TRAM MEDITATION

Tram d'epoca, esposto al Tram Museum di Zurigo

Tram d'epoca, esposto al Tram Museum di Zurigo

Mi è capitato di nuovo ieri, mentre andavo a prendere mio figlio a scuola, dopo una mattinata non propriamente da ricordare, o meglio di quelle che probabilmente preferiresti archiviare col tasto “delate”, in cui anche le normali incombenze quotidiane diventano un grande peso.

Eppure. Sono salita sul tram, mi sono seduta accanto a finestrino e via. Arrivata in prossimità della mia presunta fermata ho deciso che avrei scelto un’altra opzione di percorso: allungando di tre fermate e cambiando linea per altre tre, così da arrivare a destinazione evitando la solita passeggiata di 5/6 minuti a piedi. Sì, magari è pigrizia. Magari sono stanca e 6oo metri a piedi per quattro volte al giorno fate voi il conto di quanto fa. Altro che palestra, cyclette e tapis roulant.

Ma non è solo questo. Mi capita spesso, da quando vivo a Zurigo, di non voler proprio scendere dal tram. Me ne starei lì, tranquilla, a godermi il panorama dal finestrino, nel silenzio della carrozza, a guardare le persone che salgono e scendono, che leggono, ascoltano musica, telefonano o giocano con lo smartphone, o che non fanno nulla, come capita a me ogni tanto. E sprofondare inconsapevolmente in una sorta di trance, cullata dal movimento lineare sulle rotaie, dal rumore in sottofondo che, invece di essere disturbante, culla i pensieri, i sensi, la volontà. E non esiste più altro, in quei pochi minuti, diverso da quello che vedo, sento, vivo lì dentro. Il mondo sospeso, fuori, il tempo provvisoriamente fermato.

Io sono lì, e basta. Tutto il resto, quello che è stato fatto, quello che è da fare, è svanito sullo sfondo di un vagone azzurro e bianco, nella voce suadente (per quanto può esserlo in lingua germanica ;-)) che, puntualmente e al giusto volume, scandisce il nome della prossima fermata, lo schermo con il percorso, l’orologio e i minuti mancanti per arrivare a destino. Questo stato si chiamerebbe tecnicamente “meditazione” e, per lo più, richiede una buona dose di impegno, disciplina e fatica, salvo che per gli illuminati (di cui io, naturalmente, non faccio affatto parte).

In questo caso il costo è compreso nell’abbonamento annuale, neppure così alto per lo standard svizzero. E a me fa davvero strano, abituata com’ero ad imprecare in tutte le lingue note, e anche in qualcuna sconosciuta, ogni qualvolta dovessi salire su un mezzo pubblico di qualsiasi specie nella precedente vita italiana.

Rimane un problema, piccolo effetto collaterale, dato che la perfezione non è di questo mondo. Devi ricordarti di scendere, alla tua fermata, e soprattutto ritornare in uno stato mentale vigile e attento, idoneo ad evitare che il favoloso tram, magico strumento dei tuoi dieci minuti di pace, non si trasformi all’improvviso nello strumento della tua pace eterna. Ché, come dice la mia amica Gabriella (che ringrazio per la citazione non autorizzata ;-)): “A Zurigo i tram hanno la precedenza anche su Dio”, ragion per cui, se ti distrai un momento nell’attraversare i binari lui scampanella, ma mica si ferma. E sono solo problemi tuoi.

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4 pensieri su “TRAM MEDITATION

  1. quanto ti capisco!! anch’io adoro il tram!!!! per la sua lentezza e perchè mi permette di vedere la città e i suoi cittadini dal di dentro, come se fosse una tv, come fosse ogni volta un giro turistico….anche dopo 3 anni, lo sguardo sulla città non cambia. Io lo scelgo sempre per i miei spostamenti anche se a volte allungo di brutto… 😉 non sopporto il treno 😉 rumoroso, puzzoso, e spesso in galleria.

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