PERPLESSITÀ

Sto iniziando a sentirmi un pochino perplessa, o, forse, meglio sarebbe dire confusa.
Non ho dormito bene, con il sottofondo dell’ennesima tosse stagionale di mio figlio.
Ho fatto sogni strani, che ora non saprei riferire, ma in ogni caso poco tranquillizzanti.
E mi sono svegliata così, poco tranquillizzata.
Ho compresso nelle prime ore della giornata tutto quanto sono riuscita a far stare: il Patato, il lavoro, il preparare la cena, il pensare e decidere le strategie per il trasloco, l’elenco infinito delle cose da fare e che non finiranno mai. Non nei prossimi mesi almeno.
Il marito ha preso il suo treno ed è partito.
E io non credo riuscirò mai ad abituarmi  fino in fondo alla cosa. A sentire poi la sua voce al telefono, proveniente da un’altra dimensione, e non riuscire a evitare di pensare che si tratta di una persona diversa da quella che conosco io.
Sono uscita per andare all’asilo. Sono rientrata e ho acceso il pc. Ho notato che oggi è un’altra data un po’ strana: 13-03-13 e fatto in serie una serie di cose. 
Tra cui tentare l’aggiornamento delle mappe del TomTom, che non si sa mai. Peccato che penso non fossero aggiornate da qualche decennio e l’impresa si stia rivelando parecchio impegnativa.
Ho ricevuto una email in cui mi si chiede una foto del nucleo familiare per supportare il lavoro dell’agenzia immobiliare nella ricerca dell’appartamento in affitto. Sarebbe, anzi, ancor più gradito un profilo completo dei membri della famiglia, stile cv, corredato dalla suddetta foto.
Dovrò abituarmi agli usi e costumi che, con tutta evidenza, possono essere ben più lontani dei 300 km geografici.
Mia nonna diceva che “il mondo è bello perché è vario” (beh, in realtà era in auge una versione molto meno politically correct) e sono abbastanza convinta che sia vero.
Almeno per tutte quelle cose che riesci a capire, o che sembrano avere una loro logica possibilmente non stramba o discriminatoria.
Tipo che nel paese degli orologi a cucù le donne pagano un’assicurazione sanitaria più elevata degli uomini, a causa del “rischio maternità”. 
Cosa che avrà anche una sua logica economica, non dubito, ma a me fa un po’ strano.
Quasi di più della perplessità derivante dal dover mettere la foto di famiglia sull’application form per l’agenzia immobiliare.

P.s. L’unica foto disponibile che risponde ai parametri richiesti ci ritrae tutti e tre, in costume da bagno, durante la vacanza al mare la scorsa estate. Non so, sono perplessa.

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4 pensieri su “PERPLESSITÀ

  1. Ho letto anche i tre post precedenti.
    Anche a me è capitato di spostarmi “300km a nord”. E sono sbarcata a Milano, la città che negli anni precedenti avevo odiato più di qualsiasi altra cosa.
    L’ho fatto per amore e lo rifarei mille volte.
    L’ho fatto con la spensieratezza di una 28enne (oddio, stiamo parlando di 12 anni fa, ma quella spensieratezza chissà se l’avrei anche oggi) lasciando un lavoro molto buono, amici, famiglia (… qualcosa di positivo c’è sempre wawawa) e il mio mare.
    Ti auguro di trovarti benissimo.
    In fondo ciò che conta è vivere insieme e poi.. almeno non dovrai più sentire lontana quella voce al telefono!!!

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  2. In effetti, pare strano anche a me ma…pese in cui vai, usanza che trovi!
    Non resta che adeguarsi.
    E poi, una foto al mare fa molto famiglia italiana!

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