NOT EASY

Poteva sembrare relativamente “semplice”. Un intervento ambulatoriale per liberare naso e orecchie da anomale ostruzioni che gli impedivano da mesi di respirare e sentire correttamente. Poche ore in ospedale e poi di nuovo a casa, tra le sue cose e i suoi giochi, con la sua famiglia a coccolarlo nei giorni di convalescenza.

Sarà che mio figlio non è “facile” e, di conseguenza, quel che lo riguarda da vicino è spesso soggetto a qualche complicazione.

Sarà che, risvegliato dall’anestesia, non si capisce bene se per il terrore o per la somma incazzatura per aver subito qualcosa di ovviamente non gradito, ha iniziato a fare sciopero della sete e della fame. Peccato, però, che non possano dimetterti se non sei in grado di bere e alimentarti normalmente.

Succede quindi che i giorni in ospedale diventino tre, invece che uno scarso, che il tempo passi ma la situazione non migliori per nulla. Che oltre a non bere e non mangiare lui smetta anche di giocare e si riduca ad un esserino apatico e furioso, immobile ed intrattabile da chiunque, e che qualsiasi spiegazione, indicazione, richiesta, domanda o supplica sia semplicemente un vano e infinito sforzo destinato a cadere nel vuoto di un interminabile: “NOOOOOOO!”

Fino a che l’unica alternativa è che provino a mandarti a casa lo stesso, in “libertà vigilata” fino alla mattina successiva, per vedere se, tornato nel suo ambiente, lui decida di riprendere anche le sue funzioni vitali normali. E infatti così è, pur in presenza di un umore costantemente intrattabile, quello di una belva ferita liberata dalla gabbia che pian piano riprende le sue abitudini, accompagnate però da un indistruttibile sottofondo di rabbia e terrore che gli impediscono di addormentarsi, di liberarsi da sogni nefasti, da un dolore che non si capisce bene se sia fisico o dell’anima.

Ché, si sa, la gestione dei bambini in ospedale non è mai facile e indolore, anche se tutto intorno si trovano un ambiente e un’organizzazione che raggiungono davvero livelli di quasi assoluta perfezione, studiati in ogni dettaglio per rendere, per quanto possibile, più accettabile e meno pesante la loro (e la tua) permanenza lì dove nessuno vorrebbe mai davvero rimanere, neanche per pochi minuti.

E allora penso anche a “quegli altri”, quei bambini, genitori e familiari che tra quelle mura sono costretti da giorni, mesi, o anni, e che con un’apparente e incredibile forza vanno avanti, magari anche con un sorriso sulle labbra, ad attendere la fine del tunnel. E penso che io, quella forza lì, davvero non l’avrei.

 

 

Annunci

2 pensieri su “NOT EASY

  1. A noi sono bastate 3 ore di pronto soccorso pediatrico per una crisi di asma(Kinderspital di Zurigo naturalmente), di notte, con un treenne furioso che urlava perchè non voleva farsi lo spray, per pensare le stesse, identiche cose.

    Mi piace

  2. IO ci penso anche non essendoci mai andata con il nano, per fortuna…in bocca al lupo di pronta guarigione per il tuo piccolo…
    Sono certa, comunque, che la forza sapresti trovarla!!!

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...