LAVATRICE ANTI-STRESS

Non ricordo bene come e quando il fenomeno abbia avuto origine. Così, a senso, probabilmente circa un anno fa, all’inizio del mio periodo sabbatico.
Prima ne dubito, non per altro, ma una serie di priorità altamente inevitabili difficilmente avrebbe potuto farmi ritenere catartica l’osservazione di un ciclo di lavaggio.
Ultimamente il fatto ha assunto proporzioni significative e perlopiù inattese e il fenomeno potrebbe davvero essere interessante per uno studioso della psicopatologia della vita quotidiana.
A casa mia, ormai da qualche tempo, lo scopo fondamentale del funzionamento della lavatrice, l’elettrodomestico per eccellenza, non è solo il bucato familiare. L’altra funzione, altrettanto importante per la madre ormai quasi espatriata, è quella di pillola anti-stress.
Non sto a raccontare cosa è capitato in casa mia la scorsa settimana, con l’estate improvvisamente sbocciata in una notte, il cambio di stagione stimolato all’ennesima potenza dall’incombente trasloco.
La poverina (la lavatrice) non ha avuto un attimo di tregua per sette giorni consecutivi. Tutto quello che capitava tra le mani finiva inevitabilmente lì. 
L’effetto collaterale, che ancora ho qualche difficoltà a gestire, è che non sapevo più dove stendere il risultato di cotanta operosità. Nonostante il sole cocente che, in poche ore, faceva egregiamente il suo lavoro.
Ho qualche sospetto sul meccanismo simbolico alla base della nevrosi, ma sinceramente non mi interessa più di tanto approfondire la cosa.
Perché porsi troppe domande quando, oltre ad avere intorno a sé chili e chili di bucato profumato, si riesce in questo modo a superare le proprie paturnie?
Soprattutto ora che ho schivato il terribile rischio di dover condividere il mio talismano della felicità con un intero condominio zurighese. 
Che questa stramba consuetudine svizzera di condividere la lavatrice e contendersela a suon di calendari settimanali mi sembra una delle peggiori follie dell’umanità. 
Quasi a pari merito con quella di fare a meno del bidet. Ma questa è un’altra storia.

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7 pensieri su “LAVATRICE ANTI-STRESS

  1. sono d’accordo sulle tue osservazioni (compreso il bidet!) e posso confidarti che anche per me la lavatrice è un ottimo anti stress? Però non stirare, quello no!!

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  2. anche io amo vedere girare la lavatrice e sentire il profumo dei panni appena stesi in giardino e’ come se avessi risolto qualcosa di ancora incompiuto ,ma appena il pensiero e’ a quegli indumenti diversi da asciugamani pronti ad essere utilizzati senza utilizzo del ferro da stiro, lo uno stato improvviso d’ansia mi pervade,odio stirare ,dovrei fare come la mia amica Claudia che mette tovaglie e lenzuola sotto i cuscini del divano e dopo un giorno di sedute le ripone nel cassetto convinta che il risultato sia lo stesso di ferro e tavola , quante amiche allegre e un po’ pazzerelle che mi circondano !!!!

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    • Ciao! Devo ancora capire come mai ogni tanto il “mostro” inghiotte commenti di cui non ricevo notifica e scopro per caso settimane più tardi! Purtroppo il tuo è stato uno di questi 😦 . Credo che la tua interpretazione della soluzione di qualcosa di incompiuto sia molto azzeccata, dal mio punto di vista almeno. È poi vero che la fase successiva (stendere, raccogliere, stirare!!!!!) è assolutamente assai meno catartica.

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  3. Vissuto senza il bidet per anni, si sta benissimo, al posto del bidet mi facevo la mezza doccia, dalla vita in giù, estremamente rilassante. La consiglio.
    Per la lavatrice, non mi diverte affatto, quindi dividerla col condominio non mi dava nessun problema. Ma con la lavatrice hai anche l’asciugatrice? Perché quella sì che è una meraviglia della scienza e della tecnica, i panni escono asciutti, morbidi, e soprattutto non serve stirarli. Mi manca tantissimo.

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      • ah, per non parlare del fatto che non serve stendere, io odio stendere, lo odio più che stirare. Pigli i panni dalla lavatrice e li sbatti in asciugatrice, che bellezza. Se non fosse che vivo in un casa ultrasecca e faccio pure poca centrifuga per tirar fuori i panni bagnaticci e sfruttarne l’umidità, me la sarei comprata pure in Italia 🙂

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