WORK IN PROGRESS

Andata e tornata, e ripartita poco dopo per i lidi nostrani della nonna.
Approfittiamo del fine settimana, tra le pieghe del pendolarismo spinto del marito, per salutare i suoi amici (che, in realtà, già erano stati salutati un po’ di anni fa, ma ora i chilometri aumenteranno ulteriormente).
Tra un po’ non saprò più neppure chi sono, ma il bello è che in un giorno di “housing tour”, come lo chiamano, ho scoperto alcune cose simpatiche sul Paese della mia nuova dimora.
Tipo l’esistenza del “bomb shelter”, il bunker anti bomba, che per legge è obbligatorio in tutti gli edifici e che, qualora mancante, obbliga ad acquistare un posto in uno dei rifugi pubblici a disposizione di chi ne è sprovvisto.
Temo che le nostre facce fossero in quel momento un capolavoro da MoMa. Peccato non aver avuto la prontezza di un autoscatto.
Ho avuto poi la conferma che da quelle parti avere in casa una lavatrice privata è una specie di lusso. Nell’assoluta maggioranza dei casi la lavatrice è condivisa a livello condominiale, sistemata in un locale apposito (normalmente nel sotterraneo) e corredata di relativa asciugatrice (… E vorrei vederti mettere ad asciugare biancheria sottoterra in un posto in cui d’inverno fa – 15!) Nella “migliore” delle ipotesi i condòmini devono pure prenotare anticipatamente l’uso dell’attrezzo, tramite compilazione dell’agenda settimanale.
Dopo aver trascorso l’ultimo fine settimana con un fuori programma di tre (TRE) lavatrici in notturna, causa ennesimo malanno di mio figlio, sarei a questo punto disposta a vendermi l’anima per una che sia tutta mia, solo mia.
Pare siano abbastanza diffuse, e assai apprezzate, le cucine dotate di fornetti a vapore (mi dicono soprattutto per cuocere le verdure); i fornelli a gas non esistono, tutti i piani cottura sono elettrici in vetroceramica.
Molti appartamenti, anche di dimensioni non eccessive, hanno due bagni. Meglio: un bagno e una sorta di ripostiglio senza finestre dotato di un wc e un lavandino, o, nel migliore dei casi, un wc, un lavandino e una doccia. E qui conferma scontata per la notizia più temibile e avversata: il bidè non sanno neppure cosa sia
E arrivati ad una certa età cambiare così radicalmente alcune abitudini rischia di diventare un problema. 🙂

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4 pensieri su “WORK IN PROGRESS

  1. Cara Carlotta,
    ti consolo un pochino dicendoti che io ho vissuto un anno a Torino in una casa senza bidet, ma con due bagni (uno con lavandino e water, l’altro con lavandino e vasca da bagno) e all’inizio era un dramma. Poi mi sono abituata (peccato che i due bagni fossero distanti un intero e lungo corridoio, ma vabbè) e alla fine non ci facevo più caso 🙂
    Però certo…il bidet è moooolto più comodo 🙂
    Ti abbraccio!
    cate

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    • Ah, lo so! In qualche modo si farà. Recentemente mi hanno anche mandato dei link di strani aggeggi da attaccare al wc che dovrebbero fungere da bidet….roba anglosassone per noi assolutamente inconcepibile e incomprensibile….vedremo.

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