PRIMO IMPATTO

Alla fine siamo arrivati. La settimana di “vacanze pasquali” zurighesi è stata posticipata di otto giorni, il Patato è più o meno guarito, anche se ancora ufficialmente convalescente. 
Ieri la svizzera tedesca ci ha dato il benvenuto con un’ora buona di coda prima del tunnel del S. Gottardo, ma tant’è.
Mio figlio si sente davvero in vacanza. Ieri sera ha solennemente annunciato che lo squalliduccio appartamento del residence in cui siamo temporaneamente alloggiati e più bello della nostra casa in Italia.
Non sapevo se soffocarlo di baci per l’entusiasmo gratuito o prenderlo a testate.
Stamattina io e lui abbiamo sbrigato qualche pratica burocratica in loco. Ci siamo fatti subito riconoscere all’ufficio municipale, dove non è stato fermo un secondo mentre io cercavo di interpretare e rispondere in modo più o meno coerente alle domande dell’impiegata dell’immigrazione. Per fortuna in questo altro mondo negli uffici pubblici mettono a disposizione qualche libro per i bambini e qualcosa su cui scrivere e colorare. 
Non è bastato, perchè lui insisteva per rifare il layout delle sedie della sala d’attesa, ma apprezziamo il pensiero e il bel gesto.
Sono talmente ben organizzata che stamattina ho dovuto pagare il pane con la carta di credito (che, tra l’altro, ha avuto seri problemi di funzionamento) perchè non avevo nemmeno una monetina in franchi svizzeri. E anche in questo caso ci siamo fatti riconoscere, che nei due minuti di attesa alla cassa della coop il Patato è riuscito a incastrare il cancelletto di chiusura del corridoio ed è dovuta intervenire la cassiera a riaprirlo, mentre la sottoscritta cercava di interpretare a senso le sue istruzioni di sblocco in lingua svizzero tedesca. Meno male che lei, a differenza dell’impiegata comunale, continuava a sorridere.
In compenso stamattina la creatura scalmanata ha fatto il suo primo giro in tram. Voleva stare lì, fermo come un palo, a guardarli tutti mentre passavano.
È pure riuscito a vedere il lago, i cigni, le papere e i gabbiani. Ma, onestamente, sembrava molto più interessato alle ruspe e relativi mezzi pesanti del cantiere della piazza dell’Opera. Fosse per lui saremmo ancora là a dirigerne il traffico.
Adesso dorme, io sono stanca come avessi percorso a piedi i 300 km a nord.
In ogni caso è tutto a posto (più o meno). L’impatto linguistico, ecco, quello proprio non riesco a sottovalutarlo.

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