THIS IS THE END. OVVERO DELLA FERREA LEGGE DI MARZO

Non ricordo che tempo facesse quel giorno di maggio dell’anno 2000, quando, per la prima volta, varcavo la soglia dell’ufficio del mio nuovo lavoro. 
Probabilmente c’era il sole, era primavera inoltrata e vicina al giorno del mio compleanno.
Ieri pioveva, forte anche. E pensavo, mentre rientravo a casa nel pomeriggio, eccezionalmente in auto, in un traffico cittadino insolitamente benevolo, che pioveva anche quel giorno dello scorso novembre quando mi ero trovata a fare lo stesso percorso, esattamente al contrario.
Per ritirare i miei nuovi attrezzi da telelavoro. Il pc, la connect card, il cellulare. E la famosa sedia ergonomica che avrebbe allietato molti pomeriggi invernali del Patato. 
Utilizzata come giostra più che altro, quando salendo lui iniziava a gridare: “Gira forte, mamma! forte! forte!”
Ieri ho riconsegnato tutto. Anche il badge, che ho rischiato più volte di dimenticare in borsa, per troppa abitudine.
Ho mandato saluti, ricevuto saluti. Auguri, complimenti e tutto il corredo di cose dovute in queste circostanze.
Sono uscita per l’ultima volta da una odiosa porta girevole nella quale ho rischiato l’infortunio qualche centinaio di volte, e ho pensato che quella, proprio, non mi mancherà.
Ho detto “ciao” a persone che sono abituata a considerare parte del mio vissuto, che ho incontrato per tutti i giorni lavorativi di lunghi anni. 
E che, anche in caso di momentaneo distacco – la mia maternità, l’anno sabbatico – erano comunque lì, sullo sfondo del mio orizzonte e in qualunque momento a portata di telefonata o email. 
Anche ora lo sono, chiaramente. Ma la prospettiva è diversa. 
Io sono quella che se ne va. Che se ne è andata. Definitivamente, questa volta.
Sono quella che, tra poche settimane, varcherà un confine prima delle Alpi, diretta verso il suo mondo nuovo.
Riflettevo e, nel riflettere, mi sono resa conto di una coincidenza strana.
Negli ultimi anni, moltissimi degli eventi significativi della mia vita si sono verificati nel mese di marzo.
Quando ho lasciato la casa dei miei genitori, per trasferirmi a vivere con quello che sarebbe poi diventato mio marito.
L’acquisto della nostra casa. 
L’inizio del congedo di maternità e, l’anno successivo, il rientro al lavoro. 
L’avvio del mio anno sabbatico e, un anno dopo, il saluto ai colleghi al termine di più di dodici anni di cammino.
La ferrea legge di marzo.
Delle cose che finiscono per poi ricominciare, del nuovo che avanza, insieme alla primavera.

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