STRANEZZE

Nei prossimi giorni, mesi, o anche (forse) anni credo avrò infinitamente modo di parlare degli stereotipi. Quelli che accompagnano con sana ineluttabilità tanta parte della nostra vita.
Gli stereotipi collegati alla provenienza geografica delle persone sono, secondo me, quelli più “simpatici”, se contenuti ovviamente entro la soglia del buon senso e del buon gusto.
Inutile dire che quando la nostra testolina sente accendere il campanello sonoro corrispondente alla parola “americano”, piuttosto che “tedesco”, o “giapponese” che dir si voglia, nascono spontanei una serie di pensieri strettamente collegati a quelle che a noi sembrano le principali caratteristiche dei soggetti in questione.
E inutile dire che alla parola “Svizzera” l’immaginario italico colleghi tutta una serie di virtù o difetti certamente riconducibili al paese degli orologi a cucù.
Accanto al corollario di puntualità e precisione (che non intendo affrontare al momento, un giorno magari, chissà), normalmente si accompagna il tema della “sicurezza”, tanto amato e sentito nei giardini di casa nostra.
E con sicurezza intendo non soltanto il fatto di avere poche probabilità di essere derubati, truffati, aggrediti, rapinati e così via, ma proprio la sensazione che, in certi posti, (quasi) tutto funziona talmente bene, con precisione, puntualità e rigore (svizzero) al punto di pensare che non possa accadere seriamente nulla di male.
Tutti gli stereotipi, di qualsiasi natura, contengono un fondo di verità, accanto ad una buona dose di esagerazione che, probabilmente, vale la pena smascherare in tempo.
Sono a Zurigo da due settimane scarse, durante le quali mi è capitato di notare quelle che, ai miei occhi italiani, non possono che apparire come curiose stranezze. 
E, sorprendentemente, tutte sono strettamente collegate al tema della sicurezza, nel senso della individuazione di comportamenti e modalità di gestione dei pericoli così da prevenire incidenti e infortuni.
I parchi gioco per bambini hanno caratteristiche abbastanza anomale per le abitudini del bel paese. Tutte le attrezzature sono collocate su terreni di ghiaia, non certamente i più adatti a minimizzare le conseguenze di cadute e traumi dei piccoli frequentatori. Compaiono scivoli altissimi, tanto che anche l’adulto di statura superiore alla media fatica ad arrivare alla sommità in caso di interventi di emergenza. Non c’è nulla di gomma o di materiali morbidi o in grado di ammortizzare colpi o cadute, tutto (o quasi) è di legno o metallo.
I cantieri stradali, di cui la città è disseminata all’inverosimile, offrono protezioni fisiche pressoché inesistenti rispetto ai passanti e agli altri veicoli. Un paio di transenne, non di più e non sempre.
Ma la cosa più sorprendente, che mi ha lasciato attonita stile partecipante ad una candid camera ben riuscita, l’ho vista pochi giorni fa vicino a casa.
Avevo notato come, ad un certo punto, accanto all’ampio marciapiede che conduce al principale centro commerciale della zona, comparissero dei binari. Esattamente incastonati tra la parte pedonale della strada e la carreggiata dedicata al traffico automobilistico. 
“Sara un vecchio binario in disuso” mi ero detta, visto che si trova in una zona della città un tempo tipicamente industriale. Proseguendo il percorso, ad un certo punto, l’occhio cadeva su una scritta, fatta con uno spray giallo fosforescente, sulla striscia di asfalto tra i due binari: “BAHN!” (ferrovia)
Così, con tanto di punto esclamativo. Mi era sorto un sospetto, subito accantonato. Impossibile, siamo in uno dei Paesi più sicuri del mondo. Quello dove tutti gli edifici hanno il rifugio anti-bomba.
Qualche giorno fa camminavo verso casa dalla fermata del tram, lo sguardo arriva all’incrocio e vedo qualcosa che, onestamente, mai mi sarei aspettata di vedere nel bel mezzo di un quartiere residenziale di Zurigo, Svizzera.
Un treno merci stava tranquillamente attraversando la strada, sul suo binario dedicato. Senza nessuna protezione, nessun passaggio a livello. I pedoni, i bambini, fermi al semaforo, così come le auto, le biciclette, i tram.
Ho creduto di avere un’allucinazione, le settimane di trasloco devono avermi fatto davvero male.
Dopo qualche secondo tutto è tornato normale, il traffico, i semafori, le bici.
Inutile dire che io sono terrorizzata. L’idea di essere lì, tranquilla, in auto e trovarmi davanti un treno merci mi atterrisce.
L’interpretazione del marito nei confronti dello strano fenomeno è la seguente: “Se qualcuno è così stordito da farsi investire da un treno merci che passa in città a 10 km all’ora vuol dire che se lo meritava. E che, quindi, non valeva la pena salvarlo”
Il fatto è che temo abbia ragione.

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2 pensieri su “STRANEZZE

  1. Lol dai meritarselo no…pero’ in effetti…
    ma a me quello che inquieta e’ la ghiaia…sara’ che il patato e’ in fase “mi lancio”…
    ps come va????

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  2. Eh, la ghiaia è terribilmente inquietante. Mio figlio ha pensato di iniziare bene mangiandosela (ma evidentemente è un po’ in fase regressiva), come faceva con la sabbia a neppure un anno di vita. Non ho ancora visto un’area giochi che definirei “in sicurezza” secondo gli standard italiani (e forse europei), ma qui funziona una logica diversa: crescere figli vuol dire allenarli a sopravvivere da soli, il meglio e il prima possibile 🙂
    Per il resto, che dire, va. Con giorni buoni e altri molto meno buoni, ma siamo in piena fase di rodaggio, non sono neppure due settimane intere.

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