EXPAT LIFE (& EXPAT MOMS)

Fino al momento in cui il “tema” non mi ha toccata molto da vicino, non così tanti mesi fa, ammetto di non avere mai riflettuto con grande attenzione sulle possibilità, difficoltà e caratteristiche di una vita all’estero. Ogni tanto sfioravo l’argomento se qualche collega o conoscente aveva modo di condividere l’esperienza, ma, soprattutto, non avevo mai avuto occasione di confrontarmi da vicino con una “mamma espatriata”.
Non so bene per quale motivo, ma spesso nell’immaginario collettivo (mio compreso), le madri espatriate sono mogli di ambasciatori, diplomatici o altissimi uomini d’affari o delle istituzioni e la loro vita nomade intorno al mondo è un susseguirsi di traslochi in limousine, enormi residenze con cuochi e maggiordomi e, soprattutto, uno stuolo di tate e istitutrici per la (numerosa) prole.
Ecco, ben mi sta l’effetto collaterale del ragionamento per stereotipi, perchè l’esemplare medio di “mamma espatriata“, non necessariamente la sottoscritta, ma quelle che sto conoscendo io in questi primi mesi di vita Svizzera, corrisponde a tutt’altro genere di immagine.
Già che ci siamo sfatiamo subito anche un altro mito: che le madri espatriate non abbiano nessun problema di work life balance, non avendo nella maggior parte dei casi un “work” retribuito e quindi una stringente esigenza di conciliare diversi aspetti della loro vita lavorativa, personale e familiare.
Sbagliato. Nella mia (breve e piccola, per carità) esperienza mi pare vagamente di percepire tutto il contrario.
Il “work” delle madri consiste nel fare da accompagnatrice (sui mezzi pubblici) o da autista (nella peggiore delle ipotesi) della prole che frequenta una scuola a qualche chilometro da casa.
Le fortunate se la cavano in una mezz’ora di tram andata e ritorno (moltiplicato per quattro viaggi al giorno), le meno fotunate in qualche ora di guida nel delirio del traffico zurighese delle ore di punta (no, non sto scherzando, prima di vederlo coi miei occhi non ci credevo neppure io, ma le code esistono anche qui e sono diaboliche).
A questo si aggiunge l’impegno per scorrazzare la suddetta prole a qualche attività extra scolastica, soprattutto in caso di bambini più grandicelli che, però, non siano ancora autosufficienti negli spostamenti cittadini. Le masochiste hanno pane per i loro denti nel selezionare non una, ma almeno due o tre attività pomeridiane, equamente suddivise tra sportive e non.
A questa irrinunciabile base si aggiungono, poi, le incombenze domestiche: pulizie, stiro, cucina, spesa, considerando anche il fatto che gli aiuti professionali, se e quando possibili, sono ridotti all’osso per il costo esorbitante dei servizi: un’ora di una persona che venga a pulire la casa costa circa il triplo di quanto è abitudine in Italia. Idem per baby sitter e affini.
Volendo poi sfidare la legge delle 24 ore di vita disponibile in una giornata c’è pure chi si mette in mente di voler imparare la lingua del luogo: è possibile scegliere tra decine di scuole, corsi, soluzioni di orario e di prezzo (nessuno così cheap, in ogni caso, tanto per cambiare). E allora ci sarà la settimana intensiva, tutte le mattine, da lunedi a venerdì, le tre ore di tedesco incastrate tra la consegna del pargolo a scuola (tra le 8 e le 9, in base all’età) e il suo successivo ritiro alle 13. Oppure il corso di due mattine a settimana, da infilare proprio tra il giorno dedicato a stirare i panni e la spesa pre-fine settimana, oppure quello posizionato nella teorica pausa pranzo, giusto per chi necessita di un po’ di dieta dimagrante che aiuta a saltare il pasto.
È chiaro, poi, che tutte le mamme espatriate sono persone: come tali pertanto tutte diverse tra loro, con storie, vite, aspirazioni, paure e sogni differenti.
E due grandi punti in comune:
1) il fatto di essere, per lo più, sole in un Paese straniero, senza la vicinanza di familiari e amici “storici”, molte con anni di lavoro in Italia lasciato proprio in concomitanza del trasferimento, che cercano magari di reinventarsi una professione completamente nuova e che, caso strano, permetta loro di barcamenarsi con gestione di figli e famiglia,
2) e di avere i mariti o compagni “grandi assenti”: non perchè ne siano state abbandonate alla dogana, quanto perchè la parte maschile della coppia espatriata deve pensare a lavorare.
È (solo) lui, ora, che deve “mandare avanti la baracca’, nel bene e nel male.
E ciò può significare periodi più o meno lunghi di assenza da casa, continui viaggi all’estero o, per i più fortunati, giornate lavorative interminabili, con sveglie all’alba e rientri ben oltre il calar della sera.
Significa nella sostanza vivere in un Paese, ma con ritmi e stili di vita di un altro.
Non la (efficiente) rilassatezza svizzera, con bambini di quattro anni che vanno a scuola da soli, giornate lavorative che si chiudono alle cinque del pomeriggio, cena alle sei e mezza e serata a due dopo aver messo a letto i figli alle otto.
Ma con ritmi milanesi di delirio metropolitano, col padre che rincasa (forse) giusto il tempo per la buonanotte alle creature e che l’indomani mattina deve pretendere un treno alle sei.
Questa è la vera expat life, bellezza.

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7 pensieri su “EXPAT LIFE (& EXPAT MOMS)

  1. Ma allora, ammesso che si abbia la possibilità di scegliere (che se il lavoro lo si trova solo lì, è ovvio che non ne rimane molta), ne vale la pena??

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  2. Come dico sempre purtroppo la perfezione non è di questo mondo e, per contro, la vita qui ha dei vantaggi in termini di ambiente, esperienza, civiltà che difficilmente si trovano altrove. Bisogna cercare un equilibrio, difficile e precario: io la risposta definitiva e valida per tutti non ce l’ho!

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  3. Io sono a Zurigo da 5 anni e ho passato un po tutte queste esperienze che racconti.
    Sono stata una fidanzata “a carico”, che studiava il tedesco 5 mattine a settimana, poi ho fatto un praticantato continuando a studiare il tedesco due sere a settimana. Poi una moglie con lavoro part-time e corsi di tedesco serali. Infine una mamma-moglie-architetto con part-time verticale(tre giorni a settimana). Naturalmente non abbiamo ne la baby-sitter ne la colf, perché costano troppo. Per fortuna mio marito non arriva troppo tardi la sera e al momento abbiamo solo un’ora di “fuso” (in ritardo naturalmente) rispetto a una famiglia svizzera standard. I bambini per ora sono troppo piccoli per attività extra scolastiche, vedremo tra un paio di anni!

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    • Uhm, il mio “fuso orario” è tutt’ora imbarazzante e ho come l’impressione che l’adeguamento vada un po’ di pari passo a quello linguistico 😉 Abisso incolmabile! Ma, giusto una curiosità, senza aiuti come fai quando i bambini si ammalano? O sono nati con DNA teutonico e sono sempre sanissimi??

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      • Io sono fortunata, lavoro in un ufficio piccolo a “conduzione familiare” o quasi e inoltre lavoro solo tre volte a settimana. Fino ad oggi che la piccola ancora non va al nido, con il grande in quasi tre anni sono rimasta a casa prendendo dei giorni di malattia (mia). Comunque molto pochi, sia perché nostro figlio tende ad ammalarsi il venerdì e quindi il lunedì già sta meglio(e va al nido da mercoledì a venerdì) sia perché effettivamente si è ammalato pochissimo e per non più di 2-3 giorni di seguito. Sarà che ha il 50% dei geni nordici o che è un bambino robusto o che qui i bambini si ammalano mediamente di meno?

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  4. Ciao! Belli i post sull’expat, mi interessano sempre!
    Ma, sai, leggendo cio’ che hai scritto mi è venuto da pensare che dopotutto questo è quello che fanno anche le mamme italiane che vivono in Italia, no? Se poi lavorano, peggio ancora… si barcamenano tra figli, riunioni a scuola, mariti assenti, merende, corsi di danza, camicie da stirare, traffico…se poi ci metti un capo rompiscatole… l’unica differenza, tutta italiana peraltro, è l’aiuto di nonni/zii/cugine/sorelle che ovviamente sono una manna dal cielo! (gratuita) 😉
    In molti Paesi le famiglie sono piu’ mobili, non restano ancorate al paesello d’origine e quindi devono imparare presto il fai-da-te-dei-genitori.
    Poi sai, gli amici si fanno anche all’estero, e una mamma amica magari ti tiene il pargolo per un paio d’ore mentre vai dal dentista (che brutto esempio :/ )
    Tempo proprio che tutto il mondo è (sia) paese e che questa vita troppo di corsa e troppo piena tocchi un po a tutti… =(
    Ciao

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