FAI UN INVESTIMENTO PER LA TUA CARRIERA. E LA VITA, NO?

Giorni fa ero in metropolitana e, non essendo dotata delle solite letture da mezzo pubblico, trascorrevo il tempo del viaggio osservando distrattamente i pannelli pubblicitari esposti nella carrozza.
Ad un certo punto, un dettaglio di uno di questi attirava inaspettatamente la mia attenzione.
Era la pubblicità di un campo estivo in lingua inglese per ragazzini, non ricordo più da quale scuola fosse organizzato.
Il dettaglio sul quale la mia testolina distratta si era soffermata diceva più o meno questo: “fai un investimento per la tua futura carriera”.
Ora, partiamo da un presupposto: ho l’assoluta consapevolezza che, negli ultimi tempi, il termine “carriera” a me scatena un istantaneo attacco orticaria, a prescindere dal contesto in cui è inserito.
Partiamo anche da un presupposto ulteriore: che il messaggio in questione era apparentemente destinato ad adolescenti, bambini grandi, o ragazzi piccoli, come li vogliamo chiamare, a seconda dei punti di vista. Che, in realtà, il messaggio in questione era destinato ai loro genitori.
Ora, io non avrei assolutamente nulla da ridire se il suddetto slogan fosse stato così concepito: “fai un investimento per la tua VITA”.
Ho avuto la grande, enorme, fortuna di vivere da adolescente dei periodi di vacanza-studio all’estero. Credo siano tra i ricordi più belli di tutta la mia vita. Anzi, ho la certezza assoluta e incrollabile che lo siano.
Ma non mi sognerei nemmeno per un istante di dire a qualcuno, a un ragazzo, o ai suoi genitori, che quelle fantastiche esperienze siano state un investimento per la mia carriera.
Non perchè, dal punto di vista di un futuro lavorativo, non mi fossero poi servite. Anzi.
Ma, in primo luogo, e per ciò che ai miei occhi conta davvero, quello che io ho avuto la fortuna di imparare in quelle occasioni ė stato qualcosa di importantissimo ed insostituibile per ciò CHE SONO, non per quello che SO FARE, o potrei saper fare.
Da quando la mia vita ha preso una piega diversa da prima, più o meno da quando sono rimasta incinta di mio figlio e, ancor di più, dopo la sua nascita, con le scelte “strane” che ciò ha comportato, spesso mi trovo a riflettere sul rapporto vita-lavoro.
Che, in questo senso, non è solamente il famoso o famigerato work-life balance, cioè quell’impossibile attività di trovare il modo di sopravvivere ad entrambi senza impazzire del tutto. 
Ma qualcosa di ben più sostanziale e profondo.
E qui, davvero, vorrei non essere fraintesa, perchè sono sinceramente convinta che una vita professionale “sana” sia un aspetto fondamentale della propria persona, oltre che, naturalmente, l’unica fonte di auto sostentamento, (con le sole eccezioni rappresentate qualche fortunato che non ne ha la necessità).
Quello che, però, mi capita spesso di notare, soprattutto in questi tempi di crisi, è una sorta di perdita della capacità di distinguere tra mezzo e fine, quasi che il LAVORO, LA CARRIERA fossero diventati i fini dell’esistenza umana e non semplicemente dei mezzi, degli strumenti per la realizzazione di sé, dei propri progetti, con i quali poter gestire la propria famiglia e i propri affetti.
E, lo dico sempre molto sinceramente, a me questo scambio non piace per nulla.
E penso a quei casi, drammatici casi, di persone morte suicide perchè rimaste senza lavoro. E le frasi che sempre in questi casi si sentono dire: “Avendo perso il lavoro aveva perso tutto” , “Non aveva più la sua dignità”, “Si vergognava”. 
I ladri e gli assassini si devono vergognare, non certo chi perde il lavoro.
Il lavoro è parte della tua vita, certamente, ma tu NON SEI il tuo lavoro.
Se no, appunto, qualora capiti qualcosa di brutto a quello, tu muori.
Tra due settimane esatte io non avrò più un lavoro.
Cambiare vita, cambiare Paese comporta, può comportare, anche quello.
Più di dieci anni di fatica, impegno, sofferenza anche, che si chiudono alla fine del mese, con una firma su una lettera di dimissioni.
Non ho in questo momento la più pallida idea di cosa troverò là dove andrò. Se non la certezza di dover prima imparare una lingua sconosciuta e ostica. Chissà se poi un lavoro potrò davvero trovarlo là, e quale.
Quindi, secondo questa logica, non avendo più una carriera, io sarei una persona inutile?
Che dovrebbe perciò considerare la sua vita finita?

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8 pensieri su “FAI UN INVESTIMENTO PER LA TUA CARRIERA. E LA VITA, NO?

  1. sono d’accordo con te sul fatto che non siamo il lavoro che facciamo, non solo almeno.
    Però ANCHE, non sempre ma in certi casi sì, come quando cerchiamo una professione che è anche un modo di pensare e vivere o che è anche la nostra più grande passione..però credo che, in generale, sia più sano cercare di realizzare se stessi su più fronti, non solo sul lavoro e/o la famiglia, ma anche nelle amicizie, nello sport, negli hobbies…

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  2. D’accordo :-). Chiamalo anche “differenziazione del rischio”. Puntare tutto su solo aspetto della vita può essere controproducente. Se “falliamo” lì, falliamo come persone?

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  3. Cara, ormai ti leggo da un po’, qualche giorno fa hai letto il mio post di rabbia.
    Io la mia carriera l’ho (per ora) parcheggiata. Perche’ se le regole sono “parcheggiare” la vita per scegliere la carriera non mi sta bene. Ci penso, penso a cosa voglio fare e a chi voglio essere!Vedremo…e incrociamo le dita!
    Tu stai per iniziare una meravigliosa avventura!Goditi ogni istante e goditi tuo figlio!Vedrai che lasciando spazio altre porte si apriranno!
    Un abbraccio

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  4. ognuno nella propria vita attraversa ,secondo me, diverse fasi in cui ci sono diverse priorità.personalmente se perdessi il lavoro oggi, e non parlo per motivi essenzialmente economici, mi sentirei morire!!!è la mia passione, mi riempe le giornate positivamente!evidentemente in questa fase le tue priorità sono altre e fai bene a seguire ciò che senti!!!tanti auguri per la tua nuova vita!!!

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    • Tantissime grazie per gli auguri:-) ne ho bisogno!
      È vero quello che tu dici; tanto dipende molto dai momenti e dalle fasi che noi viviamo. A volte semplicemente dall’età 😉 in linea di principio io credo, però, che la nostra vita, quello che noi realmente siamo, non dovrebbe dipendere da “cose esterne”. E so benissimo quanto questo sia maledettamente difficile!

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  5. Come ti capisco,
    Ho settimana scorsa dato le dimissioni da un lavoro che amavo ma che era impossibile portare avanti con tre figli, un marito e con il modo assurdo che c’è oggi di lavorare. Anch’io voglio prendermi un po’ di tempo per me, leggere tutti i blog e i post rimasti in arretrato, capire cosa fare da grande anche se forse grande lo sono già da un po’. In bocca al lupo a te a tutte le donne che ti seguono e cerchiamo di dare insegnamenti ai nostri figli per avere delle persone migliori domani.

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