto, soprattutto se questo “qualcosa” non è misurabile oggettivamente dal punto di vista “medico scientifico”, tu sei rovinato. Perché il pediatra migliore del mondo (e io sono fermamente convinta che la nostra dottoressa italiana fosse un ottimo medico) alza le mani e dichiara che non ci può far nulla: il bambino non dorme, si sveglia venti volte per notte? Chi lo sa perché, passerà crescendo, capita spesso così. Sono problemi tuoi.

La creatura crescendo mostra comportamenti un po’ inquietanti, non proprio in linea con quelli che ci si possono attendere da un angioletto con gli occhi blu e i riccioli a fusillo: magari ti viene l’idea di chiedere un parere alle educatrici del nido, alla psicopedagogista, tutte persone di altissima professionalità ed esperienza che, nella vita, han visto migliaia e migliaia di bimbi. Ti rispondono, per carità, cose sensate anche. Ma ti dicono che non ci sono “ricette” per crescere un essere umano, che dipende, che tutto va misurato, valutato, deciso giorno per giorno. E quel che può funzionare oggi potrebbe non funzionare più tra qualche giorno. Peccato che con mio figlio non abbia mai funzionato NIENTE.

Il tempo passa, la creatura cresce. E i suoi problemi anche. Sono sempre e comunque fatti tuoi, pur se tutti intorno a te sembrano fare a gara a darti i migliori suggerimenti del mondo: dai nonni alle maestre, dagli “esperti” e forse anche dal vicino di casa. Peccato che, nella quasi assoluta totalità dei casi, la conclusione è solo una: se tuo figlio ha qualcosa che non va, o si comporta “male” c’è una sola ed unica spiegazione: è colpa tua, come potrebbe essere diversamente? Tu sei la madre, tu sei il padre.

Poi può darsi che, per qualche strano segno del destino, ti trovi a parlare con qualcuno che non sa gran che di bambini, di genitori, di dotte teorie e strategie pedagogiche, e ti butta lì un paio di cose, su di te, non certo su tuo figlio, ché di tuo figlio mica sa niente. E che ti dice chiaramente che son davvero solo problemi tuoi, perchè nessuno potrà mai gestirli al tuo posto. Ma che tu puoi provare a fare qualcosa per te stesso, in primo luogo, e forse anche per tuo figlio di conseguenza. Ma solo dopo, perché prima necessariamente vieni tu.

E forse, allora, ricominci a credere che il tuo sentire ha un senso, sviato e corrotto dai troppi esperti a disposizione, uno più dell’altro ricchi di armi inutili e spuntate.

La vita non si spiega, la vita è. E sono solo problemi tuoi.

 

 


 

 

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