TRASLOCO

Domani, lunedì ore 8.30: trasloco.
Mio figlio è a 50 km da qui, a casa dei nonni, per quella che doveva essere una settimana di “vacanza”, prima di varcare il confine, prima di vedere la nuova casa. Per evitare di vedere la casa che conosce da quando è nato un po’ ribaltata da sconosciuti, tutti impegnati a impacchettare l’impossibile, il più rapidamente possibile.
Peccato che, per la terza volta in tre mesi, la nostra domenica abbia il sapore del pronto soccorso di un ospedale. E oggi neppure di quello noto, che ormai, visto che ci siamo, facciamo un bel tour per la Lombardia e poi diamo i voti.
Seconda otite con pus in un mese scarso. Altro giro di antibiotici. 
Altro, altro altro.
Inutile dire che sono stanca
Che avrei sperato che una settimana già impegnativa potesse iniziare diversamente. Con il solo pensiero di cosa impacchettare, spedire e, possibilmente, ritrovare a destinazione.
Non di capire come incastrare il controllo dalla pediatra tra quarantotto ore, con 50+50 km da fargli percorrere, mentre io ritaglio il momento di pausa mentre smontano il letto.
La buona notizia, come disse il saggio, è che la situazione non può che migliorare.

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