CRONACHE DA UN MONDO MARZIANO

Arriverà il momento in cui ne avrò piene le ehm…scatole di recitare il ruolo della straniera stordita, che non capisce un cavolo di quello che le capita intorno e che ripete, decide di volte al giorno, come un mantra: “Sorry, I can’t speak German“.  Che, poi, dovrei dire Swiss-German, ma va beh. 
Arriverà il momento ed ho come il sospetto che non sarà neppure troppo lontano.
In questi mesi credo di sentirmi spesso come doveva sentirsi il mitico E.T. (Telefono?Casa!), un po’ catapultata in un mondo alieno che cerchi faticosamente di decifrare. Perciò penso, a volte, che molta di quella che é la vera realtà io non la percepisca affatto, o che la percepisca deformata e trasformata dagli effetti speciali in 3D che un posto come questo fa vivere a chi è abituato, da quando è nato, ad un’altra latitudine e ad altre verità.

Stamattina ero al supermercato, reparto frutta e verdura. Devo ancora cercare di abituarmi ai prezzi deliranti di quasi tutti i generi alimentari che hanno da queste parti, perciò di solito sono abbastanza attenta a controllare quanto costa la merce. Non trovavo il prezzo di un cestino di albicocche alloggiato in fondo allo scaffale. Guardo e riguardo, ma niente. Ero lì, piegata sulle ginocchia con lo sguardo in su, in attesa della rivelazione. Senza che dicessi niente mi si avvicina un commesso, mi chiede qualcosa di cui, naturalmente, nulla potevo capire se non “Preis”. Mi prende il cestino, si allontana venti secondi, torna e me lo restituisce, comunicando il prezzo che, ovviamente, non posso capire.

Mio marito ha un nuovo collega tedesco che si sta trasferendo qui con la famiglia. La moglie è incinta del secondo figlio che partorirà tra un paio di mesi, è anche un chirurgo pediatrico e ieri lui raccontava di un’offerta di lavoro dall’ospedale pediatrico di Zurigo. Le hanno proposto di iniziare subito da loro. Lei ha fatto presente che tra due mesi nascerà il bambino. Loro hanno risposto che “Non è un problema“. Ok, però sarebbe un problema per lei. Deve trasferirsi in una città nuova, con un figlio piccolo e un altro in arrivo. Loro rispondono che “Non c’è nessun problema, può iniziare a marzo, se preferisce”
Marzo è un po’ presto per lei. Avrà un neonato da gestire. “Nessun problema, allora potrà iniziare a luglio 2014“. Il marito (mio) era basito. Anche il suo sembra, visto che dice che (anche) in Germania le donne incinte sono viste come la peste dai potenziali datori di lavoro.

Un paio di settimane fa siamo partiti in aereo per andare a Barcellona. Era la prima volta che vedevo l’aeroporto di Zurigo. Arriviamo all’ingresso dell’area di imbarco, con bagagli, passeggino e figlio al seguito. Il marito è allarmato: come si fa a passare dai tornelli con prole e accessori? Come (quasi) tutti gli uomini è un po’ autistico: riesce a vedere solo l’oggetto della caccia che ha programmato nell’immediato. Un metro più a sinistra c’è un bancone, senza alcuna barriera architettonica, dove una gentile signora ci fa passare, consegnandoci un volantino con le informazioni sull’area dell’aeroporto riservata alle famiglie con bambini. Il volo aveva poi mezz’ora di ritardo, ma anche senza accedere alla zona appositamente riservata, in tutta l’area  di imbarco, ogni cento metri circa, c’è un mini parco giochi per i più piccoli. E lì il problema non è più il tuo aereo in ritardo, quanto il rischio che ti dimentichi di salirci.

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